Didattica territoriale

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Il completamento del primo lotto di un grande polo educativo che ripensa in senso sovracomunale l’architettura civile della scuola

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Progetto: + 39 Studio – arch. Michelangelo Pivetta
Testo: Andrea Castellani
Foto: Lorenzo Linthout

Nel suo testo introduttivo al doppio numero di «Casabella» (750-751, 2007) dedicato alle scuole del secondo Novecento, Francesco Dal Co ricorda che alla disfatta delle truppe di Napoleone III contro i prussiani a Sedan, nell’agosto del 1870, contribuì il livello di analfabetismo, che nelle truppe francesi era superiore al venti per cento, mentre tra le reclute prussiane era soltanto il tre per cento. L’aneddoto può farci riflettere sull’attualità della tematica: solo una società che investe sull’educazione dei futuri cittadini può vincere la sfida di un futuro consapevole.
Tra le difficili prove che il nostro paese si trova ad affrontare, il rinnovamento del patrimonio edilizio scolastico è una delle principali. Una vittoria significativa in questa direzione è rappresentata dal complesso scolastico di Rivoli Veronese, che qui presentiamo.

Quando, a fronte di una elevata crescita demografica e di una insufficienza operativa del proprio patrimonio edilizio scolastico, il comune di Rivoli Veronese, ha deciso di realizzare un edificio che raggruppasse scuole elementari, scuola materna e asilo nido, ha richiesto ai progettisti di sviluppare un progetto in grado di far fronte non solo alle esigenze interne al comune stesso, ma anche di quelli limitrofi, al fine di assegnare una valenza territoriale al nuovo complesso. Il progetto si offre a una prima lettura proprio a partire da quest’ottica: l’anfiteatro morenico che avvolge il centro abitato definendone un orizzonte continuo e l’Adige sul lato opposto che scava una profonda separazione con le pendici dei monti Lessini sono gli elementi naturali a cui si contrappongono infrastrutture significative come l’autostrada del Brennero e il canale Biffis. Il comprensorio geografico è arricchito da una significativa presenza di forti asburgici e caserme italiane che dominano in posizioni elevate tutta l’area. In questa cornice paesaggistica, la scuola occupa una posizione strategica, centro simbolico della semicirconferenza disegnata dall’anfiteatro morenico, sui bordi dell’edificato del paese e in rapporto visivo con il forte Wohlgemuth e la chiesa parrocchiale. Da questi elementi il progetto assorbe gli allineamenti e le relazioni visive per imporsi come un tassello mancante capace di tenere assieme i valori del luogo. L’edificio punta così ad assolvere la propria funzione didattica già alla scala del territorio proponendosi, in primis, come strumento interpretativo del paesaggio.
In questo senso, il nuovo complesso intende assumere il ruolo di edificio-simbolo per Rivoli. L’edificio civile e l’edificio religioso hanno da sempre rappresentato i poli attorno ai quali i contesti urbani si sono sviluppati: l’assenza a Rivoli di un polo civile sembra voler essere ristabilita dalla nuova scuola, intesa come centro civico rivolto a tutta la comunità, attraverso una scala differente e un linguaggio contemporaneo in grado di definire un varco a chi entra al paese da una delle principali direttrici di accesso.

Approssimandosi, il complesso si rivela essenzialmente come un grande basamento a un unico piano fuori terra, calato nell’area coltivata a vigneto e frumento e definita da muri di confine in sasso. La grande lastra di copertura in calcestruzzo a vista posta a 4,5 metri di altezza diviene, per volontà degli stessi progettisti, una piazza sopraelevata pensata come nuovo spazio pubblico; le uniche emergenze che intersecano il profilo orizzontale sono le due torri che segnano l’ingresso principale.
Dal punto di vista compositivo l’edificio è il risultato dello scavo e roto-traslazione di un blocco di 84×84 metri di lato, definito a partire da un modulo di 1,20 metri. La forma geometrica pura infatti, una volta calata nel lotto, reagisce con esso e si modella. Ogni operazione di incisione e de-assemblamento è precisamente definita dalla necessità e dall’intenzione di risolvere problemi architettonici, per far sì che la luce possa entrare attraverso l’edificio secondo il migliore orientamento solare, che vengano accuratamente risolti gli accessi e i percorsi così come la differenziazione tra spazi serventi e spazi serviti. A ogni sottrazione corrisponde un dialogo visivo con l’esterno, una definizione di priorità delle viste, uno studio rigoroso degli inquadramenti. Emblematico, in questo senso, il rapporto che viene stabilito con la chiesa parrocchiale nella corte dell’ingresso principale dove, attraverso il disallineamento dei corpi edilizi si produce una aberrazione prospettica – dispositivo utilizzato nell’architettura barocca – tale per cui l’edificio religioso appare molto più vicino rispetto a quel che è veramente, palesando la ricercata relazione simbolica tra i due edifici.


