Sognando il bosco

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Una scuola per l’infanzia realizzata all’interno di un contesto ancora in divenire ricerca un ideale dialogo con il territorio di appartenenza

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Progetto: arch. Federico Signorelli / Circlelab
Testo: Alessio Fasoli
Foto: Valentina Cafarotti e Federico Landi

Un vecchio proverbio suggerisce di imparare l’arte e metterla da parte: consiglio che spiega come nella vita sia bene imparare molte cose perché alla fine potranno tornare utili. Questa è l’interpretazione popolare, ma ce n’è un’altra, più sottile, che ne rappresenta la vera essenza e che insegna a diventare esperti di un argomento e ragionare come se non si fosse mai saputo niente.
Vi chiederete che legame ci possa essere fra un vecchio proverbio e l’architettura, e forse converrete che l’architettura migliore non è quella che risolve tutti i problemi, ma quella che nasce dal cuore e dai bisogni autentici, un’architettura vista non solo con gli occhi del tecnico esperto, piuttosto dall’uomo e per l’uomo. E così, il team condotto dall’architetto Federico Signorelli di Circlelab assieme ai collaboratori di Clab architettura ha recuperato l’idea progettuale per l’opera che presentiamo in queste pagine direttamente dal recondito bisogno umano di vivere nella natura che spinge a riappropriarsi del rapporto viscerale che ci lega ad essa. Il bosco quindi, inteso come luogo dell’ignoto e della paura, ma anche rifugio magico e segreto, diventa così il centro nevralgico dell’idea progettuale. Un bosco più sognato che reale, almeno allo stato attuale.


Siamo a Salionze, frazione di Valeggio sul Mincio, all’interno di una delle tante nuove lottizzazioni interrotte sul nascere dalla crisi economica; un’area di progetto e un contesto privo di elementi architettonici caratteristici che possano dettare rapporti di qualsiasi tipo con l’edificio da costruire. Un elemento di interesse è stato individuato dai progettisti nel vecchio canale lungo la via, unico cimelio “vergine” rimasto a memoria dell’epoca agricola, e che si proponeva come un elemento naturalistico inalterato; da qui l’idea di ristabilire un rapporto perduto fra la nuova architettura scolastica e l’ideale bosco.
L’accesso alla scuola avviene infatti da via Adige Del Bue, attraverso una passerella che “salta il fosso” e ci accompagna dall’altra parte della sponda come metafora obbligata del passaggio, qui interpretato come soglia in grado di introdurci in un luogo diverso, reale e metafisico al tempo stesso (la scuola nel bosco).


Il progetto prende avvio nel 2013 quando il programma di Circlelab si aggiudica il bando per la progettazione e la direzione lavori, mentre gli esecutivi e la realizzazione dell’opera sono affidati a una società esterna scollegata dal team di progetto. Questa modalità dell’appalto integrato è la causa principale del compimento solo parziale dell’idea originaria, ingiustamente inibita dalla presenza di questo terzo soggetto rappresentato dalla società costruttrice che, in virtù delle “migliorie” apportate per rendere più economica la costruzione dell’edificio, ha snaturato alcune delle soluzioni architettoniche originali sostituendole con altre meno nobili e adatte al raggiungimento dell’obiettivo formale prefigurato. Questo “ostacolo” tutto italiano non ha in ogni caso minato la forza dell’idea progettuale che, pur indebolita, è stata preservata dalla mediazione continua del team Circlelab, tanto che nel 2014, dopo solo cinque mesi di cantiere, l’edificio della scuola materna è giunto al termine.

Fin dai primi schizzi si legge il carattere dell’edificio, che appare come un parallelepipedo definito dalla sottrazione di alcune parti, a loro volta riempite dal verde che sembra penetrare dal contesto esterno. Un’attenzione particolare è posta all’orientamento e ai percorsi di accesso. A nord, la passerella accoglie i bambini con i genitori, mentre il personale didattico e tutti i materiali necessari per lo svolgimento delle attività usufruiscono di un accesso indipendente da ovest. Superata la passerella d’ingresso, colpisce l’altezza ribassata così atipica del portico, segno di una attenzione progettuale rivolta al bimbo come vero protagonista della scena. Questo genere di attenzione si ritrova in tutti i dettagli della struttura, dalle finestre poste a diverse altezze, alla dimensione stessa degli spazi e degli arredi.

