Sospeso tra interno ed esterno

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La realizzazione della nuova sede di Citco nasce dall’idea di una grande vetrina che affaccia l’immagine dell’azienda nel centro del distretto del marmo veronese

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Progetto: Ardielli Associati
Testo: Nicola Tommasini
Foto: Cristina Lanaro – Federico Lora
La nuova sede di Citco appare come una contraddizione, almeno dal punto di vista semantico, ovvero se si osserva l’edificio dal punto di vista del rapporto tra ciò che l’azienda “produce” – in relazione anche al territorio dove opera – e l’immagine che dà di sé. La contraddizione è questa: ci si trova di fronte un’azienda che opera nel campo del marmo e che si presenta con una facciata – in vetro e acciaio, certo molto pulita ed elegante – che sembra escludere però, da subito, qualsiasi riferimento alla propria natura o alla propria mission commerciale. Citco, in realtà, produce oggetti, complementi d’arredo e rivestimenti interni lavorando i materiali lapidei attraverso tecnologie innovative e con risultati che spostano le proprie coordinate più verso il mondo del design e dell’arredo (molto glamorous) che verso quello delle costruzioni. Ecco che la contraddizione di fondo riscontrata prima, a ben vedere, viene ribaltata dal progetto e la natura stessa degli oggetti creati dall’azienda fa scaturire l’idea di un edificio-vetrina, per esporre ed esporsi al pubblico.

 


La nuova sede sorge nella zona industriale di Cason di Rivoli Veronese, nel centro del distretto del marmo, in un territorio dal paesaggio industriale di fine anni ’90, piuttosto anonimo. La zona è tagliata dalla provinciale che porta a Trento, strada di elevata percorrenza su cui si alternano, affacciandosi in maniera disordinata, le grandi gru a ponte dei diversi siti di lavorazione del marmo, i grandi piazzali occupati dai blocchi di pietra grezzi e i piatti volumi dei capannoni industriali. L’idea della vetrina nasce anche da qui e dalla necessità di visibilità che il marchio intende ottenere su un territorio e un distretto certo in profonda crisi ma, nota non irrilevante, ancora di notevole importanza per l’azienda: solo qui si trova il necessario know-how tecnico e le maestranze ancora ricche della sapienza artigiana fondamentale alla produzione di alta qualità.

 

 

Il complesso presenta un’impostazione tipologica molto semplice che mette assieme in uno schema tripartito il capannone a struttura prefabbricata (il sito di lavorazione/trasformazione del marmo), il corpo degli uffici, al centro, e la grande vetrina verso la strada.
L’elemento più rilevante del progetto sta nell’intersezione tra il corpo uffici e la grande vetrina. Lo schermo di vetro e acciaio – la facciata è lunga 55 metri e alta circa 8, con lastre in vetro larghe 2,50 metri – è traslato ad ovest fino a creare, tra sé e la parete del corpo uffici, un nuovo volume. Questo spazio è, fondamentalmente, intermedio, sospeso tra interno ed esterno. Il bianco della grande parete degli uffici e del pavimento appare forse come l’unica scelta possibile, perché in ordine ad un obiettivo di creare uno spazio il più possibile etereo e neutrale e quindi potenzialmente pronto ad svolgere più funzioni.

È soglia e ingresso, è strada coperta che distribuisce i percorsi interni, è spazio per le esposizioni dei marmi e degli oggetti creati o per incontri formativi. La parete vetrata funge anche da sofisticato sistema passivo per la regolazione termica interna, con un funzionamento del sistema involucro che varia in funzione della stagione, estate e inverno, e del ciclo giorno-notte. Agendo sulle aperture alla base della vetrata e sui lucernari in copertura si controlla l’ingresso dell’aria e il conseguente innesco di moti convettivi dovuti alla differenza di pressione. La facciata si riflette su di uno schermo d’acqua esterno, che garantisce il raffrescamento evaporativo dell’aria di immissione.

 

 

La facciata interna, quella degli uffici, è invece caratterizzata da un gioco di aperture quadrate di varie dimensioni disposte liberamente – random – nel paramento murario, quasi a voler dissimulare e impedire la lettura degli spazi e dei livelli interni giocando sull’effetto sorpresa-spaesamento che danno le aperture a diverse altezze (e può capitare, dal basso, di gettare lo sguardo su qualche gamba malandrina…). Le due grandi facciate – uffici e vetrina – sono rotte solo da due elementi: il volume sospeso della sala riunioni del primo livello e la scala cilindrica di distribuzione interna. La sala riunioni si presenta come l’unico volume pieno: un parallelepipedo che buca la vetrina ed esce a sbalzo sull’esterno, coprendo e segnalando l’ingresso principale. Il volume è trattato con un rivestimento a lamiera metallica forata a taglio laser, con un motivo a (micro) quadrati – quasi la riduzione delle finestrelle degli uffici. In posizione centrale, nel corpo uffici, si trova la grande scala di collegamento tra i vari livelli, forse l’elemento più debole della composizione.

 

 

Essa è in posizione gerarchica e centrale e ciò innesca una sorta di asse di simmetria principale che non trova nessun riscontro nella composizione della facciata (che ha, di contro, grande asimmetria informale data dalla composizione delle finestrelle e dallo spostamento del volume aggettante della sala riunioni verso destra). La scala, avvolta in un cilindro metallico con grandi forature disegnato dal designer milanese Ferruccio Laviani, doveva, nel progetto originale, rimanere interna alla parete degli uffici e invisibile dall’esterno.

 

 

Si può non a torto considerare questo edificio come segno dei tempi: un simbolo del passaggio dal mondo della produzione industriale a quello della lavorazione-trasformazione e alla conseguente enfasi sulla comunicazione del prodotto (forse non più un’architettura della seconda età della macchina, ma della prima età del marketing). Passaggio espresso anche attraverso importanti collaborazioni – il nome più eclatante è quello di Zaha Hadid, al lavoro sul disegno di alcuni arredi – e la scelta di affidare il progetto e l’architettura-manifesto della propria sede alla professionalità di uno studio veronese.

 

 

 

PROGETTO ARCHITETTONICO
Ardielli associati
arch. Marco Ardielli
arch. Paola Fornasa

COLLABORATORE
arch. Andrea Frate

PROGETTO STRUTTURE E DIREZIONE LAVORI
ing. Roberto Daducci

DATI DIMENSIONALI
Sup. produttiva: 1950 mq
Sup. uffici: 720 mq


CRONOLOGIA
Progetto: 2011/2012
Realizzazione: 2012/2013