Il cantiere al Teatro Romano

teatro-romano-cantiere-06

Uno dei più complessi e delicati lavori pubblici nel cuore monumentale della città inizia a mostrare gli spazi del rinnovato Museo Archeologico, che verrà aperto nei prossimi mesi

 

 


Testo: Lorenzo Marconato
Foto: Costanzo Tovo e studio Camera 24

 

Piace chiamarlo così, anziché con la corretta definizione di “Museo archeologico al Teatro Romano”, perché di fatto avvolge benevolo il catino dell’antico teatro, con il quale è in strettissimo rapporto.
Si tratta probabilmente del più complesso e delicato lavoro pubblico posto in essere dall’Amministrazione e dall’Ufficio Tecnico LL.PP. del Comune di Verona, il cui progetto, elaborato dall’architetto Stefano Gris, è già stato illustrato nel numero 94 di «AV».
La direzione dei lavori è stata affidata all’architetto Costanzo Tovo – a cui è subentrato l’arch. Guido Paloschi da ottobre 2014 – che ci ha accompagnato nella visita al sito, coadiuvato dai colleghi Maria Grazia Burato e Dino Gamba, dall’ing. Claudio Modena per la parte strutturale, dall’architetto Giorgio Valentini per la sicurezza e dal RUP ing. Sergio Menon. È un cantiere estremamente esteso, pur trovandosi nel cuore del centro antico, si distribuisce dalla riva sinistra dell’Adige, poco a valle del Ponte Pietra, sino alla base della terrazza di Castel San Pietro, su un unico ripido pendio, a sud e ad est della cavea del teatro. A molti, del Museo era forse nota soltanto la cosiddetta “casa romana”, conosciuta anche come Palazzo Fontana, per la sua posizione di grande visibilità su Lungadige Redentore. Già le condizioni dei suoi fronti davano segno del degrado preoccupante in cui versava l’intero complesso.

 

 

Proveremo a fare un breve viaggio a ritroso, percorrendo all’inverso quello che dovrà essere il percorso di visita, per il semplice fatto che, più ci si inerpica verso Castel San Pietro, più i lavori sono ancora nel vivo della loro realizzazione e quindi in grado di lasciare maggiore spazio ai temi della costruzione.
L’accesso all’area di cantiere avviene proprio dalla zona di contatto con la terrazza di Castel San Pietro, a margine dell’altro intervento in gestione – passatemi il termine – alla Fondazione Cariverona, che porta la medesima firma dell’architetto Gris. La prima cosa che colpisce è un’arditissimo e suggestivo ponte di carico e scarico materiali, che si protende sopra il primo terrazzamento e sul chiostro del convento dei Gesuati, dal quale si coglie la dimensione e la complessità del sito, nonché lo strettissimo rapporto tra le parti e con il resto della città antica. A prima vista sembra rimangano intonse le vaste porzioni scoperte del sito archeologico, ove sono ancora disordinatamente disposti reperti lapidei di ogni sorta, per non parlare dell’intero teatro, più in basso, o del muro di contenimento di uno dei terrapieni più alti, che mostra i residui di una meravigliosa tessitura muraria in opus reticulatum. In contrasto con l’apparente incuria delle aree scoperte, si pone la netta geometria delle coperture in coppi appena posati del chiostro e degli edifici annessi, esternamente già in avanzato stato di restauro.

 

 

Dalla appassionata testimonianza dell’architetto Tovo, si percepisce chiaramente la complessità di un restauro come questo, ove le opere di consolidamento strutturale hanno avuto grande importanza sotto tutti i punti di vista. Diverse sono infatti le tecnologie utilizzate, tutte ampiamente collaudate, mentre insolita è la soluzione architettata per la protezione del cantiere, che ha comportato la completa rimozione delle coperture esistenti. Sia sulla sommità del chiostro e degli edifici attigui, sia su quella di Palazzo Fontana è stato infatti montato un imponente impalcato metallico, una sorta di carro-ponte composto da travi reticolari e membrane impermeabili di protezione. Una soluzione che ha consentito il rispetto dei manufatti in primis, ma anche dei tempi previsti per le lavorazioni, evitando ritardi dovuti alle avversità atmosferiche. Da sottolineare anche il ruolo dell’impresa Operes s.r.l. di Catania, aggiudicataria su oltre duecento partecipanti al bando, che si è distinta per competenza, capacità organizzativa e qualità dei lavori.

