La riconversione del Magazzino del Grano: cum grano salis?

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Fervono i lavori all’interno del grande recinto dei Magazzini Generali, mentre si aprono nuovi cantieri e si inaugura il primo edificio recuperato

 

 


Testo: Alberto Vignolo
Foto: Diego Martini

Non ce ne vogliano i nostri lettori, se con una frequenza quasi imbarazzante torniamo ad occuparci, ancora una volta, dei Magazzini Generali di Verona. L’occasione però è davvero storica, perché segnata dall’inaugurazione – parziale, ma tant’è – del primo tassello della riqualificazione del complesso. Con l’insediamento avvenuto il 4 ottobre scorso degli amici ingegneri nella nuova sede del loro Ordine provinciale, abbiamo infatti assistito al primo taglio di nastro, con tanto di autorità, benedizioni e discorsi di rito. Il Magazzino n. 1 “del grano”, il più grande del comparto dopo la Stazione frigorifera, è stato destinato a nuovo Polo archivistico, mettendo a disposizione 10.325 mq di superficie complessiva per l’Archivio di Stato, che effettuerà nei prossimi mesi un delicato trasloco in loco. Le caratteristiche dell’edificio e l’elevata portanza delle strutture, dimensionate originariamente per lo stoccaggio del grano, si sono rivelate consone alla nuova destinazione d’uso, consentendo la dislocazione di ben 80.000 metri di scaffalature scorrevoli (1).

 

La delicatezza della funzione ha richiesto inoltre un consistente adeguamento impiantistico, che risulta avere un rilievo non indifferente nel progetto condotto dallo Studio Mattioli. La parte più visibile dell’intervento ha riguardato la campata dividente le due sezioni del magazzino costruite in fasi successive, riconoscibili dalla differente sagoma, che è stata demolita e ricostruita a mo’ di vetrato passage: con un risultato che, complice il monumentale scalone assiale, sembra rievocare il tipo edilizio dello shopping mall. Non possiamo che augurarci che tale apparentamento morfologico sia foriero di una grande frequentazione per un insieme di funzioni culturali, aduse a numeri in genere ben più modesti di quelli relativi alle pratiche e ai riti del commercio.

 

 

L’immagine esteriore dell’edificio, vividamente presente nella memoria collettiva per l’aspetto consunto e per la patina del tempo, reca ora la veste di un fiammante e uniforme intonaco color zabajone. Ma il grande traffico su via Santa Teresa e l’uso a parcheggio che sembra essere previsto per l’interno del recinto, sapranno presto smussare le asprezze del ‘troppo nuovo’. La sistemazione del grande parterre interno, infatti, vede ora una grande distesa di asfalto, che segna il passaggio dal poetico olezzo di rose prefigurato da Mario Botta al più prosaico puzzo di bitume e gas di scappamento. Una sistemazione che non può che essere provvisoria, posto che, al ritrovamento dei resti del forte asburgico denominato Werk Clam, le massime autorità ne peroravano, in considerazione del suo rilievo storico-architettonico, “una opportuna valorizzazione nell’ambito del ricomposto comparto storico urbano” (2).

 

 

Mentre veniva completato il Magazzino 1, si avviavano i lavori di ristrutturazione dei fabbricati 23-24 e 25-26 nella parte meridionale del comparto, da destinarsi ad uso direzionale e commerciale (uffici Unicredit e ASL cittadine). L’evidenza di questo questo cantiere, complice la posizione di grande visibilità, è a dir poco spettacolare. Le fragorose demolizioni effettuate e le sensazionali incastellature di tubi metallici elevate per mantenere in equilibrio i frammenti superstiti di facciate, compongono uno scenario post-sismico, simile a quelli che le cronache purtroppo ci hanno abituati a conoscere (L’Aquila, Emilia).

