Abitare alle Ferrazze

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Un piccolo borgo residenziale ai margini della città propone una riflessione critica sul tema della lottizzazione, alla ricerca di un dialogo tra innovazione architettonica e contesto

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Progetto: arch. Alessandra Bertoldi, arch. Alberto Burro / ABW
Testo: Nicola Brunelli
Foto: Michele Mascalzoni

 

Ancora una volta la “premiata ditta” Burro-Bertoldi ha fatto centro, realizzando l’ennesimo progetto che coniuga efficienza ed estetica, innovazione e tradizione, architettura e paesaggio; e senza affidarsi ai facili e consolidati modelli prestabiliti, ma proseguendo quella instancabile ricerca progettuale che da anni contraddistingue il loro lavoro, più volte presentato su «AV».
Il complesso residenziale qui presentato sorge alle Ferrazze, piccola frazione posta ai confini territoriali tra San Martino Buon Albergo e Verona, in un prezioso angolo di paesaggio nei pressi di quell’oasi ambientale che è la tenuta Musella. Un piccolo borgo residenziale, sviluppatosi a partire da alcune preesistenze storiche e, più intensamente, attorno ad alcuni opifici legati alla presenza del torrente, usato come forza motrice per le ruote dei mulini. Alcuni di questi edifici, seppur rimaneggiati, sono attuali testimonianze di quelle attività, ora completamente dismesse.

 

 

 

Il progetto ha comportato la realizzazione di undici unità immobiliari (una dimensione ragguardevole rispetto agli standard attuali), suddivise in tre volumi parallelepipedi e paralleli, collegati tra loro da un lungo percorso pedonale centrale che li attraversa. Secondo un atteggiamento che potremmo definire di “lottizzazione critica”, i progettisti affrontano una attenta riflessione sul tema ambiguo della “villetta a schiera”. Ne reinterpretano – scomponendolo e ricomponendolo – l’archetipo fondativo, dilagante nel territorio fin dagli anni Settanta-Ottanta, coniugando i principi della tradizione insediativa locale con i modelli compositivi contemporanei e con le esigenze dettate dall’innovazione tecnologica e dalla conseguente ricerca di un maggiore comfort abitativo.

 

L’accesso al complesso abitativo è filtrato rispetto alla strada principale da un’area dedicata ai parcheggi pubblici. Nel primo blocco, parallelo alla via pubblica, sono distribuite tre unità immobiliari, mentre nei due restanti blocchi gli alloggi sono quattro ciascuno, sui due piani fuori terra. I tre blocchi sono intervallati da aree verdi, messe in relazione visiva dal tracciato pedonale centrale e, mentre il percorso di ingresso alle unità residenziali si mantiene alla quota di campagna, le aree verdi private sono in parte ribassate alla quota dell’interrato: in questo modo i progettisti hanno ottenuto alcuni spazi aperti più intimi e riservati e, soprattutto, hanno garantito una migliore illuminazione e comfort agli ambienti del piano interrato.
L’andamento del percorso pedonale, più volte interrotto e scalettato, dà luogo ad alcuni spazi di sosta che accompagnano il passante: pause compositive che rafforzano la centralità di questo importante asse prospettico, che scandisce e misura anche le piccole traslazioni dei tre corpi di fabbrica principali.

 

La successione dei volumi costruiti e degli spazi aperti traduce nel paesaggio l’alternanza di pieni e vuoti tipica di un ben calibrato tessuto. Il disegno dei rapporti proporzionali concorre alla formazione di un unico fronte virtuale, dove gli elementi del progetto si fondono con il paesaggio del contesto. Capita così di apprezzare la naturalezza disarmante con cui il campanile della vicina chiesa, risalente alla prima metà del ‘900, si accosta visivamente – grazie all’inganno prospettico – alla parete ventilata dei nuovi edifici.
Anche in questo intervento appare chiaro il valore che i progettisti riservano al rapporto dialettico tra interno ed esterno. Ampie vetrate e studiate visuali prospettiche proiettano gli spazi abitativi nei giardini e nel paesaggio, grazie alla generosa presenza di patii, portici, logge e terrazze: elementi architettonici tipici della tradizione rurale (anche veneta), qui reinterpretati con forme e materiali contemporanei.

 

Ribadendo la filosofia dello studio ABW, i progettisti affrontano con destrezza il tema del risparmio energetico e dell’isolamento acustico come fondamentale principio di qualità abitativa, grazie a un attento disegno dei dettagli costruttivi e ai materiali utilizzati. Al di sopra di una struttura portante in calcestruzzo armato e a un rivestimento a cappotto, il piano primo degli edifici si distingue per una parete ventilata in doghe di cellulosa e cemento, che determina e caratterizza l’immagine architettonica dell’intero intervento.

 

Alessandra Bertoldi e Alberto Burro con questa realizzazione confermano ancora una volta di mantenere agevolmente il passo con i tempi, e che la velocità delle trasformazioni, dettata anche dalla globalizzazione, non li coglie impreparati in una competizione che per loro non si dimostra assolutamente impari.

 

 

COMMITTENTE
Immobiliare Parco San Giacomo s.r.l.

PROGETTO ARCHITETTONICO
ABW Architetti Associati
arch. Alberto Burro, arch. Alessandra Bertoldi

DIREZIONE LAVORI
arch. Alberto Burro

COLLABORATORI
arch. Marco Prosdocimi
arch. Romina Richiusa

PROGETTO STRUTTURE
ing. Mauro Zanconato

DATI DIMENSIONALI
Superficie lotto. 3132 mq
Volumetria: 3600 mc

CRONOLOGIA
Progetto e realizzazione: 2011-2013