Loft in translation

loft-verona-matteo-marco-arfellini-02

Un enigmatico numero 36 a caratteri cubitali su una facciata grigio lavagna, segnata dai tagli di tre finestre a nastro, cela le grandi potenzialità riattivate di una ex officina nel quartiere San Marco

 

logo-progetto

 

Progetto: arch. Marco Arfellini, arch. Matteo Arfellini
Testo: Angela Lion
Foto: Michele Mascalzoni

 

“Come tu mi vuoi”: così intitolava Luigi Pirandello uno dei suoi testi teatrali alla fine degli anni Venti del secolo scorso. Un personaggio enigmatico caratterizzava il racconto, il cui ignoto destino riportava alla tematica di una doppia identità. Citazione quanto più calzante per la realizzazione presentata in queste pagine: abitazione, residence o studio? Di tutto un po’, per l’appunto “come tu mi vuoi”!

 

 

‘Loft Verona’, questo il nome della nuova realtà architettonica dei fratelli-architetti Marco e Matteo Arfellini, nasce da una vicenda singolare. La storia lo censisce come officina meccanica, capannone di un piccolo elettrauto fuori porta, tra residenze, piccole fabbriche e aree dismesse. La struttura, di scarso interesse qualitativo, si presentava come un grande open space, circoscritto da condomini e fabbricati plurifamiliari: un patchwork dei differenti segni della storia del costruito, dove la cucitura edilizia del tessuto urbano era tenuta assieme da un consistente filo, ovvero l’area del lotto. Il progetto nasce per caso, un po’ come succede nella vita in cui certi eventi non programmati risultano i meglio riusciti. Il proprietario di allora aveva deciso di sistemare la copertura dell’officina con l’intento di riqualificare l’immobile: un maquillage in previsione di un rinnovo dell’attività. In realtà questo fu vero solo in parte: la copertura venne completamente ripristinata mentre l’attività giunse al suo termine.

 

 

L’officina era interessante dal punto di vista commerciale: un grande spazio – circa trecento metri quadrati – limitrofo alla città, comodo ai servizi e polivalente. Le idee iniziarono a correre velocemente con l’opportunità per lo studio Arfellini di rilevare il complesso e poter concretizzare le numerose ipotesi elaborate. Una scelta di vita: nuove prospettive, nuove configurazioni, nuove opportunità. La macchina edilizia iniziò a mettersi in moto. Il percorso, ad ostacoli, rese l’iter progettuale – eufemisticamente – poco snello. Non sempre, infatti, il tentativo di miglioria fa quadrato con le autorizzazioni.

 

 

Il problema più gravoso era garantire luce e aria al manufatto, monopiano e con un solo limitato affaccio lungo la strada. La soluzione a tali problematiche arrivò con la suddivisione del fabbricato in due zone e l’inserimento di due patii per far fronte ai parametri aero-illuminanti. L’ingegnoso dispositivo appariva tanto semplice sulla carta quanto complesso nell’interpretazione tecnica, palleggiata tra amministrazione comunale e ASL. Se da una parte la questione superava l’ostacolo della fattibilità, per l’ente sanitario si andava contro alla definizione di cavedio, inteso come elemento tecnico dalle piccole dimensioni a servizio delle due unità. La risoluzione di questa diatriba ha portato a una ricognizione dell’esistente, che ha dato origine e spazio ad una distribuzione interna armoniosa e corrispondente sia ai parametri sanitari che tecnici.

 

 

Il progetto ha consentito di realizzare due ampie aree destinate a residenza, studio e alloggi per ospiti, articolando al meglio lo spazio. La tecnologia costruttiva ha consentito di sfruttare l’altezza utile, e ricavare un secondo livello raddoppiando la superficie fruibile.Particolare attenzione è stata rivolta al complesso sistema impiantistico, per garantire una struttura in grado di auto alimentarsi, e alle finiture dal carattere industriale, capaci di conservare i segni del passato. La copertura è rimasta immutata rispetto alla riqualificazione effettuata negli anni precedenti al cambio d’uso, modificata esclusivamente con l’inserimento delle due zone cortilizie.

 

 

Significativa l’attenzione ai materiali – legno, metallo e vetro – a servizio di una struttura semplice come in origine. I due blocchi funzionali, celati da un ingresso che incuriosisce ma non permette in alcun modo di comprendere la natura dell’intervento, sono perfettamente speculari, collegati da un corridoio.

 

 

 

Loft Verona è quello che oggi si potrebbe definire una concept house, ovvero uno spazio che raccoglie più funzioni. Un interno dallo sguardo cosmopolita, dove fanno bella mostra gli oggetti di cui i proprietari sono appassionati: oggetti d’arte e artigianato raccolti durante gli innumerevoli viaggi, le collezioni di dischi (in particolare blues) e i libri. Un’officina di idee, è il caso di dire, dove raccogliere passioni, il vissuto quotidiano e il proprio lavoro: il tutto scandito dal grande orologio in ferro, che inesorabile segna il tempo che passa.

 

PROGETTO ARCHITETTONICO E DIREZIONE LAVORI
Studio Arfellini, arch. Matteo Arfellini

DIREZIONE LAVORI
Studio Arfellini, arch. Marco Arfellini

COLLABORATORI
arch. Lorella Polo, Claudio Ciresola (progetto ed esecuzione), ing. Giovanni Predicatori (strutture),
Progetto Energia (impianti), arch. Giuliano Arfellini (collaudo statico)

COMMITTENTE
Privato

CRONOLOGIA
Progetto e realizzazione: 2010-2012

Impresa opere edili:
Costruzioni Camparsi

Serramenti:
Vandelli

Opere in legno:
Ediltetto

Opere in ferro:
Carpenteria Padovani

Impianto termo-sanitario:
Italfrigo

Impianto elettrico:
Maistri