Il portico d’ingresso appartiene alla logica delle sottrazioni dal volume principale, facendo penetrare il verde all’interno della scuola; gli architetti hanno deciso di caratterizzare le sottrazioni materiche di tutto il corpo di fabbrica con un rivestimento di intonaco colorato, mentre i fronti esterni sono rivestiti con pannelli di fibrocemento che hanno sostituito il rivestimento ligneo previsto inizialmente. Questo cortile d’accesso divide fisicamente le due ali dell’edificio: quella a destra, rivolta a ovest, contiene gli uffici per il personale e i servizi tecnici; quella a sinistra, rivolta a est, ospita i laboratori e le aule didattiche.
La variazione di scala ci sorprende anche quando, entrando nell’atrio d’ingresso, siamo sorpresi da uno spazio a doppia altezza con le pareti inclinate che funge da camino solare e che, come elemento svettante, e afferma l’importanza sociale assunta dalla scuola nella sua funzione educativa. L’interno dell’edificio è tutt’altro che banale; la ricerca di uno spazio stimolante si ripercuote nella distribuzione spaziale delle aule e nella peculiarità di avere sempre una “visione della pianta aperta”, che permette all’insegnante di monitorare le attività del bambino in qualsiasi punto dell’edificio, pur assicurando l’intimità dovuta. Due patii fungono da giardini interni, e diventano prolungamenti delle aule nelle stagioni propizie.

 

Anche la quantità di luce e il rapporto con l’esterno muta in base alla funzione cui è destinato ogni ambiente, differenziando tra le grandi vetrate verso il giardino negli spazi di svago comune e aperture minori nelle aule laboratorio, dove è richiesta una maggiore concentrazione del bambino.
Una speciale attenzione è stata riservata alla metodologia costruttiva e alle tecnologie dell’immobile: dalla struttura in legno, che ha permesso una notevole riduzione dei tempi di costruzione garantendo le qualità di sicurezza sismica richieste dalla normativa, fino all’impianto fotovoltaico e solare termico che rendono questo edificio particolarmente sostenibile sotto l’aspetto dell’impronta ecologica e del costo di esercizio.

Creare un’architettura è una questione complessa, una continua ricerca di equilibrio perfetto, almeno teorico. Come ogni fatto della vita, il risultato di un’operazione è sempre imprevisto, una continua mediazione fra diversi fattori. Dopotutto, come ci insegna un grande maestro, l’architettura è solo un pretesto: importante è la vita, importante è l’uomo (Oscar Niemeyer). Possiamo terminare costatando quanto difficile sia il lavoro dell’architetto, un compito dal risultato spesso incerto per l’infinità di variabili che concorrono nella realizzazione di un’opera. Questa scuola racconta una storia complessa ma finita bene, un esempio positivo per l’architettura contemporanea veronese, un team che ha saputo fare squadra e mettere in pratica il vero significato del fare architettura: forse anche grazie a quel vecchio proverbio mai dimenticato.

 

COMMITTENTE
Comune di Valeggio sul Mincio

PROGETTO ARCHITETTONICO
arch. Federico Signorelli
Circlelab architecture

COLLABORATORI
Clab architettura:
arch. Nicola Bedin, arch. Andrea Castellani,
arch. Matteo Fiorini, arch. Paolo Rigodanzo,
arch. Leila Signorelli

CONSULENTI
Sunering srl (impianti)
ing. Giampaolo Naso (strutture)
dott. Elena Fascinelli (pedagogia)

IMPRESA
Alvit srl, Torino

DATI DIMENSIONALI
Superficie lotto: 3159 mq
Superficie edificio: 670 mq

CRONOLOGIA
Progetto e realizzazione:
aprile 2013-settembre 2014