Re-box a Verona

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Un evento promosso dall’Ordine degli Architetti agli ex Mercati ortofrutticoli di Verona sull’esperienza del costruire come azione sostenibile


Testo: Paolo Mestriner e Massimiliano Spadoni

L’esperienza svolta a Verona con “Re-box / Re-Wine” è l’ultima di una serie di workshop frutto della collaborazione tra lo studio norvegese Rintala&Eggertsson e chi scrive. Iniziata nel 2009 in Norvegia con “Into the Landscape” ha toccato via via differenti luoghi in Italia e Portogallo. Sebbene le location e le realtà sociali coinvolte fossero quasi sempre diverse, l’atmosfera che si è riusciti a produrre è stata la stessa; innanzitutto un’adesione sentita e non esclusivamente “curricolare” di tutti i partecipanti, poi uno spirito condiviso, di assoluta collaborazione. Le ragioni di questo risultato risiedono principalmente nella capacità di “fare comunità” che la formula workshop di auto-costruzione attiva. Infatti, progettare e costruire in pochi giorni una piccola struttura non significa esclusivamente svolgere un tema, funzionale e compositivo, ma vuole dire innanzitutto raggiungere una consapevolezza più ampia che riesce ad abbracciare temi quali l’impiego di buone pratiche e l’utilizzo di risorse rinnovabili, per una sostenibilità in grado di andare oltre la questione tecnologica e riguardare in primo luogo i comportamenti dell’uomo sulla terra. Il lavoro si è svolto presso la struttura degli ex Mercati Ortofrutticoli di Verona, in occasione dell’evento “Verona città. Creatività per l’innovazione”.

 

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Il workshop, aperto a professionisti e studenti, aveva come obiettivo la progettazione e la costruzione di una piccola unità temporanea a servizio della manifestazione. Pur avendo come tema funzionale un’architettura “fredda” a servizio dell’azienda vitivinicola Cà Rugate, il progetto si è fortemente localizzato cercando la migliore posizione sia rispetto al magnifico edificio storico degli ex mercati, sia in relazione alle altre attività presenti durante il workshop e l’evento, come la realizzazione da parte di laboratori didattici degli orti urbani e di un giardino sensoriale. La fase di progettazione iniziale si è svolta presso l’oratorio della Chiesa di Santa Teresa e si è concentrata nei primi due giorni, in cui si è definita l’architettura da realizzare, attraverso modelli, schizzi e un confronto aperto su obiettivi, vincoli, strategie, tecnologie costruttive, visioni d’architettura e di vita. Il progetto si è focalizzato sulla necessità di realizzare un’architettura che, una volta conclusosi l’evento, potesse essere facilmente smontata, trasportata e quindi ricollocata in un altro sito per un’altra funzione. Tale scelta è stata dettata dalla necessità di recuperare almeno una parte del materiale e delle energie impiegate, ma anche dalla volontà di studiare un modello applicativo sul territorio capace di innescare processi virtuosi di condivisione.

 

 

Ne è scaturita un’architettura composta da tre piccoli volumi: due minori (120×240cm) e uno maggiore (240×240cm), realizzati attraverso una struttura a telaio, con travetti in legno tagliati a misura ed assemblati. Dopo aver costruito i singoli volumi separatamente, utilizzando lo spazio coperto dell’ex Mercato, si è iniziato ad operare nel piazzale esterno posizionandoli a una distanza modulare tale da consentire l’alternanza di spazi coperti e scoperti; per evitare il contatto diretto con il manto di asfalto si sono utilizzati blocchi di marmo “Rosso Verona” ricavati da una lastra “difettata” reperita nel magazzino di Marmi Santa Caterina. La disposizione planimetrica ha perseguito l’intenzione di accompagnare i visitatori dall’ingresso di Viale del Lavoro verso l’interno del padiglione novecentista utilizzato per l’evento. Per questo il volume maggiore conclude il padiglione longitudinalmente e alloggia al suo interno il bancone per la mescita del vino, realizzato con un “mosaico” formato da tavole di legno utilizzate per le casse delle bottiglie. Alle spalle del bancone la successione spaziale si conclude con un fondale, una facciata di vetro colorato che funge da bottigliera costituita da montanti in legno forati in maniera tale da alloggiare orizzontalmente le bottiglie di vino, una sorta di magazzino/espositivo.

 

 

La lunga parete di legno che collega i tre volumi è caratterizzata da una sequenza di piccole fessure poste su una partitura orizzontale, là dove le assi andrebbero a toccarsi. Oltre a risolvere la giuntura, consentono una relazione visiva tra l’architettura e il giardino sensoriale, trasformandosi durante le ore notturne in un fondale punteggiato da piccole luci. Il risultato finale è una struttura resistente e leggera al tempo stesso. Levità conferita dalla configurazione planimetrica, dal colore chiaro dell’essenza utilizzata, dalla copertura opalina in onduline, e dagli incroci delle travi e dei pilastri che fanno diventare il dettaglio, semplice e solido, un elemento di linguaggio.
Il buon esito del workshop è stato garantito dall’impegno e dall’entusiasmo di chi vi ha partecipato in varia misura, un buon esito frutto della condivisione di un interesse compositivo e di una attenzione costruttiva, ma, innanzitutto, conseguenza della convinzione che fare architettura significa in primo luogo prendersi cura del luogo che ci ospita.

 

 


RE-BOX


Verona 5-12 ottobre 2013

PROMOTORE
Ordine degli Architetti PPC della provincia di Verona

COORDINAMENTO
Paolo Mestriner e Massimiliano Spadoni con Rintala Eggertsson Studio e con Marco Campolongo

PROGETTISTI
Salvatore Carbone, Filippo Fabbian, Michele Gallina, Edoardo Gianicola, Iacopo Gozzi, So Young Han,
Sara Omassi, Francesco Previti, Diego Rampado, Andrea Taioli, Federico Zarattini

FOTOGRAFIE
SaundSa, Marco Campolongo, Francesco Previti, Massimiliano Spadoni