Dialogo stratificato

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Il recupero dei fabbricati di servizio nel brolo di una villa veneta è l’espressione di una poetica tensione tra attenzione al luogo e misura degli elementi costruttivi

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Progetto: arch. Filippo Bricolo / Bricolo Falsarella associati
Testo: Clemens F. Kusch
Foto: Nicolò Galeazzi

Il recupero ad uso abitativo degli edifici di servizio della settecentesca Villa Saccomani, ai margini dell’abitato di Sommacampagna, fa parte di un più articolato progetto per una vasta tenuta che, oltre alla villa padronale, comprende diversi manufatti un tempo a servizio dell’attività agricola e un parco cinto da alte mura.
All’architetto Bricolo è stato affidato il progetto complessivo, che comprende anche il restauro della villa padronale e del giardino da tempo abbandonati, ma è significativo che la prima parte realizzata sia proprio quella relativa ai fabbricati di servizio per riconvertirli ad abitazione. è infatti in questo dialogo con l’esistente che il lavoro di Bricolo trova maggiore stimolo e possibilità di espressione. Qui – più che nell’intervento più o meno filologico della villa padronale – vi è la possibilità di operare per stratificazioni, trasformando la semplice edilizia funzionale in un luogo per abitare con caratteristiche del tutto nuove, senza però snaturarne il carattere.

 

I volumi di servizio erano stati collocati in origine in una posizione strategica: su un leggero crinale del terreno, vicino alla villa padronale ma separati da questa da un portale che si apriva sulla campagna, contrapposto alla “porta di città” rivolta verso il centro dell’abitato. In questa maniera gli edifici di servizio separavano chiaramente la zona di parco “urbano” dalla vasta zona agricola che si apre a ovest con lo sfondo dei profili collinari.
Questa particolare posizione viene subito colta ed evidenziata nel progetto. Bricolo decide di non privilegiare uno degli affacci, ma di aprire su entrambi i lati delle grandi vetrate, che danno non solo la possibilità di vedere dall’interno sia il paesaggio sia il giardino, ma permettono anche di guardare “attraverso” l’edificio mettendo in relazione i due spazi: quello più raccolto, domestico, ombreggiato e quindi “rassicurante” del giardino con quello più aperto del paesaggio agricolo, più vasto, più soleggiato, con i confini lontani delle colline e quindi più “inquieto”. Dagli spazi che si succedono al piano terra – il soggiorno, la sala da pranzo e la cucina – si può quindi, a seconda dei momenti della giornata o dello stato d’animo, rivolgersi verso l’uno o l’altro lato.

 

Per fare questo viene operata una chiara valutazione delle condizioni preesistenti: le superfetazioni più recenti vengono eliminate, conservando la porzione di muratura in pietra originaria. Questa serve poi da impronta sulla quale ricostruire i volumi, differenziando però accuratamente le parti nuove dalle porzioni di muro preesistenti. Le parti aggiunte sono infatti in mattone e permettono di riconoscere chiaramente le diverse “epoche” dell’edificio, come sottolineato anche dalle assonometrie di progetto. Il progetto, si immagina, si è potuto quindi precisare solo valutando le diverse parti che si sono svelate nel corso delle demolizioni e hanno cosi condizionato l’esito finale.

 

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Le condizioni esistenti servono anche come riferimento per il nuovo disegno dei due prospetti principali, che si differenziano sottolineando la diversità degli affacci: verso il giardino il prospetto è caratterizzato dalla sovrapposizione delle due porzioni di edificio, quello con muratura in pietra della struttura originaria e le porzioni di muro “aggiunte” in mattoni intervallati da elementi di irrigidimento in cemento armato. Nel muro così ricomposto vengono poi inserite, come tagli netti squadrati nel muro, le diverse aperture. Al piano terra le aperture richiamano le dimensioni originarie, con l’aggiunta di una piccola finestra rettangolare che sottolinea il punto in cui il volume più basso, a doppia altezza interna, si raccorda con il volume a due livelli. Al piano superiore invece, dove la muratura è nuova, la forometria delle aperture fa riferimento alle dimensioni e alle destinazioni degli spazi interni: le due stanze da letto che si affacciano su questo lato hanno grandi finestre a tutt’altezza, la finestra che dà luce al bagno è più piccola mentre una sottile fessura illumina il vano scala.

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Si crea così un disegno irregolare ma del tutto equilibrato che, in particolare nella vista notturna, richiama una figura astratta resa ancora più suggestiva dal riflesso nella vasca d’acqua realizzata al centro del prato prospiciente l’edificio.
Sul lato opposto, verso il paesaggio aperto, il procedimento compositivo sembra quasi ribaltato: non si tratta più di un muro nel quale vengono intagliate delle aperture, ma piuttosto di un sistema di grandi pilastri che richiamano l’architettura dei fienili, richiamo che viene sottolineato al piano superiore dai tamponamenti con muri bucati di memoria agricola. Con questo espediente si riesce a dare alla facciata una maggiore forza, e contemporaneamente a regolarizzare i diversi volumi interni: lo spazio soggiorno è infatti a doppia altezza, mentre la parte restante ha un doppio livello e le murature bucate danno luce al corridoio di distribuzione delle camere.