 

 

L’artificiale sommovimento tellurico veronese porta le firme di Mario Botta assieme allo Studio SM Ingegneria. Gli esiti si potranno giudicare a lavori compiuti, mentre rimane viva la riflessione sul senso di un vincolo monumentale che, nonostante anni e anni di studi, ricerche, notifiche, rilievi etc, sembra aver provocato la distruzione del bene, invece che la sua conservazione: un classico esempio di eterogenesi dei fini. Sia chiaro, il progetto che si sta compiendo è perfettamente regolare dal punto di vista autorizzativo, ma non può non risollevare l’eterna questione, ovvero se ciò che deve essere preservata è la materialità di un’opera, o la sua facies. Gli amati Magazzini veronesi si prestano in maniera esemplare ad approfondire il dibattito sull’annosa questione teoretica. Dall’altra testata del comparto, al vertice del triangolone urbano, una volta insediati nella nuova sede del nostro Ordine (cfr. oltre) avremo modo di portare avanti tale riflessione cum grano salis.

1. Antonietta Folchi, I Magazzini Generali e il Polo Archivistico territoriale, in I Magazzini Generali. Ingegneria, economia e società nella Verona del primo Novecento, supplemento al «Notiziario Ordine Ingegneri di Verona e provincia», 122, aprile-giugno 2014, pp. 17-26
2. Gianna Gaudini, Il piano di recupero dei Magazzini Generali come occasione di valorizzazione di un’area urbana importante per lo sviluppo futuro della città di Verona, in «Quaderni della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le provincie di Verona Rovigo Vicenza», IV, 2012, pp. 152-155

 

RULLO DI TAMBURI: LA NUOVA SEDE AL “VIA”!

Dulcis in fundo, verrebbe da dire – ma la “torta” finale sarà inevitabilmente il “gran zuccotto” della Rotonda – il 15 dicembre 2014 hanno preso ufficialmente il via i lavori di ristrutturazione dei fabbricati 15 e 16-17, al vertice nord dell’area triangolare dei Magazzini, dove troverà posto la nuova sede dell’Ordine degli Architetti di Verona.
Pur essendo un inizio, si tratta in realtà dell’agognato punto di arrivo di un lungo percorso, presentato assieme al progetto definitivo nel numero 93 di AV (pp. 116-129), che ora entra finalmente nel vivo. La proprietà del complesso, Fondazione Cariverona, ha infatti affidato l’esecuzione delle opere all’Impresa Mantovani, che avrà a disposizione 428 giorni naturali consecutivi per portarli a termine. Salvo imprevisti, dunque, il 15 febbraio 2016 avverrà la consegna dell’opera; è comunque previsto che sia completato in prima battuta, anche a livello di finiture, l’edificio 15, in modo da accelerare il più possibile il trasloco del nostro Ordine nei nuovi spazi, già in parte arredati secondo il progetto da una serie di “armadiature tecnologiche”.
A condurre la navigazione, in qualità di direttore dei lavori, sarà capitan Antonio Ravalli che, tra marosi e bonacce, ha tenuto il timone del gruppo M28, équipe di giovani professionisti – architetti, ingegneri, storici dell’arte etc. – nel corso della navigazione fin qui giunta. Al suo fianco, Federico Reginato a dritta, direttore operativo per le strutture, e Giorgio Valentini a sinistra, responsabile dei lavori e della sicurezza. A prua Paola Ravanello che, in veste di polena, ha visto lontano sognando un traguardo che ora si fa più vicino. La ciurma di M28 avrà infine il ruolo di ispettore di cantiere, proseguendo l’iter progettuale-formativo fin qui svolto. Saranno inoltre organizzate visite di cantiere e altre attività formative, in linea con lo spirito del ‘progetto Nuova Sede’.
Relativamente ai temi sollevati dagli altri cantieri dei Magazzini, verranno conservate e consolidate tutte le facciate, mentre solai e coperture dovranno essere sostituiti per adeguarli ai nuovi carichi. Il progetto prevede inoltre di mantenere, per quanto possibile, il carattere délavé degli esterni. Ma staremo a vedere: gli amichi architetti coinvolti in prima persona sono consapevoli della responsabilità, e dell’avere il fiato sul collo di un paio di migliaia di colleghi, che vigileranno sul loro operato.
Arrivederci in cantiere! (A.V.)