Recupero all’Avanguardia

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Una Diversarchitettura in cui persone e luoghi si incontrano alla scoperta di una associazione culturale e delle sue realizzazioni

 


Testo: Luisella Zeri
Foto: Lorenzo Linthout

La scoperta del progetto e degli spazi dell’Associazione Culturale Avanguardia è un viaggio nell’evoluzione di un idea che si è fatta impresa. Tutto ha inizio nel piazzale prospiciente il capannone-laboratorio di Strada della Genovesa, dove ad accoglierci e ad articolare il complesso skyline della zona industriale sono enormi cataste di pallet per lo stoccaggio e il trasporto di materiali.
La storia di questa Diversarchitettura comincia nel 2011, quando la gestione della cooperativa sociale “Il maggiociondolo” viene affidata a Giuseppe Padovani, eclettico architetto veronese, formatosi nel settore edilizio e del visual merchandising. Lo scopo della cooperativa, attiva fin dagli anni novanta sul territorio cittadino, è quello di riabilitare al lavoro persone provenienti da situazioni critiche e di disagio, attraverso un percorso occupazionale impegnativo, teso all’acquisizione di nuove competenze. Il progetto viene portato avanti acquistando, da ditte fidelizzate negli anni, pallet di seconda mano da rivendere alle stesse dopo un meticoloso lavoro di rigenerazione. La filiera di recupero è molto rigida, al fine di assicurare un prodotto perfettamente in linea con i protocolli, le certificazioni e le normative di legge.

 

 

Nel 2012 Padovani decide di rispolverare il proprio spirito creativo e le competenze di architetto, volgendo in maniera produttiva la parte di rifiuto ottenuta dalla rigenerazione dei bancali. Molto spesso, infatti, per rispettare regolamenti e normative, è necessario scartare la porzione di materiale più deteriorata. La cooperativa comincia quindi a produrre oggetti con il ricavo derivante dallo smontaggio dei bancali, creando un circolo virtuoso di produzione, finalizzato a riequilibrare l’impatto dell’acquisto della materia prima dall’esterno, abbassando di conseguenza il prezzo di vendita del prodotto rigenerato. Nasce così, dalle radici della cooperativa e dallo scarto delle lavorazioni, l’associazione culturale “Avanguardia”.

 

 

Il primo progetto che ha preso vita fra le mani di Padovani e dei suoi ragazzi è Tally, un tavolo eco-sociale, pieghevole, realizzato con listelli di bancale piallati e spessorati, perfettamente impilabile e trasportabile. L’operazione viene presto estesa ad altri oggetti che possiedono, sottese, due caratteristiche principali: la fine ormai certa e il materiale ligneo. Fra le mura di Avanguardia tutto può essere riportato a nuova vita e a nuova funzione: le briccole della laguna di Venezia diventano Dodo, una lampada dalla forma d’albero, il legno di barrique si tramuta in un tavolo dalle forme sinuose e il nome eloquente, Ellibotte.
Per Avanguardia la parola d’ordine è recupero, dove il termine assume diverse sfaccettature. Recupero della persona: il disagio del carcerato viene volto, attraverso i lavori socialmente utili, in competenze che creano impresa, permettendo così all’associazione di auto sostentarsi e ai soggetti coinvolti di avviare nuove forme imprenditoriali. Recupero è cultura ecologica del materiale ormai apparentemente inservibile, è riappropriarsi delle competenze artigiane e delle conoscenze del disegno. Recupero è pensare a un nuovo modo per dare forma a funzioni e necessità. L’associazione prende a prestito il proprio nome dalle avanguardie artistiche di inizio novecento, proprio perché lo scopo di tutta l’operazione è quello di dare una spinta innovativa al nostro tempo. Il manifesto di Avanguardia è impresso su un anta dell’Armaciclo, oggetto costruito mettendo insieme bancali e pezzi di bicicletta: “Smontiamo il prodotto e torniamo alla materia con cui è stato fatto togliendogli così la funzione per cui è stato creato. Rigeneriamo quella materia in poesia facendola diventare qualcosa che non ha una sola funzione perché ne può avere mille, milioni ancora come infinita è la nostra immaginazione. Tutto torna al nostro cuore.”

 

 

Avanguardia non è più solo laboratorio ma anche centro di aggregazione culturale, tanto da essere associato alla rete dei circoli oratoriali Anspi. La parte comunicativa è curata da Francesca Padovani, figlia di Giuseppe, che nel ruolo di presidente dell’associazione si occupa degli aspetti storico-artistici ed educativi dei progetti. In questa escalation di iniziative sono nati nuovi spazi che si affiancano al capannone-laboratorio. La sede dell’associazione si propone come un piacevole luogo di ritrovo, in cui ciò che circonda il visitatore è l’immagine di Avanguardia, perché da essa completamente progettata e costruita. Qui è possibile incontrarsi, formarsi, organizzare eventi, in un ciclo di relazioni che diventa alimento per l’associazione stessa. La maggior parte dei contatti commerciali, infatti, si sviluppa in questo contesto, attraverso la frequentazione da parte di soggetti terzi delle attività proposte.

 

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Alcuni locali hanno affidato all’associazione la cura della propria immagine. È il caso di un bar ad Affi, e della nuova gestione del Campo pratica Easy Golf in via Sogare a Verona. Per il progetto del Ritmo Divino a Bardolino si è fatto un ulteriore passo avanti: lo spazio, oltre ad essere integralmente pensato e realizzato da Avanguardia diventa vetrina espositiva per gli oggetti stessi, grazie alla sua posizione strategica con due grandi vetrine e un flusso molto intenso di avventori. Qui hanno trovato sistemazione alcune creazioni fornite in comodato d’uso al bar, consentendo un doppio ritorno: per il locale, che ha contenuto i costi per le spese fisse di arredo, e per Avanguardia che ha trovato in questa soluzione un ulteriore mezzo per autopromuoversi.
La collaborazione con l’azienda vincola Serene di Affi è stata focalizzata sul packaging, con una linea di involucri e cassette per vini a fermentazione naturale per i quali è necessaria la conservazione “a testa in giù”, posizione che assicura una corretta espulsione dei depositi all’apertura. Nasce così Sboccadoro, una cassetta dotata di sostegni utili a mantenere una corretta posizione delle bottiglie. Con la medesima cantina viene portata avanti un’iniziativa finalizzata a promuovere il recupero della batteria di scarpa nel Parco delle Mura a San Zeno in Monte, a Verona: Avanguardia ha progettato una confezione ispirata all’architettura militare scaligera, e parte del ricavato delle vendite verrà devoluto al recupero dell’opera.

 

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Avanguardia è un faro illuminante fra i capannoni della Zai, che sono ogni giorno in equilibrio precario sulla sottile lama di rasoio della crisi economica. In questo senso, Avanguardia merita una visita da parte di architetti, imprenditori e addetti ai lavori: la positività che se ne ricava è energia assicurata per tornare alle proprie attività con un ottimismo nuovo.

 

Nome
AVANGUARDIA


 

Luogo
VERONA, STRADA DELLA GENOVESA 104


 

Attività
ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE


 

Contatto
WWW.AVANGUARDIAVERONA.IT