La madre di tutti i cantieri

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Fervono i lavori dei nuovi interventi, a Borgo Trento e a Borgo Roma, per le architetture sanitarie della città

 

 


Testo: Luisella Zeri e Alberto Vignolo
Foto: Lorenzo Linthout

Autunno 2015, via Mameli: gru svettanti e un gran movimento di mezzi, materiali e operai al lavoro. Non c’è bisogno di molte tabelle e classifiche per capire che un cantiere per un’opera da 120 milioni di euro sia uno dei più rilevanti, se non il principale, di quelli attualmente in corso a Verona. Si tratta in realtà di un progetto riguardante entrambi gli ospedali cittadini e articolato su due poli: a Borgo Trento con la realizzazione del futuro Ospedale della Donna e del Bambino, in adiacenza con il recente Polo Chirurgico (cfr. «AV» 87, pp. 92-97), e a Borgo Roma con la costruzione di un nuovo blocco che consentirà la successiva riorganizzazione complessiva del Policlinico. I nuovi interventi, promossi dall’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona – l’ente che riunisce la gestione delle strutture sanitarie della città e la formazione dei nuovi medici – perseguono l’obiettivo di adeguare i servizi ospedalieri alle evolute esigenze dei malati e della ricerca medica. Se negli anni ‘50 il modello organizzativo era quello della divisione, a cui corrispondeva dal punto di vista architettonico il padiglione (come Borgo Trento), il passaggio successivo ha visto affermarsi il monoblocco (Borgo Roma), in funzione di una integrazione per discipline. Il modello attuale prevede invece un ospedale fatto di ospedali, rovesciando il rapporto tra spazi per i servizi (un terzo) e degenze (due terzi) fino all’attuale un terzo degenze-due terzi servizi. Aumentano infatti i casi trattati con un servizio solamente diurno, più conveniente dal punto di vista economico e del servizio offerto.


A tali principi sono ispirati gli interventi attualmente in corso, riorganizzando tutti i reparti dedicati alla prima infanzia e alla cura delle patologie legate alla sfera femminile in una nuova struttura con 231 posti letto a Borgo Trento, mentre a Borgo Roma viene realizzata l’Outpatient clinic, un centro ambulatoriale specialistico con 227 posti letto organizzati in sette moduli di Day Service. Entrambi i progetti si pongono in un ottica di massima trasformabilità degli spazi e dei layout, in vista di un complessivo riassetto delle funzioni sanitarie definendo specifiche mission per i due centri cittadini: Borgo Roma ospedale per il territorio, Borgo Trento polo chirurgico specialistico.
L’intera operazione è l’esito di una gara promossa con il sistema del Project Financing, aggiudicato a un consorzio di imprese a cui faceva carico anche la progettazione architettonica, elaborata dallo Studio Altieri di Thiene, già presente nel team progettuale capitanato da GMP per il Polo Chirurgico. Quando l’ospedale entrerà in funzione, al concessionario del Project verrà affidata per diciannove anni la fornitura dei servizi economali e la gestione dei locali commerciali all’interno delle strutture. È proprio in funzione dell’attivazione di questi servizi e della riscossione dei canoni per il rientro delle spese sostenute (il privato ha messo di tasca propria 57 dei 120 milioni di euro complessivi), che le operazioni presso i due cantieri procedono speditamente, con termine di fine lavori prefissato a marzo 2017.

 

 

In questa complessa vicenda organizzativa e finanziaria, l’architettura deve farsi largo e trovare le proprie ragioni. A Borgo Trento, la progettazione dello studio Altieri porta quasi naturalmente a una continuità e assonanza morfologica con il contermine Polo Chirurgico.
L’Ospedale della Donna e del Bambino è impostato su due blocchi, uno destinato alle attività ambulatoriali diurne e uno alle degenze. I livelli sono complanari a quelli del Polo, e le destinazioni funzionali trovano una corrispondenza che fa intuire la coralità di intenti entro la quale il progetto del 2000 è collegato a quello odierno. Il pronto soccorso infantile è posto alla medesima quota di quello attuale con accesso dal lungadige. Allo stesso livello sono poste le sale operatorie e le radiologie, che verranno utilizzate in comune tra le due strutture. Ancora più sopra, in continuità con l’attuale piazza coperta del Polo, viene previsto il percorso di connessione attraverso il quale pazienti e visitatori potranno recarsi da una struttura all’altra, tramite l’accesso pedonale su via Mameli. A questa quota trovano spazio i locali commerciali e di servizio, mentre la viabilità è stata completamente ristudiata, con un piazzale ribassato alla quota del pronto soccorso e collegato da un percorso riservato alle emergenze. La tipologia delle stanze di degenza sarà analoga a quella del Polo chirurgico.

