Dai sogni alla memoria: Malacarne e Nosetta

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Due ritrovi per il bere e il mangiare sono il frutto di una gustosa ricetta che ha unito committenti, artigiani e tecnici


Testo: Francesca Castagnini
Foto: Lorenzo Linthout

Questa puntata delle diversearchitetture mette assieme due luoghi che, pur essendo per l’appunto diversi, sono accomunati dall’essere parte del medesimo racconto, con un primo capitolo e con un sequel che dà continuità e sviluppo a personaggi e interpreti del fortunato esordio.

Nel 1999 apre il circolo Arci Malacarne: un luogo immaginato da Lorenzo durante due anni passati in una fattoria nella campagna senese a capire che cosa fare del proprio futuro. Un centro culturale, uno spazio per le mostre, una sala per piccoli concerti e presentazioni di libri e un bar, l’unico sostegno economico di tutte queste ambiziose attività. Lo spazio dove far prendere vita a tutto questo viene cercato meticolosamente e infine trovato in un articolato piano terra di via San Vitale in Veronetta, territorio di incontro tra universitari stranieri e sognatori, che in questo nuovo locale si possono ritrovare. In questa avventura è accompagnato da molti amici, tra i quali l’architetto Federica Guerra che seguirà le pratiche burocratiche necessarie all’apertura, ma si rimboccherà anche le maniche nel dare concretamente una mano nella realizzazione dei lavori.

Piastrelle bianche lucide e mosaico alle pareti – come in un grande bagno, pavimento tra marmette, gres economico e veneziana si snodano in un dedalo di stanze che presto si riempiono di mobili recuperati nei mercatini, poster, strani oggetti, libri e riviste. Uno spazio creato come un condensato di vita immaginativa: Lorenzo svuota se stesso in queste stanze, i libri che ha letto, i film che ha visto, la musica che ha ascoltato, i sogni e gli incubi che ha fatto, dando a questi spazi una personale e particolarissima identità da condividere con gli altri.

Al Malacarne ci si sente a casa. “Ho dato un’identità al Malacarne e il Malacarne ha dato un’identità a me”, dice Lorenzo. Dopo circa tredici anni arriva l’idea di aprire un nuovo locale, l’Osteria Nosetta. La ricerca del luogo anche questa volta assume un ruolo fondamentale: appena fuori le mura cittadine, in Borgo Venezia, l’attenzione si ferma su un edificio d’angolo, dei primi del ‘900, con tutte le caratteristiche originarie intatte. Questa volta gli attori principali del progetto sono Lorenzo, l’amica architetto Federica e Roberto, il suocero di Lorenzo, artigiano-artista per passione. Gran parte degli arredi del locale sono stati costruiti con materiale trovato all’interno dell’edificio: con i vecchi infissi in legno sono state realizzate le mensole e il top del bancone, il cui rivestimento frontale è la vecchia serranda, secondo l’originale idea arrivata dall’imbianchino (e un po’ filosofo…) tra una pennellata e l’altra.

Lorenzo osserva e immagina, Federica dà ordine alle idee e partendo dal materiale disponibile realizza i disegni esecutivi con la misura e la delicatezza di un regista che non vuole comparire. La costruzione degli arredi avviene grazie al paziente lavoro di Roberto, in una logica di cantiere lontana dalle regole committente-progettista-artigiano che regala un risultato dal sapore unico e irripetibile, come l’idea che il locale sia sempre esistito. Grande impatto ha l’esposizione di vini a tutta parete creata in modo originale attraverso la saldatura di cerchi in ferro. Un dettaglio: la pinza per afferrare le bottiglie è stata progettata e brevettata da Silvio, marito dell’architetto, confermando la logica corale di un progetto che riesce a cogliere e valorizzare tutto quello che di buono gli orbita attorno.

“Nosetta” è il soprannome da partigiano del padre di Lorenzo, a cui il locale vuole rendere omaggio anche attraverso diversi libri sulla Resistenza che compaiono qua e là nel locale, un segno tangibile dell’impegno culturale e politico che, seppure non più in primo piano, non è scomparso dai tempi del Malacarne. Lorenzo racconta che spesso i clienti si sorprendono per quanto il locale sembri poco veronese, “dicono londinese, berlinese, parigino…”, ma lui sostiene che a Berlino non c’è nemmeno mai stato, e che le ispirazioni sono più vicine di quanto possa sembrare. La coerenza tra tutti gli elementi e la capacità di osservazione del pre-esistente diventano la base sulla quale far crescere una nuova storia forte di radici profonde e sono la chiave del successo di questi due locali: progetti che nascono da un mix irripetibile di equilibri tra committenti, artigiani, tecnici e amici, la cui visione si è allineata dando risultati sorprendenti e inaspettati, ma soprattutto difficilmente ripetibili.

Nome
CIRCOLO MALACARNE
OSTERIA NOSETTA


Luogo
VERONA


Attività
BERE&MANGIARE


 

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