Uno sguardo profondo

103_apart_carolei (3)

INTERIORS: Il progetto di allestimento di un negozio di ottica all’insegna della riconoscibilità dei luoghi e della valorizzazione del prodotto come oggetto d’arte

logo-progetto

Progetto: arch. Massimo Carolei
Testo: Chiara Tenca
Foto: Alexandr Dal Cero

L’invisibilità del gesto architettonico sembra essere tra i criteri guida dell’allestimento di un negozio di ottica posto nel cuore della città antica, alle spalle delle Arche scaligere; una invisibilità che non è rinuncia al progetto, anzi, ma che è fortemente pensata e voluta dal progettista Massimo Carolei per accostarsi a uno spazio così marcatamente identitario.
L’intervento ha preso il posto del negozio-laboratorio di un antiquario posto all’incrocio tra vicolo Cavalletto e via Santa Maria in Chiavica, entro un edificio di matrice cinquecentesca. E proprio l’impronta storica originaria dell’involucro spaziale detta le regole al nuovo allestimento degli spazi e ai dettagli. Il vecchio negozio aveva conservato per lungo tempo un’atmosfera introversa, quasi a voler restare impercettibile e sfuggevole all’occhio del passante; un’atmosfera probabilmente accentuata dalla tipologia dell’attività, che non contemplava una restituzione di se stessa al pubblico in termini di immagine ed era plasmata dal criterio stretto di funzionalità dello spazio medesimo.

 

L’operazione messa in campo dal progetto che presentiamo è concettualmente l’esatta antitesi di questo atteggiamento: per l’esigenza di dialogo e di interscambio con il pubblico, che è l’essenza stessa di un’attività commerciale contemporanea e che presuppone quindi una grande visibilità, e per l’esigenza, quasi più una volontà deontologica del progetto, di traslare lo stesso dialogo sul piano del confronto con il tessuto storico circostante.
Il progetto è stato pertanto un progetto di “inserimento”, la definizione di una continuità concettuale nella discontinuità temporale; un’azione che ha portato alla luce il carattere corporeo dell’architettura del negozio, il suo spazio come “gesto”, ma anche come “luogo” del gesto. L’allestimento si fa ponte tra il contemporaneo e l’antico attraverso la rifunzionalizzazione degli spazi e il loro reinserimento nel ciclo degli usi sociali dell’oggi.

Queste le premesse metodologiche che hanno guidato la ritessitura della trama spaziale del negozio, composto da uno spazio vendita e da un laboratorio che occupano complessivamente una superficie di circa 60 mq. Ciò che colpisce in prima battuta è il pavimento in formelle di cotto di origine cinquecentesca, che diventa il palinsesto su cui viene “steso” il concept del progetto; su questa antica superficie è stato operato il minimo intervento, una pulizia che consentisse di poterne apprezzare le qualità materiche.
Il cliente è accolto in uno spazio dalle geometrie pulite e definite, caratterizzato dalla incisiva figura di un parallelepipedo ligneo di colore scuro posto in posizione centrale, che funge da monoblocco funzionale. Non solo piano di lavoro, ma nucleo strutturale che concretamente schiude dalle sue viscere cavità con attribuzioni diverse (dagli espositori ai ripiani scorrevoli di vario genere), e che è in grado di scomporsi in parte dando vita a sedute, sempre lignee, che accolgono il cliente nella fase di scelta del prodotto. Le stesse, ricomponendosi dopo l’uso all’interno dello stesso blocco, ripristinano la geometria pura del monoblocco. Nessuna frammentazione delle postazioni di lavoro, la percezione dello spazio resta unitaria, il nuovo e l’antico sono indipendenti, ma in perfetta assonanza.

Alzando lo sguardo sulla parete, i protagonisti dell’esposizione, ovvero gli occhiali accuratamente selezionati tra linee e modelli di nicchia, proclamano la loro unicità su mensole trasparenti in plexiglass fissate al muro in maniera discreta; anche in questo caso, un segno della ricercata invisibilità del gesto progettuale nei confronti del contenitore architettonico. Il prodotto in vendita sembra quasi fluttuare nel vuoto, illuminato dall’alto da luci puntuali che proiettano sul muro le ombre degli oggetti; piccoli punti che assomigliano a folletti, come se ogni pezzo raccontasse una sua personale storia.
Il compiersi dell’osmosi tra oggetto d’arte e merce si ritrova anche nelle vetrine che, caratterizzate da una transitorietà di definizione, ospitano espositori che assomigliano a teche create su misura in legno ed acciaio, entro le quali ogni oggetto viene valorizzato separatamente dagli altri, ognuno con una specifica illuminazione puntuale ad hoc.

103_apart_carolei (10)
103_apart_carolei (9)

Guardando il soffitto, si nota come la pulizia geometrica della trama delle travi lignee a vista non venga intaccata dal passaggio della canalizzazione impiantistica, che corre trasversalmente all’orditura ed tinteggiata in grigio come i muri: un elemento sospeso e indipendente posto entro l’involucro spaziale, così come gli impianti elettrici lasciati a vista accentuandone il carattere “decorativo”.
Il vano a fianco dello spazio principale è un piccolo laboratorio optometrico, dove il pavimento in marmette – di origine recente ma comunque storicizzate e testimoni della loro epoca – vestono lo spazio e le attrezzature di lavoro sono pensate in maniera articolata e precisa all’interno di un mobile-contenitore, sempre in ferro e legno di colore scuro come il monoblocco dello spazio vendita. Di fronte, un pannello del medesimo materiale e colore scorre su un binario esterno e separa il laboratorio da una toilette utilizzata anche per la prova delle lenti a contatto.

103_apart_carolei (7)
103_apart_carolei (6)

Un progetto fatto di gesti multipli, tutti coerenti tra di loro, anelli di una stessa catena. L’intervento nel suo complesso coglie il tema della invisibilità-visibità “ottica” e conserva sempre coerenza. Dunque un’articolazione precisa, una chiave di lettura con cui si può approcciare il “progetto per il costruito”: la capacità di esaltare la preesistenza, di accrescerne la bellezza attraverso un gesto nuovo – il progetto – che non copre, non sottrae, non finge, ma dà valore.

103_apart_carolei (11)

COMMITTENTE
Gianluca Cremoni

PROGETTO ARCHITETTONICO
arch. Massimo Carolei
interior designer Valentina Bottacini

IMPRESA
geom. Stefano Benico

FORNITURE
Falegnameria Diuma
Forme di Luce