L’ampliamento come gemmazione

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Due progetti paralleli, cresciuti nel tempo e accomunati dal tema, dall’area geografica e dai materiali: quelli da costruzione e, prima ancora, quelli del progetto

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Progetto : arch. Nicola Gasperini
Testo: Nicola Tommasini
Foto: Cristina Lanaro
I due progetti dell’architetto Nicola Gasperini che illustriamo in queste pagine presentano molte chiavi di lettura comuni, e appartengono a quella categoria di intervento – l’ampliamento di un edificio esistente – oggi piuttosto frequente nella nostra professione, attuato però con modalità particolarmente interessanti e che nascono, anche, da una ricerca sul senso stesso del concetto di ampliamento e di crescita di un organismo edilizio.
Comuni, tra i due progetti, sono anche la storia e i tempi di attuazione: entrambi sviluppano ampliamenti di ville unifamiliari, circondate da ampi giardini che ne hanno favorito, guidato e condizionato la “crescita”. Sono localizzati rispettivamente a Stallavena di Grezzana e a Cerro Veronese, in luoghi quindi geograficamente molto vicini, ma, allo stesso tempo – e inevitabilmente, vista la topografia, la storia e l’altitudine dei luoghi – anche chiaramente diversi e particolari.
Entrambe le realizzazioni sono poi frutto di progetti e interventi attuati per fasi e dilungatisi dal 1994 al 2009. Il lavoro dei progettisti è partito poi anche dal restyling delle abitazioni esistenti, fuse assieme con varie modalità e declinazioni – come vedremo – negli spazi dell’ampliamento.

 


CERRO VERONESE
L’intervento di Cerro Veronese ha interessato un’abitazione costruita negli anni ‘70, che presentava le comuni caratteristiche delle case per abitazione costruite in Lessinia nel periodo: prevalenza dei pieni sui vuoti, masse murarie che disegnano volumi edilizi semplici e chiusi da tetti a falde, utilizzo di materiali di rivestimento locali come intonaco e pietra della Lessinia. La costruzione sorge su un declivio piuttosto dolce e si attesta parallelamente al pendio della montagna seguendone in pianta l’andamento con la leggera rotazione relativa dei due blocchi della quale è composta.

 

 

La prima scelta di progetto è partita forse recependo questa modalità di insediamento nel terreno, con la “gemmazione” del nuovo volume (che contiene una piscina e spazi wellness) ad accrescere e completare, verso ovest, la successione dei due blocchi edilizi originari. La scelta insediativa non è banale perché, se è vero che stringe e comprime lo spazio del giardino nei pressi del nuovo volume, allo stesso tempo accresce la dilatazione dello spazio verde verso sud in una sorta di cavea naturale davanti ai volumi esistenti.
Il nuovo volume a ovest è interessante principalmente per due aspetti: si insedia in maniera delicata e rispettosa dell’esistente (perché, nella parte litica, si mantiene non più alta dello zoccolo in pietra della casa esistente, inalterandone i rapporti ed accordandosi cromaticamente con la parte basamentale) e per il fatto che allo stesso tempo ribalta, linguisticamente, la composizione costruttiva esistente.

La nuova gemmazione non è infatti, come l’originario, un volume pieno e scavato, ma è composizione di elementi discreti: i setti in pietra che sorreggono la curiosa copertura in ferro e legno (ancora in accordo coi materiali e il contesto) e che racchiudono lo spazio interno chiuso a sud da una inedita parete in vetro.
Questa modalità di costruire non per sottrazione o scavo, ma per composizione di parti, è ancora più evidente nell’attacco con l’esistente sul lato nord, con i due setti – quello dritto e quello ricurvo che penetra nello spazio interno – che programmaticamente non si chiudono mai in un angolo, ma antepongono sempre tra loro uno spazio vuoto, un distacco.