 

 

Particolarmente felice appare il trattamento del muro esterno, dove i diversi materiali originari e nuovi – pietra, mattoni e cemento armato – vengono tutti trattati con una leggera scialbatura che dà alla facciata omogeneità senza nascondere la differenza di tessitura dei singoli materiali. Per la muratura di mattoni è stata poi scelta una posa leggermente irregolare che ne arricchisce la tessitura con lievi ombre.
All’interno, la combinazione e differenziazione di elementi esistenti e aggiunti prosegue con l’utilizzo di elementi tradizionali, come la muratura a vista e il legno della copertura, con materiali nuovi, estranei all’architettura agricola, come l’acciaio crudo e scalini massicci di pietra. Tutte le superfici – pareti con muro a vista o intonacate, pavimenti in cemento e soffitti e travi in legno – sono trattate con tonalità chiare, pur mantenendo la riconoscibilità dei materiali e creando un contrasto con gli infissi e le imbotti delle porte in ferro tenute tutte con colorazione scura. Più critico è forse l’utilizzo di diversi tipi di serramenti e il loro inserimento nel muro storico, anche se oggi le esigenze in termini di isolamento termico e di apertura condizionano fortemente i margini di scelta. Al piano terra si alternano aperture “a tutto vetro” dove, dall’esterno, non si vedono i profili e all’interno si formano suggestivi giochi di luci e ombre, con aperture scorrevoli di grandi dimensioni che necessitano di profili importanti. Al piano superiore le esigenze di mostrare il minimo dei profili dall’esterno ha fatto sì che i profili siano posizionati sul filo interno del muro con un evidente ingombro.

 

La cura del dettaglio prosegue anche nelle aree esterne e in particolare il progetto della vasca realizzata al posto di una vera e propria piscina che avrebbe modificato “la natura” del luogo, in origine il brolo della tenuta. La vasca rettangolare richiama più le peschiere in uso nelle ville venete: il bordo è formato da una cornice in pietra lievemente rialzata, tutti gli elementi tecnologici sono nascosti alla vista e il fondo e le pareti sono trattate con un colore verde scuro, per evidenziare l’effetto di riflesso degli alberi.
Il risultato è un progetto misurato in tutti i suoi aspetti e accurato nei dettagli che, per le soprintendenze che accompagnano progetti di questo tipo, dovrebbe servire da riferimento particolarmente riuscito. Ma il progetto non è solo la corretta soluzione dei problemi posti dal particolare compito, ma vi si riconosce anche una del tutto personale poetica dalla quale traspare una certa dicotomia.
Il modo di operare esprime infatti da un lato attenzione al luogo, dal quale riprende con attenzione i materiali e le tecniche costruttive tradizionali inserendosi in maniera proporzionata al contesto, rispettandone quindi il genius loci. Rispetto che però non si traduce in mimetismo o in mancanza d’invenzione. L’intervento deve avere, per dichiararsi come opera del contemporaneo, elementi di novità che non trovano diretto riscontro nella tradizione.

Il progetto ha quindi, al pari dei due affacci nelle due direzioni, due anime: una “rassicurante” che deriva dal rispetto del luogo e dal forte legame con il territorio e le sue tecniche costruttive. Con l’altro lato, quello più “inquieto”, viene invece data voce all’esigenza di andare oltre questo luogo e le sue consuetudini, cercando riferimenti e ispirazioni anche altrove e inserendo elementi “inconsueti” che di quel luogo non fanno parte. Questi possono derivare da esigenze funzionali, come la necessità di differenziare le aperture nei muri, oppure può essere un uso particolare di un materiale, una cornice di una finestra, il disegno di un’apertura in funzione della luce o dell’affaccio.
I due aspetti ricombinati creano una proficua e suggestiva “tensione” tra gli elementi che conferma quanto sia importante, per l’architetto, coltivare la curiosità e la sperimentazione, senza però perdere le radici. 

 

 

 

COMMITTENTE
Fam. Saccomani

PROGETTO E DIREZIONE LAVORI
arch. Filippo Bricolo
Bricolo Falsarella Associati

COLLABORATORI
arch. Elisa Bettinazzi
arch. Simone Sala

STRUTTURE
ing. Franco De Grandis

IMPRESA COSTRUTTRICE
Edilstasi & company srl
geom. Gianluca Stasi

DATI DIMENSIONALI
676 mc tot. prima dell’ampliamento
807 mc tot. dopo l’ampliamento
superficie totale 280 mq

CRONOLOGIA
Progetto: 2013/2014
Realizzazione: 2014