Paesaggio dopo la battaglia

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Architetture della pietà e della gloria nell’Italia risorgimentale: l’Ossario di Custoza

 


Testo: Carlo Saletti
Foto: Ben Turpin Studios

Terminato il combattimento, sui campi di battaglia calava il sipario. Dei soldati che vi avevano preso parte, alcuni avevano abbattuto nemici, altri erano caduti. Era abitudine che questi ultimi – i morti, e ciò valeva particolarmente per i militari di truppa – venissero raccolti in fosse comuni, scavate nei giorni successivi con l’aiuto degli abitanti delle zone interessate dallo scontro. Questa situazione cambiò con l’avvento degli Stati nazionali europei, maturato nel corso del XIX° secolo. Gli uomini caduti in guerra assurgevano, ora, al ruolo di fondatori e come tali andavano ricordati e glorificati: “Dal Risorgimento – viene detto in un recente studio sull’argomento1 – fino a oggi in Italia il culto dei caduti e il morire per la patria hanno rappresentato un fattore essenziale nella sacralizzazione della nazione, la cui apoteosi trovava la sua espressione più marcata nella legittimazione nazionale della morte in guerra in quanto sacrificio del singolo per la comunità politica. Prende il via in questo modo una secolarizzazione del concetto cristiano di vita eterna, plasmato sulla nazione”.

 

 

Negli anni successivi al compimento del processo d’unificazione dell’Italia, furono riaperte le fosse comuni e realizzati appositi monumenti, dove raccogliere e custodire le spoglie dei caduti. Ciò avvenne, inizialmente, a San Martino e Solferino, tra il bresciano e il mantovano (dove, il 24 giugno 1859, si era combattuta una delle più sanguinose battaglie dell’Ottocento), con l’inaugurazione nel 1870 di due ossari, ricavati in piccole chiese preesistenti. Il caduto veniva sottratto al destino millenario al quale era consegnato, quello di finire sotterrato in un luogo imprecisato e in una tomba senza nome, per essere trasferito in un monumento funerario. Letteralmente, si trattava di un luogo in cui le ossa erano depositate per esservi custodite, in nome della pietà, ed esposte per tramandarne la gloria. Attraverso la presenza dei suoi resti, radunati indistintamente assieme a quelli dei compagni, il caduto otteneva una visibilità, anche se collettiva e anonima, e proseguiva post mortem a servire la patria per la quale si era immolato. Offrendo le proprie spoglie allo sguardo dei visitatori, i caduti assumevano così il ruolo di reliquia laica.

 

 

L’esempio dell’Ossario di Custoza è chiarificatore. La sua funzione cimiteriale s’interseca con quella pedagogica, di luogo devozionale meta di un pellegrinaggio patriottico. Come era stato per gli ossari di Solferino e San Martino (da cui era ispirato), anche quello di Custoza avrebbe ospitato le spoglie dei nemici, riconosciuti come appartenenti a un medesimo consorzio (l’umanità): “Tale deve essere considerato l’asilo di pace”, scrive il poeta veronese Aleardo Aleardi, “che da noi si prepara senza distinzione a quelli, che pugnando morirono sul campo di Custoza. E diciamo, senza distinzione, perché sentiamo il dovere di tutti raccogliere. […] tutti quei morti son cari. Dormano in pace amici e nemici, nello stesso sepolcro, e sia lieve anche agli stranieri la terra straniera”.

 

 

Questa nuova tipologia funeraria – che si sarebbe protratta sino al primo decennio del Novecento – è legata ai principali fatti d’armi che hanno definito la costruzione militare del Regno d’Italia. Ammontano a venticinque gli Ossari realizzati in questi trentacinque anni e il loro elenco costituisce un sunto geografico delle battaglie combattute in Italia.
Ne ricordiamo alcuni: la chiesa di San Pietro a Solferino (Mantova) del 1870; l’Ossario di Bicocca (Novara) di Luigi Broggi e quello del Gianicolo (Roma) di Giovanni Jacopucci, entrambi inaugurati nel 1879; il monumento ossario di Calatafimi (Trapani) di Ernesto Basile del 1892; quello di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), l’ultimo a essere inaugurato nel 1905, in ricordo della campagna del ’60-61.

 

 

L’OSSARIO DI CUSTOZA

L’Ossario di Custoza sorge sul colle Belvedere (173 m/slm), alle spalle del piccolo abitato di Custoza (Sommacampagna). Costituisce uno dei principali monumenti militari del Risorgimento italiano. Inaugurato il 24 giugno 1879, ospita le spoglie di poco meno di 2.000 militari, caduti per lo più della battaglia combattuta tra Custoza e Oliosi, il 24 giugno 1866.
Meta in passato di pellegrinaggi patriottici, l’Ossario si è trasformato da tempo in una meta turistica. Dalla sua balconata, il visitatore contempla il magnifico panorama, con l’entroterra alla spalle del Garda, teatro delle passate battaglie.