Tre passi oltre la soglia

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Una ricognizione sul tema dell’ingresso, condotta nel passaggio da una dimensione privata dello spazio a una semi-pubblica, per giungere a un uso collettivo

 

 

Progetto 1: arch. Orlando Lanza, arch. Cristina Rizzo
Progetto 2: arch. Saverio Antonini, arch. Marco Buonadonna
Progetto 3: arch. Mario Bellavite – Arcade
Testo: Laura Pigozzi

 «Oh, Frufrù, che bellezza se potessimo entrare nella Casa dello Specchio! Son certa che ci sono tante belle cose. Fingiamo di poterci entrare, Frufrù, fingiamo che lo specchio sia morbido come un velo, e che si possa attraversare. To’, adesso sta diventando come una specie di nebbia… Entrarci è la cosa più facile del mondo»

(Lewis Carroll, Attraverso lo specchio, 1871

 

L’ingresso rappresenta il luogo attraverso il quale si accede a uno o più luoghi distinti. Esso è fisicamente costituito da una soglia “lastra di pietra, striscia di cemento o, più raramente, di legno che unisce al livello del pavimento gli stipiti di una porta o di altri vani d’ingresso”, quale areale d’incontro e contemporanea separazione di almeno due realtà dalle caratteristiche differenti. Il termine, che raccoglie in sé l’etimologia latina della pianta del piede (solea), è indicativo dell’atto dell’attraversare e dello stabilire una relazione tra l’interno e l’esterno di quell’ambito: l’azione del varcare la soglia, “mettendoci piede”, induce alla scoperta di un contesto nuovo, di cui non conosciamo le regole. Per estensione linguistica e figurativa, la sola parola può comprendere l’intero sistema di entrata, sia esso porta, cancello o bussola, andando a definire architettonicamente una dimensione spaziale dalla quale potrebbe persino avere inizio un vero e proprio percorso.

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Da un punto di vista formale, essa può assumere la connotazione del segnale allusivo, quando riesce a dare il benvenuto trasferendo il carattere di ciò che è custodito oltre il recinto. Altre volte, più delicatamente, può invitare il visitatore ad accostarsi gradualmente, delineando, magari attraverso un giardino, un vero e proprio cammino di entrata. Altre ancora, può trasformarsi in un elemento essenziale e controllato, di lettura quasi automatica.
I materiali con i quali questi “dispositivi di accesso” vengono realizzati, contribuiscono alla definizione di esperienze percettive ed emozionali, che possono rimanere indelebili nella memoria, nelle azioni di guardare oltre o solo immaginare, toccare la consistenza materica e apprezzarne o meno l’eventuale utilizzo in contesti limitrofi (nella recinzione, nell’edificio), ascoltare il proprio passo e quello di altri. Di fatto, proprio attraverso l’analisi della varietà compositiva e costruttiva e della capacità espressiva, è possibile indagare questo “elemento tradizionale”, quale “combinazione instabile in cui confluiscono orientamenti culturali, simbolismi dimenticati, sviluppi tecnologici”, come suggerito dalla contemporanea Biennale di Architettura.
Alcuni esempi, nel veronese, descrivono superfici di contatto tra spazio pubblico e privato e suggeriscono di “attraversare lo specchio”, per scoprire habitat dove l’equilibrio è stato sovvertito, al fine di accogliere le esigenze di chi vive “dentro” a quei mondi personalizzati. Si tratta di tre interventi, rappresentativi gradi di isolamento di differente intensità, che racchiudono tre luoghi diversi: il primo totalmente privato, che traguarda dall’alto il dispiegarsi del territorio circostante; il secondo semi-pubblico, partecipe della storia urbana, con un ruolo culturale ed educativo; il terzo a valenza pubblica, che incarna e testimonia la legge all’interno e al servizio della città.

1. Come un tappeto di accoglienza

Il progetto di Orlando Lanza e Cristina Rizzo per una Villa Privata immersa nelle colline a nord di Verona definisce, attraverso una successione di muretti a secco, un paesaggio “personalizzato” che, attraverso la recinzione, s’intravede soltanto. L’ingresso dell’intervento è rappresentato da un cancello, che si compone di un telaio perimetrale e di un’orditura orizzontale di profilati ad U ed elementi piatti, a supporto di una combinazione a tre strati di lamiere piene e stirate, parzialmente sovrapposte. L’intera struttura, compresi i montanti laterali che inglobano gli arredi (cassetta delle lettere, luci, sorveglianza) e il cancelletto pedonale, è realizzata in ferro ossidato trattato ad olio.

