Quando la finzione diventa realtà

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Un architetto di interni si trasforma in un professionista della finzione senza perdere di vista la sua natura di progettista


Testo: Dalila Mantovani
Foto: Lorenzo Linthout

Per raggiungere Piet Paeshuyse ci avventuriamo in una stradina bianca in mezzo ai vigneti sulle colline di Negrar. Tra i rumori lontanissimi del traffico e il profumo dell’uva, incontriamo un gruppetto di case e lui che ci accoglie sull’uscio della casa-laboratorio. In punta di piedi e senza preamboli ci racconta poco a poco il suo lavoro, da cui cogliamo la sua capacità e vasta esperienza. Piet è un professionista della finzione: non è un regista e nemmeno un attore, ma progetta e costruisce diorami, plastici, allestimenti museali, ricostruzioni di reperti, scenografie, modelli per pubblicità, insomma realizza qualunque cosa che debba dare l’illusione di essere vera. La storia di Piet inizia in Belgio, dove nasce e dove svolge i suoi studi di architettura d’interni. Si trasferisce poi in Italia e lavora come architetto per circa sei anni, fino a quando, insieme a un gruppo di colleghi, ha la prima opportunità di costruire uno “spazio–finzione”: è la riproduzione di 1.500 mq di roccia per una piscina che propone una ambientazione tropicale. Studiano insieme una tecnica su misura che possa essere da loro stessi messa in atto, con intonaco scolpito sorretto da barre in ferro piegate e saldate.

A partire da quell’esperienza, i lavori non mancano. Vengono chiamati in Sardegna, dove lavorano al Museo Archeologico di Olbia realizzando dei plastici che ipotizzano l’impianto della città all’epoca romana, altre ricostruzioni di navi da carico in legno e la statua di Ercole, ricostruita per intero a partire dai pezzi originali ritrovati durante gli scavi. Successivamente, presso il Museo della Città di Alghero, intervengono per ricostruire le ambientazioni che devono ospitare i reperti storici venuti alla luce dai fondali marini, e riproporre allo stesso tempo i luoghi della vita dell’epoca. Lavorano poi al Museo Archeologico di Olbia  La ricerca nella ricostruzione di oggetti antichi è costantemente affiancata da storici e archeologi, ed è finalizzata a riprodurre, con tecniche e materiali contemporanei, dei pezzi che siano il più possibile simili a quelli dell’epoca, per lasciare al visitatore l’illusione di una storicità autentica.

Si spostano in Alto Adige per realizzare l’allestimento e i diorami del Touriseum di Merano – museo dedicato al viaggio – dove costruiscono dozzine di riproduzioni di valigie in vetroresina per ricreare sfondi e segnaletiche, oltre che a riproduzioni di rocce, personaggi, edifici e installazioni interattive.

Staccatosi dall’iniziale gruppo di lavoro, Piet si immerge nella sperimentazione di  materiali plastici come il silicone, la vetroresina e il poliuretano, che resteranno poi tra i suoi prediletti. L’occasione per cimentarsi in queste nuove tecniche arriva dal mondo pubblicitario, con la proposta di riprodurre oggetti per realizzare video o servizi fotografici. Ci mostra divertenti modelli di frutta e verdura in schiuma poliuretanica con fil di ferro, un robot mobile in poliuretano che somiglia a un orologio, allestimenti di stanze con oggetti e persone monocromatiche e altri ancora. Il mondo pubblicitario non ha infatti limiti di fantasia, ma questa è anche per Piet una opportunità di lavorare con grandi nomi e marchi, dal fotografo Marco Ambrosi a Happycentro a Swatch e Coca Cola.

In questa veloce panoramica si comprendono l’eclettismo e la versatilità di questo diversoarchitetto che, nonostante abbia costruito la propria carriera sul mondo della finzione, non ha perso la sua natura di progettista. Come egli afferma, la sua formazione da architetto è stata ed è fondamentale per l’approccio a ogni lavoro, che richiede in continuazione rinnovamento e sperimentazione in diversi campi, ricorrendo a caratteristiche che sono più consone a un progettista che non a un artigiano. Il suo lavoro è costantemente una ricerca per arrivare al prodotto finale che si realizza attraverso un processo composto da molti tentativi, affiancato da una grande abilità ed esperienza.

Piet è capace di trasformare in “realtà” qualunque tipo di oggetto, sapendo scegliere quale materiale è in grado di riprodurlo al meglio ed è adattabile alle fasi di realizzazione. L’attenzione per ogni dettaglio è maniacale e, dai molti bozzetti che ci presenta, si intuisce una ricerca minuziosa sulle tecniche di accoppiamento dei materiali e sui metodi di lavorazione, possibili attraverso le abilità manuali o macchinari molto tecnologici.

La sua professionalità è oggi ancora più apprezzata dal mercato per la qualità che offre nei suoi lavori, soprattutto nel campo della pubblicità e dei diorami. Alla domanda se il mondo digitale non abbia sorpassato il suo lavoro manuale con costi molto inferiori, risponde che questo non è ancora in grado di dare la totale verosimiglianza alla realtà, e che alcuni committenti lo richiedono quando la definizione e la precisione richiesta deve essere di altissimo livello.

Da tempo Piet collabora con gli architetti-designer del Gruppe Gut di Bolzano, esperti in progettazione museale, occupandosi degli allestimenti e delle ricostruzioni all’interno dei loro progetti. Alcuni esempi sono l’allestimento del Museo del Latte di Capriz in Val Pusteria, dove ha proposto gocce di latte macroscopiche in lattice e cartoni del latte in ferro e resina trasparente; la ricostruzione in metallo di una galea veneziana per il Museo di Malcesine (cfr. AV 94, 2013, pp. 124-125); e la realizzazione di campane giganti in vetroresina presso il Museo Andreas Hofer in Val Passiria.

L’ultimo progetto realizzato si deve all’aggiudicazione di un bando nazionale per il Museo di Sabaudia, che richiedeva un diorama degli ambienti umidi tipici del Parco con punti di osservazione degli uccelli e un lago centrale realizzato in resina; senza dimenticarci poi del recentissimo lavoro che l’ha visto coinvolto dalla nostra rivista per la realizzazione dell’oggetto simbolico consegnato ai vincitori del Premio Architettiverona 2015, la materializzazione in cemento del logotipo (sulla consegna del Premio si veda l’articolo alle pagine 50-53). Potremmo raccontare ancora per pagine i lavori e le invenzioni di Piet, tanto è curioso il suo portfolio. All’interno di questa rubrica Piet Paeshuyse è senza dubbio il personaggio più poliedrico e variopinto che abbiamo incontrato, capace di travestirsi ogni giorno da falegname, archeologo, fabbro o scultore con una professionalità ed esperienza che lasciano di stucco: l’esempio più eclatante di come la formazione di architetto sia multiforme per propria natura, e lasci spazio a ciascuno di poterla manifestare nell’accezione più consona.

 

Nome
PIET PAESHUYSE


Luogo
NEGRAR (VR)


Attività
ALLESTIMENTI, DIORAMI, RIPRODUZIONI, SCENOGRAFIE


 

Contatti
www.finzioni.net


 

 

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