Faccioli & Gabrielli a Mozzecane

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Testo: Angela Lion

A volte è dal caso che nascono le esperienze, in questo frangente lavorative, più entusiasmanti. È capitato ad Hermes Gabrielli e Corrado Faccioli, compagni universitari, oggi colleghi e soci di studio. Risale al 2002 la proposta progettuale, insieme al folto gruppo di amici e colleghi del Gruppo Culturale WSM (WorkShopMozzecane) – Gabrielli è stato anche tra i fondatori nel 2002 dell’AGAV – per il riordino urbano del centro di Mozzecane e per la realizzazione di una nuova piazza: iniziativa che darà inizio concretamente a questa unione professionale portandola, l’anno seguente, alla collaborazione dei due, e poco più tardi all’insediamento nell’attuale sede.

 

 

Un ambiente moderno, fresco, disteso ma soprattutto giovane: questo è quanto si respira all’interno dell’open space che li accoglie, negli annessi di villa Vecelli Cavriani a Mozzecane. Un tempo porticato collegato all’imponente corpo di fabbrica, ora struttura chiusa da grandi vetrate, tale ambito è diventato, attraverso la mano degli stessi architetti, la loro ala protettrice. Questa realtà nasce dalla volontà di camminare con le proprie gambe, dopo svariati anni di praticantato presso ambiti di lavoro rinomati e collaborazioni con professionisti di notevole esperienza, grazie al sostegno di chi ha creduto in queste figure professionali emergenti. Un tempo esistevano i mecenati a sostegno di attività artistiche e culturali sotto forma di sostentamento economico e materiale. Anche al giorno d’oggi, seppur sporadici, troviamo dei committenti, investiti dell’onere di sostenitori, che credono nelle potenzialità e nelle capacità dei giovani architetti.

 

 

Lo spirito di coesione tra i due soci, supportato dalla collaborazione continuativa di Luca Iannucci, ingegnere strutturista e da altre figure professionali a loro connesse, è fondamentale per garantire quella cura minuziosa che riservano al progetto nelle diverse fasi compositive e realizzative. L’intervento viene analizzato dal suo nascere attraverso un pensiero che, nel suo evolversi, prende forma fino alla sua concretizzazione ultima del cantiere.

L’esperienza sul campo, le partecipazioni ai concorsi – spesso in collaborazione con Giuseppe Morando, collega veronese on the road tra Londra e Milano – e una grande determinazione nel settore edilizio, spaziando dal pubblico al privato, senza perdere mai di vista il filo conduttore della macchina progettuale, ha certificato questa voglia di fare architettura.

 

 

Definiti da alcune commissioni comunali ‘quelli dai progetti strani’ hanno cercato di essere sempre coerenti con il loro credo architettonico e con la convinzione che si possa fare della sana progettazione proponendo, anche in realtà minori e fortemente chiuse, stereotipi alternativi e nuovi segni edilizi. La peculiarità di questo modus operandi sta nella grande concretezza che si attribuisce alla progettazione architettonica. Gli schizzi preparatori sono lo strumento attraverso il quale la mano pensante del progettista concretizza, in modo tangibile, un’idea.

Tra gli esempi presentati in queste pagine, molti dei quali in itinere tra il pc dello studio e la baracca del cantiere, troviamo molti interventi sul costruito, tra ampliamenti e ristrutturazioni. A Castel d’Azzano, l’addizione a un fabbricato residenziale è caratterizzata da una ‘linea’ grafica che riproporziona lo spazio aperto attorno alla piscina. Una analoga chiarezza grafica, intesa come segno incontrovertibile nello spazio, si ritrova nell’altro intervento residenziale a Mozzecane, così come nel medesimo comune la trasformazione di un laboratorio artigianale in residenza, in cui la riqualificazione dell’edifico fatiscente è leggibile nei nuovi elementi distributivi e nella materialità stratificata dei fronti, tra profilati metallici e listelli lignei.

 

 

La ricerca progettuale di Faccioli Gabrielli è supportata dallo studio dei materiali e delle tecniche costruttive, esigenza non eludibile di fronte alle prestazioni sempre più elevate richieste agli edifici, di contro alle problematiche autorizzative, di gestione della committenza e dei budget, sempre più ardue. Ad ogni forma nuova si può dare voce, e ai numerosi manufatti esfoliati da un decorso storico inesorabile può essere restituita quella dignità architettonica che ne recupera la loro anima. L’edificio Domo Art di Castel d’Azzano bene rappresenta questo spirito: un volume spigoloso rivestito di pannelli modulari, in forte discontinuità rispetto al luogo, in cui tecnica e materiali si intersecano dando vita all’innovazione della forma architettonica nel paesaggio urbano.

 

Nel campo dei lavori pubblici, lo stesso studio si è fatto promotore di alcuni interventi, supportando l’amministrazione locale nella riqualificazione di alcune aree. È il caso del parco della Rocca di Nogarole, un intervento composto da elementi semplici ma progettualmente approfonditi, che pur utilizzando gli esigui mezzi economici a disposizione riscatta la banale ipotesi di partenza – l’inserimento di un box per i servizi igienici e poco più che una pulizia dell’area a verde – in una vera occasione di progetto.

 

 

Del loro operato e di quanto andranno ad operare, Hermes e Corrado scrivono di “occuparsi di differenti settori progettuali, sviluppando progetti a tutte le scale. Nell’ottica di soddisfare le esigenze della clientela, analizzare e coordinare la realizzazione di progetti che spaziano dal residenziale al planning urbanistico fino allo studio di soluzioni di dettaglio per l’arredamento”. A chi li osserva dal di fuori, colpisce la semplicità nel modo di porsi, che siano committenti piuttosto che colleghi o amministratori, bilanciata dalla grande precisione di valutazione, dall’attenzione alle novità e dalla continua ricerca nella sperimentazione di elementi tipologici e tecnologici. La capacità di ri-creare spazi collettivi o di ripensare gli spazi aperti, di dare vita a nuove residenze sulla base di un esistente ormai obsoleto, aggiungendo, togliendo, fondendo elementi e materiali con cognizione di causa, conferisce un valore aggiunto al loro prodotto finale: è il valore del fare architettura. •