 

 

STALLAVENA
La casa di Stallavena di Grezzana è un progetto più complesso e articolato. Sorge all’interno di un giardino di grandi dimensioni reso, dall’esterno, molto più impenetrabile. Il terreno presenta un leggera pendenza con una balza proprio nel punto in cui la villa preesistente viene unita con l’ampliamento, ad una quota inferiore. L’edificio esistente è composto da un volume ad L, a due livelli.
L’ampliamento, con un atteggiamento in parte diverso rispetto a quanto visto a Cerro, diviene dimensionalmente più importante, tanto da poter “competere”, sul piano del peso visivo, con la casa esistente. E la strategia di progetto va proprio nella direzione di rendere, da fuori, il nuovo come formalmente e matericamente autonomo, punto finale di una composizione spaziale che, partendo dalla parte esistente a nord, dispone, sul tappeto verde del parco, i diversi volumi in successione, via via sempre più ricchi, articolati, disomogenei ed aperti.

 

 

Rispetto a Cerro, il progetto si fa anche per citazione, con l’espansione che richiama la villa Malaparte a Capri: qui la gradonata, con l’espansione del volume verso l’esterno, diviene lo strumento attraverso cui staccare visivamente il nuovo dall’esistente.
L’autonomia del nuovo diventa chiara anche in pianta con il movimento di rotazione impresso al volume, ad indicare, con una nuova e propria giacitura, la propria singolarità e autonomia.
Anche la composizione costruttiva e materica, come a Cerro, mira all’individualità del nuovo. Il grande volume a gradoni è rivestito in sottili lamelle di legno, e poggia sui grandi setti in pietra rosa della Lessinia che concorrono a creare, al piano inferiore, uno spazio (la nuova zona giorno) davvero interessante: un portico (delimitato dalle grandi pareti in vetro che hanno però il solo scopo di isolare termicamente e non di chiudere lo spazio) in continuità con l’esterno ed il giardino, vero fondale di queste stanze.
è da qui che comincia una sorta di percorso labirintico, fluido e continuo, che penetra sotto il volume in legno e si moltiplica in diverse ramificazioni in un susseguirsi di incessanti variazioni, scarti, di soglie mai nette ma dinamiche, lente, come un paesaggio che cambia centimetro dopo centimetro. Si può ad esempio raggiungere al livello superiore lo studio (aperto a sud sul verde), da dove poi riuscire fuori in un micro giardino pensile.

 

 

Al contrario si può raggiungere una zona fitness che riemerge, dopo una serie di gradonate interne, a nord, in un ulteriore micro giardino. Si può infine, sempre dal “portico”, raggiungere l’interno dello spazio a gradoni (con la piscina) oppure ritornare al livello superiore e raggiungere gli spazi della casa esistente.
Casa Malaparte non è la sola fonte per il progetto di Stallavena, ma sono evidenti, come a Cerro, sia la lezione scarpiana (nell’uso dei materiali) o di Umberto Riva (negli interni di Stallavena, ad esempio), sia della villa Mairea di Aalto (nel rifiuto di qualsiasi modularità e serialità). Entrambi i progetti – al di là delle concretizzazioni singolari e particolari dei diversi spazi o dell’uso dei diversi materiali – lanciano, sotto traccia, interessanti spunti e occasioni di riflessione sulle modalità di approccio rispetto a due temi fondamentali: il rapporto vecchio-nuovo e la ricerca della modalità di crescita del corpo edilizio. E la riuscita di esperienze come quelle appena descritte sta forse nell’aver saputo cogliere la necessarietà dell’indipendenza e dell’autonomia del nuovo, senza essere cieca indifferenza ma, prima di tutto, occasione anche di ri-significazione del vecchio.

 

 

 

 

PROGETTO ARCHITETTONICO
arch. Nicola Gasperini
con arch. Giovanni Ferrarese
arch. Cristina Rizzo (1994 / 1996 Stallavena, 1996 / 1998 Cerro)

DIREZIONE LAVORI
arch. Giovanni Ferrarese

CONSULENTI
Progetto strutture: ing. Mauro Zanconato
Progetto impianti: ing. Alberto Signorini

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DATI DIMENSIONALI
Stallavena:
volume interrato 1120 mc
volume fuori terra 311 mc
Cerro:
volume interrato 477 mc
volume fuori terra 194 mc


CRONOLOGIA
Stallavena:
1994 / 1996 ristrutturazione
2006 / 2009 ampliamento
Cerro:
1996 / 1998 ristrutturazione
2000 / 2001 ristrutturazione
2007 / 2009 ampliamento

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