Workshop Lazzaretto. Diario di un’esplorazione

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Un laboratorio partecipato ha indagato dal punto di vista antropologico il contesto territoriale del tempio sanmicheliano, in vista di un suo doveroso recupero

 


Testo: Eleonora Principe
Foto: partecipanti al workshop

Cosa ci raccontano di inedito il Lazzaretto di Verona e il territorio del Parco Adige Sud? Come provare a guardare con altri occhi un luogo conosciuto, per scoprirne risvolti e possibilità inesplorate? Come far rivivere un luogo inserito nel contesto agricolo? Cosa dobbiamo fare perché questa fortuna sia conservata?
Sono queste le domande che hanno mosso il lavoro del “Workshop Lazzaretto”, laboratorio che, dal 5 all’11 maggio 2013, ha portato giovani architetti e antropologi a studiare il Lazzaretto di Verona, al fine di fornire strumenti utili agli enti pubblici per trovare la chiave giusta per salvare dal degrado questo monumento e l’area su cui insiste. Protagonisti dell’iniziativa un gruppo di studenti francesi del Laboratoire Architecture Antropologie (L.A.A.) dell’École Nationale Supérieure d’Architecture Paris La Villette. Loro preziose guide sono stati Alessia de Biase e Piero Zanini, italiani trapiantati a Parigi e docenti del Laboratorio, Anna Braioni nelle vesti di rappresentante della delegazione veronese del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano), e Nico Cattapan di Livello Strada.

 

 

Nel 2012 è stata stipulata una convenzione tra il Comune di Verona e il FAI al fine di trovare soluzioni per il recupero del tempio sanmicheliano. Il FAI, accanto al progetto di restauro architettonico, ha pensato di condurre un’analisi territoriale dal punto di vista antropologico, coinvolgendo a tal fine il L.A.A. insieme al gruppo Livello Strada. Da qui l’idea del workshop tenuto a Villa Buri, ottima base di partenza per le indagini e per le attività di brainstorming e di laboratorio. Il metodo di lavoro del laboratorio è consistito in esplorazioni, osservazioni, incontri, in un’ottica interdisciplinare, che ha unito architettura, racconti, fotografie, studi urbani e antropologia, per scovare punti di vista inediti. Un modo, questo, per “rimappare il territorio” con significati che spesso sono impliciti, ma che è necessario rendere chiari. Una “analisi partecipata” per approfondire il senso del luogo, con saperi non solo tecnici, in vista di un futuro progetto di recupero del Lazzaretto.

 

 

— Giorno 1.
ESPLORAZIONE
In sella alla bicicletta, il gruppo è partito al seguito di Anna Braioni, che ha fornito gli elementi per poter leggere al meglio i luoghi attraversati: da Villa Buri, passando per la campagna di San Michele Extra fino a Porto San Pancrazio, e da qui al centro città, alla zona Galtarossa, per addentrarsi nuovamente nel Parco dell’Adige fino a raggiungere la meta, il Lazzaretto.

— Giorno 2.
INDAGINE
Dopo una mattinata di brainstorming, il gruppo si è diviso per studiare il territorio attraverso differenti chiavi di lettura: chi ha intervistato la cittadinanza – chiedendo se conoscesse il Lazzaretto e se lo considerasse un luogo vicino piuttosto che lontano, quali fossero le loro esperienze legate a questo luogo, i consigli e le riflessioni –, chi si è spinto a cogliere i diversi ambienti sonori, chi ha osservato i frottements (attriti) del territorio: di tempo (cambi di velocità) e di paesaggio (i passaggi e le sequenze, dai molteplici ambienti della campagna a quelli della città).

— Giorno 3.
PORTE APERTE AL WORKSHOP
I materiali raccolti – fotografie, riflessioni appuntate su post-it, schizzi… – sono appesi su una parete della sala centrale di Villa Buri, per un primo confronto pubblico circa l’indagine in corso. Un vivo dibattito ha arricchito il lavoro, aprendolo a nuove riflessioni. Non è mancato neppure un angolo di esplorazione sonora: gli ospiti sono stati invitati a riconoscere i suoni registrati il giorno precedente. Le risposte hanno rappresentato altri utili elementi di studio. In quest’occasione si è comunicato al pubblico che le porte del workshop erano aperte alle visite.

 

 

— Giorno 4.
BRAINSTORMING, RIFLESSIONI, RE-IMMERSIONE NEL TERRITORIO
In questa giornata è emersa una nuova chiave di lettura: il Lazzaretto come “extra”. Un extra declinato nelle sue diverse accezioni: “al di là”, “diverso”, “qualitativamente maggiore”. Cosa qualifica un extra e un centro? Quali sono i legami, i frottements?

— Giorno 5.
GLI ATTORI
Giornata dedicata all’incontro con i vari attori. Quest’attività ha permesso di andare in profondità, di capire le evoluzioni nel tempo e le dinamiche in atto. Prima attrice è Anna Braioni, che in qualità di architetto, urbanista e rappresentante del FAI ha restituito una visione d’insieme sulla storia, le evoluzioni e le trasformazioni della città e dei suoi extra. Attrice, quindi, come professionista. Altri attori sono i cugini Gabriella e Albano Moscardo, discendenti della famiglia che da secoli abita e vive l’area del Lazzaretto. Racconti della storia della famiglia, di vissuti, di tradizioni, di sensazioni, percezioni ed uso del territorio. Attori come abitanti.

— Giorno 6.
IL TEMPO E L’IMMAGINARIO
Ospite della mattinata è Massimo Bricocoli, docente di pianificazione urbanistica al Politecnico di Milano. Con lui sono nate nuove riflessioni: elementi chiave la dimensione del tempo e l’immaginario. Fogli di carta, schizzi, ritagli, la “centrifuga” di idee viene riorganizzata: inizia a configurarsi la sintesi dei concetti emersi in questi giorni di esplorazioni.

— Giorno 7.
COME RESTITUIRE LE RIFLESSIONI?
Necessario a questo punto rappresentare graficamente la ricchezza di riflessioni emerse, la complessità dell’intreccio tra le diverse scale del territorio. Ritagli, collage, la metafora delle quinte scenografiche, del gioco delle carte: quale dispositivo riesce a sintetizzare con maggior efficacia queste idee?

— Giorno 8.
RUSH FINALE
Mattinata di charrette per chiudere tutto, stampare il lavoro e impostare la presentazione pubblica del giorno successivo.

— Giorno 9.
LA PRESENTAZIONE PUBBLICA
Finalmente viene illustrato al pubblico il lavoro svolto. Sede dell’evento la sala Farinati della Biblioteca Civica di Verona, alla presenza di vari rappresentanti delle istituzioni. Partendo quindi dal quesito che ha dato il nome al workshop (“Cosa si vede da qui?”), individuando cinque temi (temporalità, percezione, accessibilità, funzione e immaginario), visti alle diverse scale (oggetto, territorio, città), si è dato vita a una tavola sinottica. Da una costellazione di parole chiave è nato, come risultato finale, non una risposta ma un nuovo quesito aperto a tutti: “Come tenere dentro, comprendere, ciò che si pensa fuori?”. Questa la domanda lasciata alla città, insieme a una mappa del territorio, come strumento di riflessione per iniziare a cercare delle possibili risposte per chi questo luogo lo abita, lo pensa, lo governa.

 

 


UN PROGETTO IN COLLABORAZIONE CON


Comune di Verona (patrocinio)
Associazione Villa Buri Onlus
Verona Reload
Contemporanea Verona
Ordine degli Architetti PPC della provincia di Verona
FAI
Livello Strada
Associazione A.G.I.L.E.