Oltre il vuoto c’è di più

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Una ricerca promossa dall’Associazione Agile e presentata negli spazi del sottopassaggio di Porta Vescovo rivela i cospicui numeri del fenomeno “dismissione”


Testo: Michele De Mori

Tutto nasce da una riflessione, espressa dalla domanda: “cos’è uno spazio in disuso?”
Lo spazio in disuso rappresenta un luogo incompiuto, mancante di una conclusione, e non più consolidato nella città. Spazi che possiedono una grande carica evolutiva, dove è percepibile il contrasto della trasformazione. La potenzialità dell’assumere nuove funzioni, anche completamente diverse dalle originali. Dinamismo per sopravvivere. Spesso questi luoghi producono un fascino architettonico e urbano notevole, proprio in virtù di queste possibili trasformazioni. Il fascino della “presenza dell’assenza” che evoca sogni, desideri e anche speranze. Sono i luoghi dove le cose possono accadere, dove si può “aggiustare” la città, integrarla e trasformarla.
In molti casi lo si può fare anche stravolgendo le regole, lavorando in uno spazio che avendo perso l’originale destinazione ora si trova in un limbo, senza più un’identità da proteggere. Libertà di trasformazione, anche questo è sopravvivere. Come si può però discutere e analizzare un fenomeno senza conoscerlo? Una seconda serie di domande si è quindi resa necessaria per approfondire la problematica/risorsa dell’abbandono: “Quanti spazi in disuso ci sono a Verona? Che caratteristiche hanno? Che superficie occupano?”
La città è un organismo unitario, che si trasforma e si evolve nella sua interezza; di conseguenza, per riuscire a decifrare concretamente il fenomeno si è indagato l’intero territorio comunale da Mizzole a Cadidavid.

 

L’Associazione Agile ha intrapreso, tra giugno 2013 e febbraio 2014, un progetto di mappatura del territorio cittadino con lo scopo di censire e catalogare gli spazi in disuso e abbandonati in questo determinato lasso temporale. Va infatti sottolineato come l’abbandono, e il conseguente recupero, siano fenomeni estremamente dinamici; già oggi, pochi mesi dopo la conclusione del censimento, alcuni edifici sono in fase di recupero, mentre altri sono caduti in disuso. Come prima operazione si sono stabiliti dei parametri per permettere una oggettiva identificazione degli spazi; ad esempio, si sono selezionati solo edifici terra-cielo e non appartamenti sfitti, oppure si è introdotta la voce “sottoutilizzo” per evidenziare situazioni dove le attività erano estremamente ridotte in rapporto alla superficie (come nel caso dell’Ospedale Militare).
Scopo dello studio è stato infatti quello di dare una definizione numerica al fenomeno dell’abbandono, in modo da definire un punto di partenza anche per eventuali serie storiche che potrebbero essere realizzate concordando, a scadenze definite, ulteriori lavori di censimento. La mappatura ha portato all’individuazione di 555 spazi, per una superficie complessiva di 2.636.570 m². Un numero importante, che è stato localizzato esattamente all’interno del territorio cittadino, permettendo di evidenziare, in modo preciso, le dinamiche di disuso più evidenti, la cui analisi diventa fondamentale per definire una futura strategia di intervento su ampia scala. La dinamica sicuramente più evidente e interessante sul territorio, nonché oggetto di dibattito da innumerevoli anni, è la dismissione delle aree militari, siano esse fortificazioni o caserme.

 

 

Un totale di circa 845.000 m² disposti in modo concentrico intorno alla città. Dall’Arsenale alla Campagnola a forte Preara, passando per i Bastioni le cui aree sono lasciate a parco spesso senza nessuna struttura di supporto. Altra dinamica di grande interesse è la dismissione industriale che comprende circa 1.000.000 di m², superficie risultante in parte grazie alla grande estensione di pochi stabilimenti. Si evidenziano due tipologie: immense aree, localizzate in punti strategici del territorio e contemporaneamente edifici di piccola/media dimensione inseriti nel contesto cittadino. Queste aree sono distribuite in tutta la città, con preponderanza nella zona Sud – ZAI, ma anche lungo le arterie della città come viale Venezia e la statale Bresciana. Il futuro sviluppo della città avverrà probabilmente in queste zone proprio in virtù di una ampia possibilità di trasformazione, che in molti casi contempla anche la totale demolizione dei fabbricati. L’analisi ha individuato anche un ampio numero di edifici residenziali, per una superficie totale più limitata rispetto alle altre due categorie citate: circa 173.000 m². I fabbricati sono distribuiti in modo puntiforme all’interno del territorio; nella maggior parte dei casi si tratta di vecchi fabbricati che necessitano di costosi interventi per ritornare abitabili. Nel contempo però, troviamo nuove costruzioni ai margini della città, in particolare nei quartieri di San Michele e di Borgo Venezia, mai completate poichè non vendute. Si continua a costruire nonostante si potrebbe intervenire all’interno del tessuto consolidato.

 

Il lavoro di mappatura ha messo in evidenza, soprattutto per le aree di grandi dimensioni (si sono infatti identificate diciotto aree con superficie superiore ai 5.000 m² e diverse decine superiori a 1.000 m²), la necessità di una attenta pianificazione territoriale che deve svilupparsi secondo un concetto di rete e condivisione delle necessità della città. Intervenire sul territorio in modo puntiforme e scoordinato, seguendo solo un effimero ricavo economico, tra l’altro oggi non più sostenibile, impedisce di strutturare le nostre città seguendo le nuove dinamiche che identificano il periodo storico del XXI secolo. La facilità di movimento, di comunicazione e di trasformabilità deve essere trasposta anche nella pianificazione cittadina, abbandonando schemi e preconcetti che, nonostante appartengano a soli trenta-quarant’ anni fa, sembrano provenire da un remoto passato.


OLTRE IL VUOTO


PROMOTORE
Associazione Agile
Michele De Mori, Emilia Quattrina, Giulio Cattazzo, Francesca Lui, Roberto Tavella, Andrea Galliazzo, Alessandro Scalia, Michela Angileri, Marco Buonadonna, Alberto Bragheffi, Silvia La Face, Barbara Alberti, Filippo Olioso

PATROCINIO
Comune di Verona
Ordine degli Architetti PPC della provincia di Verona
Ordine degli Ingegneri di Verona e provincia

CON IL CONTRIBUTO DI
Arredoluce s.r.l.