Com’era verde la mia Valverde

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A più di un decennio dall’impianto, un nuovo bosco alle porte della città è un esempio di progetto paesaggistico e di riqualificazione ambientale

 


Testo: Maria Giulia da Sacco

Villa La Valverde si trova sul confine tra Borgo Venezia e il tratto di campagna che separava Verona dal Comune di Montorio. Il complesso della villa e degli annessi rustici che un tempo si trovava in piena campagna, al centro di un ampio fondo agricolo, venne interessato in più riprese dalla crescita della città. In particolare negli ultimi decenni l’espansione urbanistica è penetrata con lingue di cemento nei terreni agricoli e i brani di campagna rimasti hanno spesso assunto un carattere di provvisorietà, come fossero in attesa di un nuovo destino che li trasformasse in aree edificabili.
Verona cominciò a espandersi oltre le mura di Porta Vescovo alla fine del XIX secolo, ma fu la costruzione d’insediamenti importanti come Borgo Venezia e Borgo Santa Croce, la Caserma Duca alla fine del secondo conflitto mondiale, e il nuovo e moderno stabilimento Mondadori negli anni ’50, che accorciò le distanze tra città e campagna. Dagli anni ’60 in poi la città si è estesa fino a giungere a ridosso della villa, occupando gran parte di quello che prima era il fondo agricolo.

 

Villa La Valverde è una tipica espressione del paesaggio agricolo veneto, con un insieme di edifici organizzati in un sistema a corte e strettamente legati alla produzione agraria. Introdurre il profondo legame che esisteva tra le ville e il fondo agricolo circostante serve a evidenziare quanto sia importante oggi tutelare il contesto agricolo-paesaggistico di questi beni culturali di cui non basta salvaguardarne l’architettura, ma è indispensabile estendere la tutela anche al paesaggio circostante in quanto parte di un unico complesso.
La villa è un tipo di edificio che caratterizza la maggior parte del territorio veneto. Alla fine del Medioevo, quando le campagne diventano più sicure e inizia il grande investimento della Serenissima nell’economia agricola, nasce la “civiltà delle ville”. La struttura delle prime ville quattrocentesche era quella di un palazzo di città a due piani, strutture spesso quasi fortificate alle quali si aggiungevano le strutture necessarie al lavoro e alla vita nei campi: l’aia dove far asciugare e battere il raccolto, la torre colombaia, i portici detti barchesse, i granai e le cantine, le abitazioni per i fattori. Già nel Veneto rurale del ‘500 la villa era una struttura produttiva complessa attorno alla quale si organizza la vita delle campagne e dei loro abitanti.

 

La Valverde, il cui nucleo originale risale alla fine del ‘400, viene costruita all’inizio di questo percorso di sviluppo agricolo e gli edifici sono rappresentativi ancora di un carattere difensivo, dedicato al lavoro e alla produzione, e molto poco agli agi della villeggiatura delle dimore di campagna dei secoli successivi.
La forte connotazione paesaggistica che ha oggi il luogo viene dalla creazione, su una parte del fondo, di un bosco planiziale, realizzato in base alla normativa europea sui rimboschimenti di pianura e finanziato da una misura agricola del PSR Veneto (Programma di Sviluppo Rurale, lo strumento di attuazione del Fondo Europeo Agricolo di Sviluppo Rurale). Il PSR e’ redatto da ogni Regione e alloca le risorse finanziarie in base alla priorità di sviluppo del territorio.

 

Una decina d’anni fa, il paesaggio attorno alla corte era molto deturpato dalla recente espansione edilizia e la scoperta di finanziamenti riservati alla realizzazione di aree boschive fu la chiave che spinse a fare un progetto di rimboschimento che interessasse gran parte dei campi rimasti. Il bosco sarebbe stato un modo diverso di coltivare il terreno, stanco dopo tanti anni di produzione cerealicola, e soprattutto un’opera di riqualificazione ambientale e paesaggistica di tutta l’area. Il progetto voleva tutelare la villa da una nuova espansione urbana in modo fisico e visivo e contemporaneamente rigenerare il terreno che in futuro potrà essere utilizzato per colture biologiche.

 

Sono state utilizzate le misure del PSR Veneto per l’arboricoltura da legno e il bosco naturaliforme. Alla prima sono stati destinati poco più di quattro ettari di piante da legno ad alto fusto: noci, tigli, frassini, ciliegi e querce; due ettari invece sono stati destinati bosco naturale con un impianto che comprendeva numerose specie autoctone: Fraxinus excelsior, Quercus cerris, Tilia cordata, Carpinus betulus, Quercus robur circondato da una cornice di Rosa canina, Crataegus momogyna (biancospino), Euonymys europae, Cornus. Oggi complessivamente è un bosco di cinque ettari alle porte di Verona, entrato di diritto nel circuito delle Fattorie Didattiche regionali, particolarmente amato dalle scuole primarie ma anche dagli adulti che possono sperimentare il contatto con la natura e conoscerne i segreti.
Dal punto di vista paesaggistico il progetto ha il pregio di aver creato un polmone verde e una barriera visiva importante, riqualificando il paesaggio circostante e creando nuova vitalità in un’area che era rimasta incerta tra una destinazione agricola o partecipazione all’espansione della città.

 


PROGETTO PAESAGGISTICO
arch. Maria Giulia Da Sacco

PROGETTO FORESTALE
dott. Giuseppe Lugoboni

CRONOLOGIA
Presentazione domanda Misura 8 del PSR (Imboschimento di terreni agricoli): 2001
Messa a dimora delle piante: febbraio 2002

DATI QUANTITATIVI
Superficie rimboschita:
1,60 ha a bosco naturaliforme
4,08 ha a bosco da legno
Alberi messi a dimora: 5.200

FINANZIAMENTO
50 milioni di lire circa (9000 lire/ha) per progettazione e DL. acquisto piante, messa a dimora e pacciamatura.
Era inoltre previsto un premio di manutenzione per i primi 5 anni e un premio per mancato reddito per i primi 20 anni.