Il Parco di Legnago: un caso di onorevole riscatto

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La storia del Parco attraverso la comprensione del suo essere rimasto un vuoto in prossimità dell’abitato storico per oltre tre secoli

 


Testo: Giulia Bressan

 

Può accadere, alcune volte, di trovarsi in un ambiente urbano – più o meno esteso, più o meno conosciuto – e di iniziare a chiedersi il motivo per cui il centro più antico abbia quella particolare morfologia, oppure perché i percorsi abbiano quella conformazione oppure ancora perché l’edificio più importante e rappresentativo sia collocato in quella determinata posizione. La curiosità può accrescere ulteriormente quando ad attirare l’attenzione – e quindi il bisogno di approfondire la complessità tipica degli ambienti urbani – non è uno spazio fisico costruito ma un vuoto, uno spazio preservato dall’urbanizzazione all’interno o in prossimità dell’abitato, frutto, il più delle volte, della pianificazione territoriale mentre, in altri fortunati casi, esito di una serie di avvenimenti storici che ne ha di fatto sancito la nascita e l’attuale configurazione.

 

 

È questo il caso del Parco di Legnago, un’area dalla singolare forma ovale posta a soli pochi passi dal centro, oggi indispensabile “polmone verde” per la città nonché originale testimonianza storica degli avvenimenti di Legnago a partire dal XIX secolo. Sia la sua posizione infatti, a cavallo tra il fiume Bussè e l’abitato storico un tempo racchiuso dalla Fortezza, sia il suo rigoroso disegno geometrico, costituiscono oggi i principali – nonché unici – riferimenti per la comprensione dell’evoluzione storica del Parco contribuendo così alla trasmissione di quella ricchezza e autenticità di significati tipica delle aree rimaste a margine della città per lungo tempo.

L’assetto urbanistico di Legnago rimase per oltre 350 anni – a partire dalla costruzione della Fortezza nel 1530 e fino all’abbattimento nel 1886 per sopravvenuto decadimento della sua funzione difensiva – sostanzialmente immutato e limitato entro l’imponente sistema di fortificazione. La zona dell’attuale parco, esterna a tale perimetro, rimase pertanto un’area marginale fino alla fine del XIX secolo quando, a seguito dell’acquisto dell’area dal Demanio e la sua inclusione nel piano regolatore dell’ingegnere Moderato Saggiori del 1887, iniziò a configurarsi come una vasta e redditizia area di nuova espansione lungo la direttrice della stazione ferroviaria. All’autorità comunale apparve però chiaro fin da subito come il processo di massiccia edificazione che stava caratterizzando altre aree cittadine non avrebbe potuto interessare la zona del parco: un’area acquitrinosa e stagnante posta ad un livello di qualche metro più basso rispetto all’intorno – tanto da essere definito una bassura – evidentemente non adatta alla nuova edificazione.

 

 

La condizione in cui verteva l’area era in realtà il frutto dei recenti e massicci lavori di movimento terra che si erano resi necessari per la costruzione della linea ferroviaria Mantova-Legnago-Este. Questa infatti, terza linea ad entrare in servizio a Legnago ma di fatto la prima a dover attraversare l’Adige 1, necessitò per questo motivo di una serie di interventi e accorgimenti tecnici che avrebbe dovuto garantire l’attraversamento del fiume; tra questi, la necessità di innalzare la linea e di costruire la nuova stazione, causò l’asportazione di materiale dall’area dell’attuale parco, posta nelle immediate vicinanze della nuova infrastruttura e per questo rimasta ad una quota più bassa.

Il problema della mancata utilizzazione di questi spazi venne presto risolto dal Comune attribuendo all’area la nuova funzione di ippodromo comunale. La realizzazione della struttura, progettata dall’ingegnere Mario De Stefani e inaugurata nel 1896, si dimostrò una soluzione particolarmente vantaggiosa non solo per il Comune ma anche per tutta la città di Legnago tanto da sottolineare l’utilità che arreca al Paese, e massime ai pubblici esercenti, il concorso straordinario di accorrenti agli spettacoli di cui si tratta, come pure il decoro al Paese 2. Il circuito, molto lodato dagli intenditori, aveva la pista che corrispondeva all’attuale percorso ovale ed era attorniata lungo il perimetro esterno da un filare di platani, di fatto unici esemplari realmente centenari.

 

 

La vocazione pubblica dell’area venne definitivamente riconosciuta nel 1934 quando l’avv. Cav. Cesare Tonetti, all’epoca Commissario Prefettizio, decise di trasformare l’ippodromo in parco cittadino: un parco all’italiana regolamentato da aiuole e siepi e attorniato dal filare di platani esistente. L’operazione di conversione a parco, fatto disegnare dalla ditta Sgaravatti di Saonara e realizzare dalla Cooperativa Ex-Combattenti di Legnago, racchiudeva in sé alcune delle principali specificità della struttura parco cittadino che già dall’Ottocento si stava diffondendo in Europa. Il ruolo di nuova centralità urbana a servizio della collettività ma soprattutto la dotazione di spazi verdi come risposta alla progressiva edificazione e crescita demografica erano gli obiettivi che Tonetti si era prefissato di raggiungere e di cui, grazie ad una sua visione estremamente lungimirante, si possono percepire i positivi effetti ancora oggi.

A partire dal Secondo dopoguerra il parco, superato il pericolo di essere distrutto per crearvi i nuovi edifici rappresentativi del regime – poi di fatto tradotto nella sola realizzazione della Casa del Fascio –, ha subito rilevanti trasformazioni, alcune sicuramente positive, tra cui la progressiva dotazione di nuovi spazi ed attrezzature, altre più problematiche, in particolare l’eccessiva densità delle alberature nell’area centrale, conseguenza delle Feste dell’Albero degli anni ‘50 e ‘60.

 

Appare evidente come il Parco costituisca oggi, con la sua rilevante ricchezza di esemplari arborei appartenenti a oltre cinquanta diverse specie 3 e le numerose attrezzature interne, documento fisico e tangibile della storia di Legnago e sia diventato fin dalla fine dell’Ottocento parte viva e vivace della città a servizio della comunità legnaghese. Ciò che invece potrebbe apparire meno evidente, e pertanto più interessante da approfondire, è come la sua posizione, la sua forma e il suo disegno costituiscano per il Parco le uniche fonti a disposizione per poterne comprendere la sua stessa storia – di fatto mai scritta –, segni evidenti di come anche i vuoti possano essere preziosi testimoni del passato. Un onorevole riscatto per quella bassura rimasta per oltre tre secoli ai margini della città. •

 

 

1 La prima ad entrare in funzione fu, nel 1876, la linea Legnago-Rovigo; l’anno seguente entrò in funzione la linea Legnago-Verona. La linea Mantova-Legnago-Este venne invece inaugurata nel 1886.
2 Archivio del Comune di Legnago (in deposito presso la Fondazione Fioroni di Legnago), cat. IX, b. 38, fasc. 5, “Società Ippica legnaghese (1896-1899)”.
3 Nel 2002 il Comune di Legnago ha avviato il primo censimento sistematico di tutte le piante presenti. In quell’occasione vennero censiti 611 individui arborei appartenenti a 56 diverse specie.