A Ragion veduta: la riapertura della GAM Achille Forti

26-Allestimento-Foto-Lorenzo-Ceretta

Il nuovo allestimento delle collezioni civiche di arte moderna è l’occasione per aggiornare e mettere a punto gli spazi del Palazzo della Ragione

 

 


Testo: Alberto Vignolo
Foto: Lorenzo Ceretta

La riapertura, nello scorso mese di aprile, della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti al Palazzo della Ragione rappresenta un decisivo punto di svolta per due vicende, che i lettori di «AV» hanno già avuto modo di ripercorrere sulle pagine della rivista. Ricordiamo infatti l’intero numero 76, primo della nuova serie “quadrata”, dedicato al progetto per il Centro polifunzionale al Palazzo della Ragione, per come era stato pensato da Tobia Scarpa e per come all’epoca, nel 2006, si presentava ancora nel pieno del cantiere. Ma l’idea di utilizzare quegli spazi per mostre temporanee, una volta terminati i lavori – forse un po’ frettolosamente, per inopinate ragioni elettorali, e con un livello di finitura lontano da quello che si poteva presupporre dal progetto – non ha preso corpo, tant’è che dal 2007 a oggi il palazzo è stato utilizzato in maniera saltuaria, e spesso anche incongrua.
Nel frattempo Palazzo Forti chiudeva i battenti (cfr. «AV» 94, pp. 62-67), fino a quando i destini interrotti delle due realtà si sono incontrati con la decisione di riaprire la GAM in questa nuova sede.

 

Questa scelta ha rappresentato l’occasione per una messa a punto degli spazi del Palazzo della Ragione, nel pieno rispetto del progetto tobiascarpiano, e il cantiere che si è appena chiuso ne è l’esito. A guidare l’operazione dal punto di vista museologico è stato chiamato, nelle vesti di direttore artistico, Luca Massimo Barbero (curatore alla Peggy Guggenheim Collection e direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Cini di Venezia), mentre gli interventi architettonici sono stati condotti dagli Uffici Tecnici comunali sotto la guida di Costanzo Tovo.
Tra gli interventi realizzati, il mutamento più evidente riguarda l’ingresso, che ora passa attraverso l’incedere monumentale dalla Scala della Ragione. Se questa scelta presuppone una separazione dei flussi per chi abbia difficoltà motorie – per i quali rimane l’accesso da via delle Coste – l’effetto scenografico è indubbio, così come la sottolineatura della relazione tra il Palazzo e la Torre dei Lamberti, e dei relativi percorsi di visita. Lo sbarco dalla Scala della Ragione entro la grande Sala delle Colonne ha comportato la realizzazione di un by-pass vetrato, che conduce i visitatori negli ampi spazi di accoglienza attorno al fusto della torre, da dove in seguito prende avvio la visita.

 

 

Il percorso messo a punto da Barbero attraversa le quattro grandi sale che compongono il piano nobile del Palazzo – “Sala delle Colonne”, “Sala quadrata”, “Sala Picta o della Giustizia” e “Sala d’Oriente” – con 150 opere, tra dipinti e sculture, che nell’insieme raccontano la storia delle collezioni veronesi e del loro rapporto con la città. Oltre a una selezione delle collezioni civiche di arte moderna, sono infatti presenti alcuni nuclei di opere coeve appartenenti alle collezioni delle Fondazioni Cariverona e Domus. La narrazione, coerentemente con l’idea originaria della donazione Forti, si distribuisce cronologicamente dal 1840 al 1940.
Poste nel pieno cuore della città, le opere selezionate costruiscono un racconto molto efficace delle arti a Verona nell’epoca selezionata. I rimandi anche visivi tra le opere e il luogo sono continui, e un allestimento di grande respiro consente di goderne a pieno. Sono stati efficacemente utilizzati i grandi pannelli progettati da Tobia Scarpa, secondo le loro potenzialità di collocazione sia in verticale che in orizzontale. Per consentire una maggiore flessibilità d’uso, sono state inoltre regolarizzate le pannellature a parete, mentre semplici carter in lamiera microforata fanno giustizia degli stridenti fancoil.

 

 

È stato però completamente ripensato il sistema di illuminazione, emendando i pannelli dalle ingombranti “antenne” metalliche reggi-lampade pensate in origine. I corpi illuminanti sono ora collocati su binari a soffitto, e oltre a focalizzare l’attenzione sulle opere permettono di apprezzare il respiro monumentale degli spazi, riscattati dalla penombra.
Il controllo della luce naturale con tende semitrasparenti consente ai visitatori di orientarsi, cogliendo velati scorci sull’esterno. Nella Sala della Giustizia, le cui finestre non ricevono un irraggiamento diretto, le tende sono sollevate e assistiamo al “miracolo” davvero raro di poter godere dei dipinti e contestualmente di uno sguardo sul cortile, in spettacolare consonanza tra le vibrazioni cromatiche dei dipinti ottocenteschi e le sensibilità pittoriche degli artisti di quell’epoca.

 

 

Il percorso espositivo ad anello – attraverso il quale è accessibile anche la Cappella dei Notai, prezioso scrigno dell’arte veronese con un ciclo decorativo realizzato tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento – si richiude tornando verso la torre dei Lamberti. L’ultima grande sala è ancora vuota, in attesa di una adeguata sistemazione che le molte potenzialità di usi e di collegamenti consentiranno di realizzare.
Anche altri spazi del palazzo sono ancora in fase di assestamento; va però sottolineato come nel sottotetto sia stato attrezzato un funzionale deposito-quadreria, presupposto fondamentale di un vero museo, come la GAM di fatto è.
Già oggi però, con l’apertura del percorso espositivo, il Palazzo della Ragione, rimasto a lungo celibe di una destinazione, ha congiunto il suo destino con la Galleria, vedova dei suoi spazi: e queste “nozze in seconda” appaiono foriere di anni felici.