 

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A terra e a cornice dell’operazione, lastre in getto con inerti di pietra locale, prodotte e montate direttamente in cantiere, delimitano il varco da attraversare. La fabbricazione “in loco” e l’impiego di materiale di recupero (ferro e pietra) trasmettono il “sapore” della materia grezza e riprendono la memoria delle modalità artigianali tipiche della Lessinia. Il disegno del cancello ricorda la lavorazione a patchwork di un tessuto: la combinazione di linee, piani e campiture trasmette la stessa attenzione al dettaglio e la sapiente interpretazione dei materiali, che pervade l’intera opera di recupero e trasformazione di un manufatto rurale preesistente. Il rituale della soglia, quale superficie d’incontro e di continuità tra interno ed esterno, si celebra nelle superfici di contatto tra dentro e fuori (porte e finestre) di ogni ambiente della casa.

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 2. Aprire un varco

L’Educandato agli Angeli rappresenta uno storico complesso scolastico (venne fondato da Napoleone Bonaparte a inizi ‘800, in un impianto religioso del XIII secolo) che comprende un vasto parco secolare, oltre a teatro, palestre, campi da calcio, collegio. Il parco è stato custodito, nei secoli, da mura profonde, che cingono l’isolato lungo la Via del Minatore.

 

 

 

L’intervento di Saverio Antonini e Marco Buonadonna ha visto la valorizzazione e la razionalizzazione delle aree esterne, attraverso l’accorpamento delle zone dedicate allo svolgimento delle attività sportive, la realizzazione di un anfiteatro all’aperto, a integrazione di una topografia esistente, e l’introduzione di un parcheggio nell’ultima parte della proprietà. Questa esigenza, in particolare, ha imposto l’interruzione della possente cortina, al fine di favorire il passaggio viabilistico. La nuova soglia è stata, perciò, formalmente interpretata, dai progettisti, come rottura e discontinuità del prospetto murario. In corrispondenza del varco si sono, infatti, costruite due nuove spalle rivestite in pietra di Prun, così come la pedana a terra, tra le quali si innesta un doppio sistema di cancelli: l’uno interno a fronte parcheggio, l’altro, possente e rappresentativo, in continuità con il muraglione esterno. Quest’ultimo, scorrevole e in metallo, si chiude per accostamento di due pannelli dal taglio diagonale, e dichiara, con artificio visivo, la ricucitura del muro.

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3. Accesso controllato

La guardiola di controllo degli accessi del Palazzo di Giustizia di Verona s’inserisce nell’ambito di attuazione del programma di elevazione del servizio di sorveglianza delle sedi giudiziarie italiane. Il progetto di Mario Bellavite, vede la costruzione di una “cornice tridimensionale”, rivestita in acciaio corten, all’interno della quale, una guardiola centrale definisce ai lati un duplice passaggio. Si tratta di un unico elemento architettonico, una scatola, che ingloba in sé le tecnologie di accertamento (metal detector, scanner), il sistema di chiusura (tornelli e infissi) e la sede del personale di servizio.

 

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L’intervento è controllato, nelle geometrie semplici e nella scelta monomaterica (il corten), e restituisce un’immagine silenziosa e regolare all’attraversamento. L’accesso svolge il suo ruolo con immanente discrezione, quasi si trattasse di una forma archetipica (una soglia, un’architrave), da sempre esistita come la giustizia, segnata dallo scorrere continuo del tempo e delle persone. La pavimentazione del cortile d’ingresso, in cubetti di porfido, è incisa da percorsi in pietra veronese che direzionano l’utente verso la soglia dell’edificio.

 

 

1. VILLA PRIVATA
Progettazione e direzione lavori:
arch. Orlando Lanza, arch. Cristina Rizzo
Fabbro: Iron & Steel di Matteo Signorini
Cronologia: 2009-in progress

2. NUOVO INGRESSO CARRABILE AL PARCO DELL’EDUCANDATO AGLI ANGELI
Progettazione e direzione lavori:
arch. Saverio Antonini, arch. Marco Buonadonna
Impresa: Fontana L’arte del verde
Cronologia: 2010 (nuovo ingresso), 2013 (prima fase: parcheggio, riqualificazione parco storico, teatro all’aperto)

3. GUARDIOLA DI CONTROLLO DEGLI ACCESSI AL PALAZZO DI GIUSTIZIA
Progettazione definitiva, esecutiva e direzione dei lavori. arch. Mario Bellavite
Collaboratore: arch. Francesca Boninsegna
R.U.P. per il Comune di Verona : ing. S. Menon
Cronologia: 2008-2011
Esecutore: Impresa di Costruzioni Tieni s.r.l