 

 

Percorrendo a scendere i diversi corpi di fabbrica del complesso claustrale, importante appare il lavoro fatto sui diversissimi tipi di paramenti murari, ciascuno con problematiche di conservazione differenti e ciascuno degno di esibirsi partecipando alla futura vita del museo. Alle numerose stratificazioni evidenziate dal lavoro di restauro, si aggiungono – ancora in fase di installazione e pertanto ancora estremamente visibili – le cospicue reti impiantistiche ed un voluminoso corpo, ancora in forma di scheletro metallico, che occupa per intero uno dei due cortili. È probabilmente questo il segno più evidente dell’intero intervento, che sicuramente diverrà comprensibile nella sua forma e nel rapporto con la altre parti solo una volta che i lavori saranno terminati.

 

Abbandonando il livello dei cortili per ridiscendere verso il sottostante teatro, i percorsi tornano ad assumere una spiccata verticalità I rinnovati ascensori che andranno a coprire il notevole salto di quota costituiranno evidentemente la spina dorsale dell’intero sistema, poiché in grado di mettere fisicamente in relazione la zona alta del museo con quella inferiore. Il tema dei percorsi è cruciale all’interno del sito archeologico: lo zigzagare delle rampe di scale poste a nord della cavea del teatro è già particolarmente suggestivo nel suo movimento tra i reperti, che comunque necessitano di cospicui interventi di consolidamento e restauro. È auspicabile che, compatibilmente con la disponibilità dei finanziamenti – quelli utilizzati sono fondi europei di competenza di un programma operativo regionale – lo stesso tipo di intervento si possa vedere presto e bene applicato all’intero teatro che, forse complice la grigia giornata invernale, mostrava con tristezza le sue imperdonabili condizioni di conservazione. È forse questo, a parere di chi scrive, il punto più critico di quanto emerge dalla visita, soprattutto se si pensa che, oltre che costituire il più illustre reperto e quindi cuore pulsante dell’intero sistema, il teatro viene da tempo utilizzato con costante successo nella rassegna teatrale e concertistica estiva.

 

teatro-romano-cantiere-04

La nostra visita al contrario volge al termine quando ci si addentra in Palazzo Fontana, da sempre porta d’ingresso al complesso museale. Questo edificio è ora quasi completo anche all’interno, quindi la sensazione di trovarsi in un vero e proprio cantiere svanisce apprezzando quello che potrebbe essere il risultato finale ottenibile, se pur nella loro diversità, nelle altre strutture già visitate.
Le murature mostrano le eterogenee tessiture fatte anche di grandi blocchi in tufo, in pietra di bianca locale ed in mattoni; il tutto marcatamente velato da una spolveratura di terre ancora molto coprente. Spuntano i segni di chiavi e tiranti in acciaio, molto ben assestati e comunque gradevoli, poiché essenziali anche nella forma. Rimangono, specialmente sul fronte ovest intonaci e pitture murarie. Chiare le stratificazioni all’esterno, chiare anche all’interno, dove ormai sedimentata è pure l’immagine dell’intervento posto in essere ai tempi di Magagnato – che qui aveva il suo alloggio veronese – da mano di evidente ispirazione scarpiana. Sebbene l’ingresso, per ovvi motivi di accessibilità, sia stato saggiamente ribaltato sul fronte sud, non muta la percezione degli spazi. A fare da collante tra il puzzle delle stratificazioni interne, dai colori diversi ma in qualche modo omogenei, il total white di pareti, intonaci, contropareti, controsoffitti. Rimangono i vecchi serramenti in legno chiaro, ancora gradevoli: difficile comunque notarli, rapiti dalla vista sull’ansa dell’Adige, che è il tema fortemente dominante di questa costruzione.

 

teatro-romano-cantiere-02

Quando si passa dal progetto sulla carta al cantiere – e in questo caso il passaggio è più che mai arduo per gli operatori – spesso si rischia di vanificare almeno in parte gli ottimi intenti iniziali. La sensazione avuta percorrendo questo cantiere è che il risultato finale sarà fedele a ciò che è stato disegnato ed immaginato per il complesso del Museo archeologico del Teatro Romano. Resta il delicato tema del riallestimento, per il quale non c’è che da attendere ancora qualche mese.

teatro-romano-cantiere-08