Attualmente, l’evoluzione del cantiere vede al lavoro gli operai in funzione della parte strutturale. Si procede progressivamente di piano in piano, alternando la messa in opera di armature e getti fra un blocco e l’altro.
Addentrandosi nello scheletro dell’edificio, nei piani inferiori è già in fase avanzata la disposizione delle tramezze in cartongesso e la posa di cavidotti e tubazioni in quanto, al fine di un netto abbattimento delle tempistiche, è stata posta in opera una guaina intermedia alla quota del piano pubblico.

 

A Borgo Roma, il progetto prevede la costruzione di un nuovo corpo prospiciente la struttura esistente, da destinare alle già descritte attività di Day Service ma anche finalizzato all’ottimizzazione del sistema dei percorsi. La conformazione ad H della struttura attuale costringe personale e visitatori a lunghi attraversamenti per spostarsi da un’estremità all’altra dell’edificio. Il nuovo ampliamento permette invece di costituire un sistema circolatorio imperniato su due nuovi collegamenti verticali in aggiunta agli esistenti, dedicando un anello esterno al pubblico e uno interno al solo personale sanitario. Ai piani bassi dell’ampliamento sarà posto il nuovo ingresso all’ospedale, con due livelli di attività commerciali e di servizio (mensa per il personale, studenti e visitatori). A completamento di questa operazione è previsto un periodo di diciassette mesi in cui verrà realizzata una delicata serie di lavori “a cuore aperto” per la ristrutturazione, dell’attuale ospedale.

 

Mentre a Borgo Trento i lavori di innalzamento della struttura non sono ancora completati, la sagoma di Borgo Roma svetta nella sua totalità, anzi, sul prospetto principale sono già visibili le strutture di sostegno della facciata continua in acciaio e vetro che verrà realizzata con un particolare disegno a grandi bugne.
Il completamento delle operazioni di ristrutturazione del patrimonio edilizio dell’Azienda Ospedaliera è previsto per il 2019, comprendendo come ulteriore capitolo la completa dismissione dell’ormai obsoleto edificio del Geriatrico. Si apre così un ulteriore interrogativo che ci ricollega a un dibattito che affonda le sue radici negli albori di questa rivista, sul rapporto fra l’ospedale, le sue strutture architettoniche, la città e il paesaggio urbano.

 

Risale infatti a un intervento di Luigi Calcagni sul primo numero di Architetti Verona del 1959 la riflessione su un tema che va al di là delle scelte progettuali legate alle esigenze sanitarie. L’ospedale di Borgo Trento sorge infatti in un quartiere, che di fronte a operazioni come quelle a cui è soggetto, richiede un attento studio volto ad affrontare l’evoluzione urbana e le esigenze del contesto. In questo senso gli interventi su «AV» hanno sempre evidenziato la mancanza di un disegno urbanistico, ancor prima che progettuale, atto a dare risposta alla relazione fra complesso ospedaliero e quartiere. Il progetto del Polo chirurgico era stato impostato in origine anche in funzione di tali obiettivi. Lo spazio intercluso fra Polo, Maternità e Geriatrico, per esempio, pensato come giardino romantico, è ora utilizzato come parcheggio, sacrificando l’approfondito progetto dello studio Land dedicato agli spazi di diradamento che avrebbero dovuto collegare il fronte di piazzale Stefani con il Polo, ma soprattutto avrebbe potuto in qualche modo aprire la vita del quartiere a ciò che sino ad oggi è stato dentro il confine dell’istituto ospedaliero.
La coperta è corta, direbbe qualcuno.

 

 

Cosa ne sarà della palazzina dismessa del geriatrico? Riutilizzo, demolizione? E in entrambi i casi che ruolo giocherà l’area, aprendo nuovi orizzonti architettonico/realizzativi, dal punto di vista urbanistico e dell’integrazione fra cittadino/quartiere e realtà ospedaliera? Forse è ancora troppo presto per aspirare ad una risposta, ai posteri – e a una prossima, immancabile puntata su «AV» – l’ardua sentenza.