Studio 1501 a Caldiero

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Testo: Cecilia Pierobon

Passione. È la parola che esprime al meglio il clima che permea le stanze dello Studio 1501: i gesti e le parole del titolare Giampaolo Maschi altro non fanno che trasmetterne il totale attaccamento e dedizione all’architettura, e alla cultura del proprio lavoro. A fondamento vi è una continua se non addirittura febbrile ricerca che viene quotidianamente condotta attraverso la lettura e, soprattutto, il disegno. “Per l’Architettura ci si deve un po’ annullare”, commenta Maschi, riprendendo le parole di Louis Kahn, “in modo tale che dalla matita possa fuoriuscire il pensiero”. E in effetti la presenza dominante all’interno della sala riunioni in cui ci troviamo è data proprio dalle numerose rappresentazioni a mano che scandiscono le pareti in un chiaroscuro di schizzi e viste prospettiche: si ha l’impressione di trovarsi in un altro tempo, al cospetto di quell’Architettura ormai quasi dimenticata e dai più rimpianta.

 

 

I Grandi Maestri, da Loos a Le Corbusier, fanno capolino tra le parole dell’architetto, talvolta come citazioni, più spesso come rimandi a un pensare architettura che sia anche filosofia, cultura e amore per la rappresentazione. Una tendenza decisamente aliena dalla quotidiana, e più che mai svilente, prassi odierna, in cui tra scartoffie amministrative, vincoli normativi e lungaggini burocratiche il tempo per riflettere sull’Architettura con la A maiuscola è decisamente limitato, se non del tutto assente.

 

 

Di questa contraddizione il lavoro dello studio sembra risentire. Da un lato la mole degli schizzi e dei taccuini, le lezioni in università, il ricordo del Maestro Aldo Rossi e le collaborazioni con Carlo Aymonino e Gino Malacarne. Dall’altro la pratica quotidiana, l’edilizia corrente, il passaggio al disegno “a macchina” che non ha saputo trovare una personale espressività. L’elenco dei lavori è fitto di occasioni incompiute, di progetti in stand by, di concorsi pieni di aspettative. Alcuni incarichi pubblici legati alla realtà territoriale dello studio, Caldiero – la piazza, il percorso pedonale – sono ancora sulla carta, mentre gli incarichi privati legati all’edilizia residenziale vivono le attuali contraddizioni del mercato.

 

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Mentre le occasioni di progetto non mancano, la concretizzazione delle idee attraverso il passaggio cruciale della costruzione rimane un traguardo che sembra spostarsi sempre un po’ più in là: del resto, quanti studi vivono oggi questa onerosa contraddizione? Ma ritorna Loos: “Si lavora per piccole cose, e anche le piccole cose devono dare senso all’architettura”. Tra ristrutturazioni, ampliamenti e nuove edificazioni, buona parte del lavoro è dedicata all’abitazione, in genere per contesti provinciali e pertanto legati alla bassa densità. Le case mono o bifamilari o i piccoli complessi abitativi ricercano temi ricorrenti: le piccole corti come spazi interclusi, i volumi estrusi e in aggetto, la contrapposizione tra superfici massive e zoccolature lapidee. Temi e figure certo ricorrenti, attorno alle quali lo studio ricerca una personale declinazione.

 

 

Dai numerosi disegni traspare una maggiore predilezione per il progetto che per l’aspetto realizzativo. Ci si augura che il nume tutelare dello studio (la dedica implicita è a Louis Kahn, che aveva il suo al civico 1501) non manchi di proteggere il passaggio dall’idea al costruito, in modo particolare per quei progetti che sono legati alla qualità urbana dei luoghi in cui si inseriscono. A questo proposito basti citare la Riqualificazione di Piazza Vittorio Veneto a Caldiero, opera selezionata dal Premio Piccinato 2008 e che prevede la trasformazione dell’attuale parcheggio in una piazza-giardino: la volontà è quella di offrire alla collettività la capacità di riconoscere il potenziale scenico di luoghi spesso trascurati se non addirittura abbandonati a se stessi, e di restituirne la fruizione ad una dimensione d’uso che preveda anche l’aspetto contemplativo, oltre che meramente funzionale. Un progetto decisamente ambizioso, poiché educare allo spazio collettivo va ben oltre la semplice trasformazione dei luoghi.