Il paesaggio della quiete

costermano-memoriale-04

Uno straordinario esempio sulle sponde del Garda di quel sentimento di consolazione che la tradizione cimiteriale del Nord Europa ricerca da sempre nel contatto con la bellezza naturale e con il paesaggio

logo-progetto

 

 

Progetto: arch. Robert Tischler
Testo: Francesca Benati
Foto: Cristina Lanaro

 

Un’immagine rimane particolarmente impressa quando si visita il cimitero militare tedesco di Costermano. Saliti sul punto più alto e arrivati alla radura circondati dal bosco, da un belvedere leggermente aggettante sul pendio si apre una delle più belle viste su Garda, la sua rocca e il lago. Il senso di pace che si gode soprattutto al tramonto, quando lo sguardo si perde nei colori del controluce, racconta di quel sentimento di consolazione che la tradizione cimiteriale del Nord Europa ricerca da sempre nel contatto con la bellezza naturale e con il paesaggio.
Il luogo, su cui nel 1957 Robert Tischler per conto del VDK(1) concordò la costruzione del cimitero, è particolarmente fortunato, per posizione e orientamento: siamo sulle colline moreniche del lago di Garda a ridosso del monte Baldo, rivolti verso la campagna terrazzata. E proprio della privilegiata posizione, il progetto ha fatto il suo punto di forza. E delle relazioni con il contesto, il suo senso.

 

 

È organizzato come un percorso lungo il quale lo sguardo è sapientemente guidato in viste sugli episodi interni e prossimi, piuttosto che sugli elementi del paesaggio più lontani. A partire dall’ingresso – da cui si registra un’altra delle viste più significative sul cimitero – costituito da un semplice e ampio portale adiacente un padiglione che accoglie i servizi. Vi si giunge da una leggera rampa, ma per attraversarlo occorre salire rapidamente alcuni gradini oltre i quali, varcata la soglia, si apre una piccola terrazza che invita alla sosta. Ed è la rapida salita che svela, in modo inaspettato e sorprendente la vista, prima occultata, sul campo di inumazione principale: le lunghe fasce di Erica (che in primavera si accendono di un colore di forte impatto), le piccole croci in pietra che emergono dalla vegetazione in gruppi di tre e, salendo con lo sguardo, il pendio, gli alberi, il sacello e in alto, la croce scura in acciaio. La vegetazione sul pendio è opportunamente trattata per incorniciare e permettere la vista della croce direttamente dall’ingresso, così come bene raccontano alcuni disegni dell’epoca.

 

 

 

In una versione precedente del progetto, prima che emergesse la necessità di un parcheggio più grande e la ferrea volontà di occultarne le auto in sosta, l’ingresso doveva trovarsi in altra posizione, maggiormente baricentrica rispetto al complesso, in uno dei punti più bassi del cimitero, immediatamente ai piedi della collina, a coronamento della quale era posto il sacello in forma di belvedere orientato assialmente sull’ingresso. Da qui si sarebbe dunque aperta una vista frontale, molto differente per impatto e carattere rispetto a quanto successivamente realizzato, con l’ingresso defilato e la vista impostata di scorcio su più elementi: il campo di inumazione, il sacello e la croce.

 

 

Immediatamente il luogo acquista un carattere informale, meno solenne e all’atmosfera accogliente contribuiscono probabilmente anche le fasce di Erica che in parte occultano la sequenza delle pietre tombali dove sono incisi i nomi dei caduti.
Il cimitero si struttura su quattro livelli, tre dei quali ospitano i campi di sepoltura, e il quarto, dopo aver superato gli episodi architettonici del sacello e della piccola sagrestia in forma di padiglione, è posto alla sommità dell’altura: una semplice radura a prato, dove sono posizionati un altare in pietra e l’alta croce in acciaio.
Da qui ci si affaccia sui campi di inumazione, che appaiono senza soluzione di continuità con la campagna coltivata adiacente. L’innalzamento dei terrazzamenti inferiori, realizzato solo in un secondo momento attraverso un massiccio movimento di suolo, contribuisce all’occultamento della strada sottostante. E il cimitero così si relaziona direttamente con i campi terrazzati della collina di fronte, dal singolare profilo segnato da un lungo filare di cipressi.

 

 

Le lunghe fasce regolari di Erica riprendono ed interpretano il disegno dei vigneti e dei campi coltivati, sottolineando il morbido andamento del profilo dei terrazzamenti. L’utilizzo di un’unica specie vegetale rafforza l’effetto scenografico nell’evocazione del campo coltivato e nell’esplosione coloristica primaverile. Torna dunque in primo piano la vegetazione, cui è riconosciuto un ruolo che non è puramente decorativo o ornamentale, quanto di importanza strutturale nel cercare e proporre relazioni spaziali. Non è un caso se numerose furono le foto prese immediatamente dopo l’inaugurazione che raccontano di questa intima e feconda relazione con la campagna, tanto da diventare il logo di riconoscimento del cimitero stesso nelle pubblicazioni del VDK.

 

 

Dietro la croce, il belvedere sul pendio boscoso rivolto al lago di Garda. E dall’altare la vista spazia poi sul monte Baldo.
Diceva Carlo Scarpa a proposito della tomba Brion nel corso di una conferenza tenuta a Vienna nel 1976 (2): “per questo motivo chiamo il muro di cinta terreno sacro, perché dall’interno si vede un magnifico panorama […]”. E come per il progetto di Scarpa a S. Vito di Altivole, anche qui a Costermano, il progetto di un cimitero diventa progetto di paesaggio, in quanto è alla scala del paesaggio cui esso si relaziona e si riferisce.

 

(1) Il Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge (VDK) è l’organizzazione che dal 1921 realizza e tuttora gestisce i memoriali e i cimiteri di guerra tedeschi.
(2) Cit. in Luigi Latini, Cimiteri e disegno del giardino nel paesaggio italiano del Novecento, in All’ombra dei cipressi e dentro l’urne..., Atti del convegno ASCE svoltosi a Bologna nei giorni 24-26 novembre 2004.

 

COMMITTENTE
Volksbund Deutche Kriegsgräberfürsorge (VDK) Monaco di Baviera

PROGETTISTA
arch. Roberti Tischler

COLLABORATORI
arch. Max Ramer
arch. Curt Vogler (giardino)
Heinz Arnold (curatore VDK)

DIREZIONE LAVORI
prof. Gerd Offenberg, arch. Joseph Volz

ARTISTI
Manfred Bergmeister (cancello), Tereshia Mecke-Steger (mosaico), Max Rotthaler (carta dell’Italia), Ernst Gröhler (grafica), Franz Grau (arredo), Hans Wimmer (scultura del sacello), Sebastian Eberl, Paul Geltinger (fabbri), Annette Kappen (ceramica), Manfred Bergmeister (croce)

CRONOLOGIA
1955 / 1957 progetto
1958 / 1964 realizzazione
1967 inaugurazione