Compressione vs programmazione

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Una riflessione paesaggistica relativa alle sponde dell’alto Garda a partire dalle problematiche infrastrutturali fino al paventato destino dei cipressi

 


Testo: Fabio Pasqualini
Immagini: Michele Adami

L’alto Garda veronese risulta ormai, da diversi anni, in una situazione di progressivo soffocamento principalmente a causa dell’incremento della popolazione nella stagione turistica, analizzabile su due comuni di riferimento: Brenzone, che passa da circa 2.500 abitanti residenti a un incremento potenziale di ulteriori 4.500 posti letto nelle strutture ricettive, con un aumento della popolazione del 180% e Torri del Benaco che, di contro, passa da circa 2.800 abitanti residenti a 3.300, con un incremento del 120%. A questi dati vanno aggiunte le seconde case e il turismo pendolare proveniente dalla città, che ancor di più aumenta il carico di persone e mezzi, specialmente durante i fine settimana.
La diminuita capacità economica di agricoltura e allevamenti ha portato alla conversione dei territori e delle colture dalle attività primarie al turismo, che è ora la principale fonte di ricchezza. L’offerta turistica sta sempre più modificandosi e rendendosi articolata, a seguito della richiesta sempre maggiore di attività aggiuntive rispetto a quelle balneari – sentieri per il trekking, piste ciclabili, aree per bambini, etc. – e i comuni stanno cercando di assecondare tali richieste. Per queste ragioni, l’alto lago vive una frustrazione territoriale e di offerta turistica che si catalizza in una compressione sempre più forte: la sola via di comunicazione ha quasi cent’anni e, pensata per una realtà nemmeno lontanamente paragonabile a quella attuale, vede gli spazi fisici ridursi anno dopo anno, fino quasi a dare la sensazione di una imminente implosione.

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La sequenza tra acqua, spiaggia, collettore, pista ciclabile, strada, sottoservizi, marciapiedi, edifici e monte Baldo si unisce in una linea unica – la strada –, il collegamento nord-sud che non si relaziona con il paesaggio, ma che separa il “di là” con il “di qua”.
Auto, camper, ciclisti, pedoni, materassini, turisti e abitanti locali si sovrappongono e si scontrano spesso fisicamente. Un naturale rapporto est-ovest, montagna-lago, ospiti-acqua viene impedito dalla linea della strada, principale elemento di rottura e di separazione: sembra non ci si interroghi sul tipo di turismo che si vuole proporre, e a come alleggerire la pressione che si accumula sui servizi a ridosso della strada.
Due progetti di cui molto si è parlato, e si parlerà ancora, la costruzione di una ciclopista Limone-Riva del Garda-Malcesine-Brenzone e il nuovo collettore fognario, delineano l’opportunità di considerare, a partire dall’idea di offerta turistica, la revisione di tutta la viabilità gardesana
Si tratterebbe di unire gli sforzi pensando al nuovo collettore, a quello vecchio, che sarà usato per le acque bianche, alla pista ciclabile e alla strada in un approccio olistico certamente non più oneroso, un piano organico interdisciplinare che partendo da un’idea concordata di sviluppo realizzi una serie di opere, anche a stralci, che permettano il suo realizzarsi.

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Com’è possibile parlare del collettore senza entrare nel merito della viabilità? O della sistemazione delle rive senza parlare di ciò che sarà delle opere dismesse del vecchio collettore? O della nuova ciclabile e del suo rapporto con la strada? Non è fantascienza pensare in termini di visione d’insieme, anche se ci verrà detto che il problema che si pone a cardine di tutto sono i soldi, i patti di stabilità e i bilanci. E questo è evidentemente imprescindibile, ma avere un idea organica da realizzare in prospettiva futura a stralci, questo è possibile.
Un parallelo significativo sono i cipressi (Cupressus sempervirens), quasi tutti malati, sulle rive del lago di Garda, il cui destino somiglia al destino del lago stesso. Pochi trattamenti fitosanitari dal costo limitato, fatti per tempo qualche stagione fa, avrebbero potuto salvarli. Se ora si tarda ancora a fare questi trattamenti, si dovrà a breve estirparli quasi tutti, con un costo certamente non paragonabile, senza parlare del danno paesaggistico e di immagine. A breve le cartoline dal lago – e ciò vale per tutti i comuni – saranno diverse. Bastava una visione interdisciplinare, spendere quanto è giusto oggi (e non quanto abbiamo a disposizione) per risparmiare domani.
Che fare dunque ora? Sognare, almeno quello è gratis, e ci porta a ragionare su uno studio della viabilità che, anche in galleria, potrebbe creare anelli a senso unico e liberare una corsia sulla statale, a trenini elettrici, a incentivare ulteriormente il trasporto pubblico anche via acqua, a provare a fare scelte coraggiose supportate da uno studio generale e da una visione più moderna e rispettosa del paesaggio. O pensare a non aggiungere ulteriori posti letto e nuove costruzioni sull’intera sponda e nell’entroterra collinare. La pressione antropica non è più sostenibile nei mesi estivi, e non è certo quella degli anni Trenta, quando fu costruita la strada. Ora è necessario pensare con nuove visioni. Intanto il prossimo anno taglieranno i cipressi… un po’ di spazio si libera.