Quelli della Notte al Museo

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Una serie di iniziative a Castelvecchio, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’allestimento scarpiano inaugurato il 20 dicembre 1964

Testo: Antonella Arzone
Foto: Silvano Chiappin, Simone Padovani

“La Notte dei Musei”. Un titolo che evoca allo stesso tempo magiche atmosfere di passati lontani e percorsi attuali negli antichi palazzi, custodi della nostra memoria. Titolo scelto per questa iniziativa di respiro europeo che apre le porte di musei, aree archeologiche, gallerie e biblioteche in un insolito orario serale; ciò che si offre ai visitatori è un emozionante viaggio nel patrimonio artistico e nelle sensazioni attraverso le centinaia di attività previste tra concerti, visite tematiche e percorsi guidati. La manifestazione è nata in Francia ed è giunta alla sua decima edizione, coinvolgendo più di una trentina di paesi europei tra i quali l’Italia, che partecipa all’evento con istituti statali, civici e privati.

 

 

Se per l’Europa questa manifestazione è di grande importanza, essa assume un sapore tutto speciale per la Direzione Musei d’Arte e Monumenti del Comune di Verona, poiché per la città quest’anno l’appuntamento della Notte dei Musei coincide con la celebrazione dei cinquant’anni dell’intervento di restauro e allestimento del Museo di Castelvecchio da parte di Carlo Scarpa e con la IV Giornata Internazionale degli Archivi di Architettura. Nel corso di due giorni e due notti, dal 16 al 18 maggio, il Castello si è animato perché l’architettura, la musica e la poesia si unissero in un’armonia multidisciplinare nella serie di iniziative offerte al pubblico.
Il primo giorno, in sala Boggian al Museo di Castelvecchio, Antonello Alici, con Alba Di Lieto, ha organizzato la presentazione del bollettino dell’Associazione nazionale Archivi di Architettura contemporanea incentrato quest’anno sulla Museografia dei Palazzi Storici. Sono intervenuti Alessandra Mottola Molfino, Giuliana Ricci ed Esmeralda Valente. Successivamente la manifestazione è stata ulteriormente arricchita dalla visita, condotta da Alba Di Lieto e Ketty Bertolaso, all’archivio dei disegni di Carlo Scarpa conservato nella torre sud-est del castello, di recente riportata alla sua funzionalità da un pregevole restauro.

 

 

In serata, il tema scarpiano è stato declinato in modo originale nell’installazione luminosa di Marco Nereo Rotelli appositamente pensata per questa occasione e realizzata dal progetto di Manon Comerio. L’artista, veneziano e architetto come Carlo Scarpa, da anni persegue una ricerca sulla luce e sulla dimensione poetica. Tutto il suo percorso creativo ha come soggetto e oggetto la luce, proiettata in fasci colorati che danno forma a parole e segni in contesti di eccezione quali il Castello aragonese di Ischia, il porto antico di Genova, il Palazzo Reale di Milano, citando solo esempi in Italia. È la luce che fonde i linguaggi differenti: quello della poesia, della musica e dell’architettura. Nell’installazione veronese, la luce proiettata sulle pareti del castello ha enfatizzato la relazione tra l’idea che prende forma negli schizzi dell’architetto e la realizzazione concreta negli spazi, nelle superfici e nei volumi del castello. Rotelli ha intrecciato i segni che descrivono i progetti architettonici di Scarpa con il “flo” delle parole del poeta Andrea Zanzotto. Lo spettatore poteva vedere le parole poetiche e contemporaneamente sentirle attraverso la voce di Loreto Rafanelli. La riproduzione del suono della tromba di Paolo Fresu costituiva il sottofondo musicale nell’intento di creare suggestioni dall’intreccio complesso di armonie e dissonanze.

 

 

La “Notte dei Musei” è proseguita nella serata del 17 maggio, in cui il pubblico presente, numeroso, ha potuto gustare e vivere un percorso a diversi livelli, che sono stati pensati e realizzati in modo da innestarsi sul fulcro costituito dagli interventi di restauro realizzati da Scarpa nel castello scaligero. I visitatori hanno potuto avvalersi nei punti chiave, all’esterno e all’interno del museo, della spiegazione suggerita dai giovani volontari del Servizio Civile nazionale e dell’Associazione “Amici dei Musei”, appositamente formati su alcuni temi. Un livello di maggiore approfondimento è stato costituito dalle visite all’Archivio dei disegni di Carlo Scarpa, condotte da Alba Di Lieto e Ketty Bertolaso; Alberto Vignolo ha inoltre spiegato ad un pubblico più ristretto come il progetto del Museo di Castelvecchio sia il punto di origine della museografia intesa in senso contemporaneo.

 

 

Goethe diceva che l’architettura è una musica pietrificata e in un certo senso la scrittura architettonica di Scarpa, attraverso un’incessante trasformazione del progetto, compone lo spazio visivo utilizzando elementi formali e materici ordinati secondo una delle tante mappe della serie infinita delle soluzioni possibili. Nel 1984 Luigi Nono dedicò all’amico scomparso il brano orchestrale A Carlo Scarpa, architetto, ai suoi infiniti possibili, caratterizzato da un tessuto musicale fatto di lancinanti frammenti e improvvisi silenzi, di anticipi e tensioni a quello che ancora manca. Nono e Scarpa sono infatti accomunati dall’utopica ricerca degli ‘infiniti possibili’.
Il progetto di Filippo Bricolo, con il gruppo di giovani di Officina 9, ha realizzato un’installazione sonora nell’ambito del Cangrande, fulcro dell’allestimento scarpiano; questa suggestiva cornice ha accompagnato l’ascolto della composizione dedicata da Luigi Nono a Carlo Scarpa; nello stesso tempo sulle mura del castello venivano proiettati i numeri che scandivano lo spazio del silenzio in attesa del successivo momento sonoro e una copia dello spartito originale oscillava sulle teste dei visitatori e poteva essere consultata per consentire di seguire anche visivamente le note.
È ancora l’armonia che accompagna i visitatori per ricreare il contesto musicale con le sonorità soul-jazz e hammond-groove, tipiche degli anni in cui si svolse il restauro e l’allestimento di Castelvecchio da parte di Carlo Scarpa, nel concerto-racconto in tre set con Filippo Bricolo (organo e racconto), Ennio Righetti (chitarra), Oreste Sodano (batteria) e Rudy Speri. Suoni, vedute, racconti: armonie senza tempo che hanno creato quel cibo per l’anima che ci permette di sognare, di volare lontano apprezzando la creatività dell’Homo faber.