Nell’entrare, il gioco prospettico è inverso e la forte compressione accentua la verticalità delle due torri che segnalano l’ingresso principale. Unici elementi verticali della composizione, le due torri condensano molteplici valenze e significati. Disposte in asse con la chiesa, instaurano un dichiarato collegamento tra edifico civile e edificio religioso; ma il loro rigoroso aspetto cartesiano costituisce anche un richiamo all’architettura militare che caratterizza questi luoghi. Il loro sdoppiamento è chiaramente ispirato alle porte romane, mentre la loro struttura cava è una memoria delle torri medioevali; lo spazio cavo centrale infatti è occupato da un impalcato metallico, che permette di risalire fino alla sommità. La torre di destra permette una vista mediata sull’anfiteatro morenico e le montagne a nord-est; attraverso un ponticello è possibile passare sulla torre di sinistra, dove un esemplare di leccio – evocazione della Torre di Guinigi di Lucca – rappresenta uno spazio meditativo in cui termina la promenade.

Alla stregua di un carapace, nello spessore della struttura principale tra basamento e copertura si dispone una reiterazione di moduli realizzati con strutture a secco staticamente indipendenti. I moduli risultano anche compositivamente indipendenti sia nella loro disposizione planimetrica, resa palese dal fuoriuscire rispetto all’andamento della copertura-guscio, sia grazie alla netta connotazione cromatica in blu primario. Si evidenzia così una netta separazione tra spazi serventi e spazi serviti, grazie ad elementi più leggeri e indipendenti dalla struttura primaria in calcestruzzo, capaci di garantire flessibilità nell’articolazione degli spazi.
Dal punto di vista dell’organizzazione degli spazi, il complesso si articola su tre bracci suddivisi da due corti, una rivolta verso il paese con l’accesso principale e l’altra rivolta verso la campagna retrostante che funge da spazio di gioco protetto per la scuola materna. Scuola elementare, scuola materna e asilo nido risultano pertanto funzionalmente autonome, ma al contempo unite dal punto di vista delle percorrenze. Con riferimento ad alcuni progetti esemplari del Razionalismo, ancora oggi perfettamente funzionali rispetto alla didattica contemporanea – in particolare l’Asilo Sant’Elia di Giuseppe Terragni a Como – l’edifico rappresenta l’applicazione pedissequa della normativa e degli standard scolastici, con aule supplementari dedicate alle attività speciali proporzionate al numero delle aule e ampi spazi aperti e coperti per il gioco. Di nuovo, il fulcro organizzativo è l’accesso principale che separa scuola elementare e scuola materna. L’asilo nido, concepito per essere terminato in uno stralcio successivo, avrà un ingresso indipendente. Mentre le aule per la didattica o la grande aula per l’attività a corpo libero della scuola materna sono rivolte a sud, tutti gli spazi di servizio o dedicati alle attività speciali sono rivolti a nord.

 

Lo spazio compreso tra i moduli è un articolato tessuto connettivo, che attraverso compressioni e dilatazioni organizza gli spazi per la ricreazione al coperto; un piccolo anfiteatro con ampie vetrate si pone come spazio intermedio tra interno ed esterno.
Il calcestruzzo armato a vista, materiale nobile della tradizione del costruire, è il protagonista dell’intero edificio, che in un solo gesto – in un solo materiale – garantisce solidità, utilità e bellezza, requisiti fondamentali per un edificio pubblico. Una scelta in controtendenza rispetto alle più recenti tendenze costruttive, da cui deriva un’immagine schietta, priva di dispositivi per mascherare le infrastrutture e gli impianti, che appaiono a vista; ogni altro materiale si ripete sempre uguale a sé stesso, come il metallo nero che si ritrova nei parapetti, nelle porte, nelle scale e nei serramenti.

La struttura di calcestruzzo esprime anche dal punto di vista strutturale una coerenza con l’aspetto compositivo. Progettato secondo la più recente normativa post-L’Aquila, il guscio è sorretto da colonne scapitozzabili, in grado di reagire elasticamente rimanendo in posizione anche in caso di distacco dalla lastra di copertura. I box delle aule sono strutture indipendenti realizzate con telai a gabbia in acciaio.
In termini di prestazioni energetiche dell’involucro edilizio e di qualità abitativa degli spazi interni, il progetto ha puntato l’attenzione innanzitutto all’orientamento e all’esposizione dell’edificio, alla caratteristiche della radiazione solare e al comportamento termico dei materiali utilizzabili. La ventilazione naturale avviene per moto convettivo nell’intercapedine tra la grande copertura in calcestruzzo e la sommità di ciascuna aula. L’aria esausta viene naturalmente convogliata attraverso le torri, che fungono anche da camini di ventilazione naturale alla stregua delle torri del vento di antica tradizione mediorientale.

COMMITTENTE
Comune di Rivoli Veronese

PROGETTO ARCHITETTONICO
+39 Studio architetti associati
arch. Michelangelo Pivetta

CONSULENTI
Strutture: Ingegneria Pivetta srl (Antonio Pivetta, Michele Gasparini)
Impianti: Consultex srl (Roberto Salimbeni)

COLLABORATORI
Luca Venturini, Ugo Mazzali, Andrea Castellani

DIREZIONE LAVORI
arch. Michelangelo Pivetta
arch. Marcello Verdolin

R.U.P.
arch. Costanzo Tovo (2010-2014)
geom. Andrea Turcato (2014-2015)

C.S.E.
geom. Massimo Coltri

IMPRESA
SICREA spa, Reggio Emilia
Maurizio Paraluppi, Gianni Cantagalli

DATI DIMENSIONALI
Sup. area di intervento: 15.000 mq
Sup. coperta tot: 4.900 mq

CRONOLOGIA
Progetto: 2006-2010
Realizzazione: 2011–in corso