La Villa è Mobile

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Una villa settecentesca nel cuore della pianura veronese è il centro di una cospicua attività culturale incentrata sulla tradizione del mobile artigianale

 

 

Testo: Angela Lion

Nel 2000 la famiglia Morelato intraprende un virtuoso progetto, architettonico e culturale: acquista a Cerea Villa Ca’ del Lago, appartenente alla famiglia Dionisi, da cui l’odierno nome. L’obiettivo, ambizioso, si prefigge di utilizzare l’architettura come contenitore intellettuale, uno strumento di conoscenza capace di riportare un contesto – quello della Villa – abbandonato e decadente agli ‘antichi splendori’, caratterizzati dalla magnificenza formale e dall’importanza culturale della corte stessa.
Tutto ha inizio da qui, dal contesto in cui si colloca la Villa e dalla sua cortina edilizia che ben si presta a tale intento. L’immobile diventa un pretesto architettonico all’interno del quale suffragare l’importanza della storia, seguendo le forme del passato e il loro evolversi negli oggetti di design – il mobile appunto – come rappresentazione del lavoro artigianale, lo studio tecnico e la praticità nel realizzare un prodotto di elevato sofismo.

Il complesso della Villa, costituito da un’elegante dimora settecentesca, è mirabile nelle sue linee; è il testimone di una vita passata, pervenuta fino a noi attraverso il mutare del tempo e degli eventi. La scelta della nobile famiglia Dionisi di erigere a Cerea la villa di famiglia fu suggerita dalla necessità di esercitare un diretto controllo sulle loro terre messe a coltura, e nel contempo di accogliere i numerosi ospiti in una elegante cornice agreste. Ci pensò in particolare il marchese Gabriele (1719-1808), figura di spicco nella società illuminata della Verona del Settecento. Nel secolo della massima valorizzazione della coltivazione del riso si impegnò in questa direzione; il marchese, oltre a condurre l’impresa agraria, fu anche la mente della ristrutturazione della villa, sorta su precedenti strutture. Fu lui a indicare al decoratore Nicola Marcola i temi intesi ad esaltare le glorie del casato Dionisi.

 

 

L’impianto tipologico ricalca lo schema tradizionale della villa veneta, e in questa ricerca di grazia, di forme eleganti e leggere, si percepisce l’adesione al gusto privato del rococò. Nel ricercato contrasto tra la solidità dell’impianto formale e la raffinatezza del disegno dell’ordine ionico e delle linee ondulate delle modanature del fastigio e delle volute di raccordo, l’opera trova una sua indiscutibile peculiarità. È tuttavia della dimensione verticale del fastigio e nell’intensificazione dell’arredo decorativo, sia pittorico sia plastico che la semantica del discorso si carica sin quasi a divenire compiaciuta esibizione del rango sociale. Dopo un accurato restauro conservativo – di tipo filologico, secondo il pensiero ottocentesco di Camillo Boito – la residenza diventa un centro culturale molto vivo che, vanta un’attività di ben undici anni.

 

Ed è proprio su questo tendere in fieri a un’elevazione non più sociale, bensì culturale, che si fonda il pensiero cardine di Morelato. In un territorio per lo più agricolo, poco sensibile alle attività culturali, quale migliore spinta propositiva verso un rigoglioso proliferare di interscambi e produzioni? L’idea principe diventa il valorizzare una realtà locale, supportandola al confronto globale legato ad un approccio interdisciplinare, e rivolto a un pubblico internazionale.

 

 

Il motore di questa macchina intellettuale è il mobile significante, posto all’interno di un forte elemento architettonico, analizzato attraverso la ricerca storica e il linguaggio stilistico. Il MAAM – Museo delle Arti Applicate del Mobile – fa ricerca con grande dinamicità, attraverso molteplici iniziative: ogni anno un concorso di idee e la realizzazione di oggetti di design creati da importanti architetti. La figura di Giorgio Morelato è diventata nel tempo il tramite per dare un’immagine fresca a numerose ma tacite identità produttive di Cerea e dintorni, e per sostenere la promozione del mobile, in particolare del suo valore artigianale.

 

 

L’Osservatorio sull’arte applicata nel mobile nasce con l’obiettivo di rinsaldare il legame tra memoria storica e proposte contemporanee, e di definire, attraverso momenti esemplari, le diverse espressioni del progetto in rapporto all’evoluzione dell’abitare contemporaneo. Si sviluppa con la consapevolezza che il visitatore potrà porsi, rispetto a tali opere, come attento osservatore degli sviluppi e delle trasformazioni dello spazio domestico e collettivo. Si potrà, pertanto, esemplificare il rapporto tra opere e società in modo diretto, attraverso alcune categorie formali e tipologie ambientali, in una rappresentazione del ruolo sociale e culturale dell’artigianato (idee del progettista e capacità dell’artefice di cogliere i suoi suggerimenti), in rapporto all’evoluzione dei vari gruppi sociali. Il tutto è orientato a promuovere il mobile attraverso la conservazione della collezione permanente, la promozione di manifestazioni, mostre temporanee, seminari, laboratori didattici, pubblicazioni, lo studio e la ricerca dei materiali (prove di laboratorio, tecniche e lavorazioni, essenze lignee), e l’archivio ricco di documentazione storica. Sono previste attività divulgative e promozionali che vanno dalle mostre di oggetti di autori come i maestri ebanisti, ai laboratori didattici per la crescita culturale degli operatori del settore, a seminari in grado di far crescere la consapevolezza del ruolo delle Arti Applicate dell’area produttiva del veronese. Dal 2010 il MAAM entra a far parte della Rete del Giacimento del Design Italiano, nata nel 2005 ad opera del Triennale Design Museum di Milano per favorire un censimento esteso al territorio nazionale. Lo scopo è far emergere una realtà che costituisce il valore primo del design italiano nel segno di quell’artigianato ‘alto’ che ha fatto grande la nostra tradizione culturale, progettuale e industriale.

 

 

Partendo dalla spettacolarità e concettualità su cui si fondava anticamente il progetto della villa veneta, Villa Dionisi ha voluto riproporre in chiave moderna questi elementi: la ricerca e lo spazio ludico. A partire dai primi anni Ottanta sono state conservate opere frutto di diverse operazioni culturali presenti in mostre ed eventi. All’interno della Fondazione vi sono i prototipi della produzione sperimentale e sono distinguibili in diversi ambiti: le opere di ricerca (oggetti realizzati per mostre e tematiche particolari), le riedizioni (appartenenti alla storia e fedelmente riprodotti), le donazioni (opere progettate da illustri designer e donate per la collezione museale), le edizioni (una selezione di oggetti in forma limitata) e i premi.
È ad opera della Fondazione MAAM che da anni si svolge il concorso del Mobile Significante con un tema di ricerca progettuale riferito a vari ambiti: dai luoghi dell’attesa ai luoghi del lavoro domestico. Ogni oggetto vincitore, selezionato da una giuria di esperti, viene riprodotto e arricchisce le sale del Museo, racchiudendo in sé una storia piena di significati.