Il ritorno di Paolo (Veronese detto il Caliari)

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La grande mostra allestita in Gran Guardia ha proposto a specialisti e grande pubblico una vasta rassegna di dipinti e disegni dell’artista eponimo della città

 


Testo: Annalisa Levorato
Foto: Alessandro Gloder

La “Grande bellezza” delle opere di Paolo esplode a Verona al Palazzo della Gran Guardia, che le ospita nella mostra curata da Paola Marini – dirigente dei Civici Musei d’Arte – e da Bernard Aikema, docente di storia dell’arte moderna presso l’Università di Verona.
Le preziose grandi opere, assieme ad alcuni piccoli e rari dipinti, si leggono con chiarezza nel luminoso allestimento, attraverso un percorso che segue anche cronologicamente le tappe della vita e della carriera pittorica del Veronese. Alle opere della giovinezza fanno seguito quelle del trionfo dell’architettura e della decorazione, la presenza dei committenti nei dipinti, i temi della seduzione, la pittura religiosa nonché politica, il mito e la sensualità e infine i suoi disegni, spina dorsale dell’esposizione – “penna particolarmente felice quella di Paolo” – raccolti in teche al centro delle grandi sale.

 

 

L’allestimento, curato da Alba Di Lieto con Nicola Brunelli, con la collaborazione di Ketty Bertolaso e realizzato da Centro Allestimenti, dà risalto anche alla parte didattica e formativa curata da Margherita Bolla, affiancando alle didascalie delle opere maggiori anche quelle per bambini, organizzate come una caccia al tesoro, con una originale e accattivante grafica (progetto grafico di Metodo). Questi i temi di innovativa iniziativa scientifica e di straordinario fascino che la mostra rivolge a tutti, specialisti e grande pubblico. Nulla può essere aggiunto agli approfonditi saggi raccolti nel catalogo, edito da Electa. Con appassionato orgoglio cerchiamo allora, nel racconto della vita di Paolo, di riconoscere i luoghi veronesi (e veronesiani) dell’artista che con genialità compositiva e straordinaria abilità pittorica ha segnato il Manierismo italiano.

 

 

Paolo nacque nel 1528 in contrada San Paolo, sulla sponda sinistra dell’Adige, fuori dal cuore della città romana ma da sempre luogo ricco di storia e tradizioni. Fino al 1882 la zona era caratterizzata da una grande isola fluviale ricca di attività artigianali e artistiche. È qui che Paolo crebbe, qui che si trovava la bottega del padre scultore, e sempre in questa contrada si trovava, non lontano dalla chiesa di San Tomaso, lo studio dell’architetto Sanmicheli, che divenne uno dei principali promotori del giovane pittore. Dal 1888 un monumento al Veronese, opera dello scultore Torquato dalla Torre, è posto proprio dove si trovava la biforcazione dell’Adige che dava vita all’Isolo.

 

Curiosa e divertente, in margine alla mostra, può essere la lettura di un opuscolo con raccolte di documenti commentati da Giuseppe Trecca e intitolato “Paolo Veronese e Verona”, un omaggio della Banca Mutua Popolare di Verona pubblicato nel 1940 dopo la mostra paolesca di Venezia del 1938 curata da Rodolfo Palucchini. Figlio di Gabriele spezapreda, lapicida (scultore), prendendo il mestiere del padre si firma Paullo spezapda cioè spezapreda, nel primo documento segnato da lui intorno al 1553. Dal 1555 si firma Paulo da Verona e nel 1563, col Tiziano, Tintoretto, Schiavone e Sansovino giudici dei mosaici in San Marco, firma Paulus de Verona. Dal 1566 circa, “quando fu a Venezia e la fama cominciò a sorridergli, sentì forse il bisogno di una genealogia nobile e incominciò il nome Caliari. Bisogna riconoscere però ch’ei non l’usa se non più tardi quando ormai è accettato da tutti”. Così scriveva il Trecca nel capitolo intitolato “Quale cognome aveva?” raccontando, attraverso la lettura dei documenti relativi ai vari incarichi, la ricerca da parte di Paolo di un cognome di adeguato rilievo e supporto alla sua crescente fama nella Repubblica Veneziana. Non si può che condividere quanto lui anticipa: Paolo Veronese detto il Caliari, sembrerebbe una provocazione per gli storici dell’arte e i biografi di Paolo, ma acutamente il Trecca aveva compreso e dichiarato il grande legame che c’era, e che tuttora è celebrato con questa splendida mostra, tra il pittore e la sua città natale.