Le frecce di Sebastiano

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Il lavoro creativo sui margini del rapporto tra arte e architettura, nell’esperienza di Studiocontemporaneo e del suo artefice

 


Testo: Dalila Mantovani

Sebastiano Zanetti ci accoglie nel suo Studiocontemporaneo, attualmente in fase di trasloco, dove convivono molte sue opere – alcune già inscatolate – e un angolo di salotto dove ci fa accomodare; da ogni oggetto, arredo, libro, frammento o materiale recuperato, traspare la passione per il suo mestiere, la stessa con la quale ci racconta la sua esperienza.

Cresciuto a “pane e architettura”, grazie all’interesse del padre per questa disciplina (che però non ha mai professato), durante tutta l’infanzia e adolescenza entra in confidenza con le immagini dei grandi maestri dell’architettura. Comincia la sua formazione artistica alle scuole superiori, confrontandosi con tutti gli stili e le forme d’espressione possibili; scopre e rimane particolarmente affascinato dall’arte dei writers, che uscendo dal foglio da disegno spaziano sui muri o sulle grandi superfici urbane.

 

 

La voglia di confrontarsi con altri artisti si fa sentire in maniera preponderante e, nonostante sembrasse predestinato alla facoltà di architettura, decide di proseguire la sua ricerca all’Accademia di Belle Arti di Verona. Ben presto dimostra il suo talento, vincendo prestigiose borse di studio ed esponendo in diversi eventi e gallerie, sia in Italia che all’estero.

Appagato in età giovanile da tali riconoscimenti, Sebastiano sente però che la sua ricerca si dovrebbe focalizzare su obiettivi ancora più impegnativi: uscire dalle due dimensioni di un foglio o di un muro per sperimentare la sua capacità creativa nello spazio. La grande opportunità arriva quando RFI – Ferrovie dello Stato gli chiede di riqualificare il sottopassaggio della stazione di Dossobuono, in provincia di Verona, opera che dà il via a una serie di interventi analoghi già presentati sulle pagine di questa rivista (cfr. Architettiverona 86, pp. 92-93, e 89, pp. 34-37).

 

 

Dopo essersi fatto conoscere anche come customizer di spazi anonimi o dismessi, continua il suo lavoro nelle tre dimensioni, sempre più richiesto per la sua capacità di ridare un nuovo carattere ai diversi luoghi: come è accaduto per gli uffici della FIS a Oppeano, oppure per il vano scale principale della Points of view a Milano. Grazie alla sua formazione di artista, Zanetti rinnega il white cube, che rende freddi o impersonali molti spazi, e tratta l’architettura come fosse un elemento decorativo: la esalta o la stravolge, come se si prendesse gioco di essa, marcando i suoi gesti con colori molto accesi e decisi che appartengono allo stile dei murales, di cui è figlio. Logica che applica anche quando interviene in un contesto tutt’altro che degragato, come avvenuto per la linea di tappeti realizzata per il ModFive Living Hotel di Sandrà.

 

 

Sebastiano sa contraddistinguersi sostanzialmente per la sua “anima di artista”, dotata di grande sincerità e lealtà, dalla quale si lascia guidare per il compimento di ogni sua realizzazione. Non si pone mai come soggetto principale, ma ricerca, sperimenta, indaga, collabora con altri colleghi e professionisti, fino a trovare la risposta più rispettosa per ogni specifico progetto e per le persone che ne usufruiranno. Nel suo metodo di approccio, quello che conta non è tanto il risultato – che può essere un successo o anche un fallimento – quanto il processo che lo ha generato. L’ultima sua ideazione, “Idottini”, è un prodotto in continua evoluzione e condivisione: partendo dalla forma semplice di una coppia di portacandele, rigorosamente lavorata a mano, Zanetti vuole proporre a diversi artisti o disegnatori delle varianti sul tema in termini di materiale, colore o qualunque altra personalizzazione, così che ogni tiratura sia nuova, unica e mutevole.

 

 

La stessa natura non celebrativa, ma di apertura e ricerca, si trova anche nelle sue opere di design e nelle sue installazioni. Questa metodologia ha dato vita all’opera “Compro odio (oro)”, presso la mostra Lavoro Work Vore a Buttrio (UD), che vuole essere una ironia – e verità – su una attività commerciale piuttosto florida in questo periodo; e alla lampada da terra “Augh”, che sceglie la pianta quadrata e la geometria rettangolare rastremata in cima, per seguire le forme spigolose dell’angolo che è il luogo dove alloggiano le piantane, così da evitare gli spazi vuoti.

Studiocontemporaneo ha ottenuto oggi una sufficente notorietà, nonostante si scontri quotidianamente con i pregiudizi nei confronti del lavoro creativo. Sebastiano è una figura di artista molto eclettica che ama lavorare al confine tra arte e architettura – e in quanto tale rientra nel novero dei diversiarchitetti – in un clima di costante ricerca e mutevolezza, ma che pone sempre al primo posto l’uomo, ossia colui per il quale arte, design e architettura hanno ragione di esistere, al di là di recinti, definizioni e campi d’azione specialistici. •

 

 

Nome
SEBASTIANO ZANETTI


 

Luogo
VERONA


 

Attività
ARTE, DESIGN, GRAFICA, ETC.


 

Contatto
WWW.STUDIOCONTEMPORANEO.IT