L’Arco dei Gavi, una storia urbana

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Le vicende dell’insigne monumento di età romana dal “viavai” urbano ai progetti di sistemazione di piazzetta Castelvecchio

 

 

Testo: Angelo Bertolazzi
Foto: Elena Brugnara

L’architetto spagnolo Rafael Moneo, parlando della Mezquita di Cordoba, sottolinea come sia l’adattabilità dei manufatti architettonici a garantire la loro esistenza nel corso dei secoli. Gli esempi di questo sono numerosi: oltre alla moschea omayyade che diventò chiesa cristiana all’epoca dell’imperatore Carlo V, possiamo ricordare l’Acropoli di Atene trasformata in castello medievale, dove il Partenone diventò la Cattedrale metropolitana, oppure l’Anfiteatro di Arles che ospitò durante l’Alto Medioevo l’intero nucleo urbano, fino al suo restauro del 1822 che ne eliminò tutte le secolari stratificazioni.

 

A Verona l’Arco dei Gavi è stato protagonista di una delle numerose storie di riuso dei monumenti romani in epoca medievale.
Il monumento, situato sul rettifilo della Postumia, venne infatti inglobato nella nuova cinta comunale eretta a partire dal XII secolo, che correva dall’attuale Ponte Aleardi fino al fortilizio che sorgeva al posto di Castelvecchio. Nella nuova cinta l’arco diventò la Porta “Sancti Zenonis”, che consentiva i collegamenti con Mantova, mentre la vicinissima Porta del Morbio portava al Borgo di San Zeno, che allora era fuori le mura cittadine. L’ampliamento del circuito murario operato da Cangrande fece perdere all’arco la sua funzione di porta urbica, e lo trasformò in uno dei passaggi che si aprivano nelle vecchie mura comunali, diventate un sistema difensivo interno alla città. Successivamente l’arco venne annesso a Castelvecchio, eretto nella seconda metà del XIV secolo, con la Torre dell’Orologio che ne inglobava parzialmente un fianco, mentre l’altro era serrato dalla muraglia di epoca comunale. A queste trasformazioni legate alla difesa della città corrisposero anche modifiche al monumento stesso: nel vano interno infatti venne ricavato un posto di guardia, mentre le colonne mediane della fronte rivolta verso l’esterno vennero scalpellate per realizzare una saracinesca.
Durante il periodo veneziano l’arco perse definitivamente la sua funzione difensiva, mentre rimase il punto di passaggio obbligato per il percorso che da Porta Palio portava all’interno della città. All’interno del monumento si installarono due botteghe, mentre l’area attorno all’arco venne ceduta nel 1550 dalla Repubblica Veneta a privati, e il monumento venne parzialmente liberato con la demolizione di parte delle mura medievali e delle casette che vi si addossavano.

Nel 1805 l’Arco dei Gavi venne smantellato dalle autorità francesi e dalla Municipalità per ragioni di viabilità, e i suoi blocchi lapidei vennero depositati negli arcovoli dell’Arena. Prima della demolizione il monumento venne accuratamente rilevato da Ederle, dal Giusti e da Barbieri, il quale redasse un rilievo accurato di tutti gli elementi lapidei e della decorazione, che non solo consentì la realizzazione del modellino ligneo ma che saranno utili per il progetto di ricostruzione del monumento agli inizi degli anni ’30 del Novecento.

 

 

 

Una prima ipotesi di ricostruzione dell’Arco dei Gavi venne suggerita nel 1920 da un comitato presieduto da Tullio Zanella. L’iniziativa, che rientrava nelle celebrazione del secentenario dantesco, trovò l’appoggio di Antonio Avena, allora Ispettore onorario dei monumenti. La proposta accese subito le polemiche sia sulla metodologia da adottare per la ricostruzione, sia sull’ubicazione che avrebbe dovuto avere il monumento (piazza Bra, piazza della Rimembranza a Porta Nuova oppure sul sito originale). Solo l’intervento dell’amministrazione podestarile riuscì a portare a termine il progetto, dieci anni dopo, scegliendo come luogo piazzetta Montarone, di fianco a Castelvecchio, mentre come metodologia venne scelta quella dell’integrazione delle parti mancanti. I lavori vennero autorizzati dal Ministero nel 1931 e vennero seguiti da Antonio Avena (direzione artistica), Carlo Anti (consulenza archeologica) e la direzione dei lavori fu affidata agli ingegneri Zordan e Tromba, mentre l’attico fu ridisegnato da Ettore Fagiuoli, sui disegni di Palladio, Ederle e Barbieri. L’arco venne inaugurato il 28 ottobre 1932, come parte delle celebrazioni del decimo anniversario della marcia su Roma.

 

 

L’insigne monumento romano scampò alle distruzioni belliche che invece interessarono il vicino Castelvecchio, danneggiato seriamente nel bombardamento del 4 gennaio 1945. Nel corso del secondo dopoguerra invece l’arco è stato interessato da un processo di degrado, legato soprattutto ai numerosi atti vandalici che lo ricoprirono di graffiti e scritte.
Per anni si è assistito ad un alternarsi di lavori di pulizia dall’efficacia solo momentanea, fino a quando, nel 2006, il Comune ha affidato all’arch. Luigi Calcagni dello studio Arteco srl il progetto di conservazione e protezione dell’Arco dei Gavi. Il progetto, in occasione dell’ennesima campagna di pulizia, prevedeva la realizzazione di un vallo a protezione del monumento: scelta dettata dalla necessità di non interromperne la vista, ma allo stesso tempo di proteggerlo. Contestualmente viene colta l’occasione per ridisegnare le aiuole, semplificando il disegno della piazza in modo da far risaltare ancora di più l’arco.

 

Studi preliminari e progetto esecutivo per la sistemazione del vallo (arch. Luigi calcagni/Arteco)

 

Dopo un lungo iter burocratico, i lavori sono iniziati nel giugno del 2011, per essere sospesi dopo appena un mese a causa del ritrovamento di importanti reperti archeologici. Successive indagini condotte dalla Soprintendenza archeologica hanno portato alla luce infatti una ricca stratigrafia, che dall’epoca romana giunge fino al medioevo. L’elemento più importante è un brano di mosaico policromo, il cui motivo decorativo è di tipo geometrico, a cerchi secanti e bordato da una cornice con fasce bianche, nere e gialle.

 

Planimetria generale del progetto realizzato (arch. Cristina Formaggio, dott. Stefano Oliboni/Comune di Verona)

 

Queste presenze archeologiche, assieme a un mutamento di indirizzo da parte dell’amministrazione comunale, hanno portato alla modifica del progetto in corso d’opera. La nuova sistemazione è realizzata su progetto seguito direttamente dagli uffici tecnici del Comune di Verona. Eliminato il previsto vallo, il monumento si erge su di un piano continuo in graniglia, mentre la pavimentazione in basalto scuro posta sotto l’arco è stata ampliata con l’aggiunta di altri elementi di recupero. Per limitare l’accesso all’area nelle ore notturne, si è resa necessaria una cancellata, di altezza contenuta, progettata in modo da non disturbare la vista, sia nel disegno degli elementi metallici che nel colore.
L’elemento più innovativo della sistemazione, che inizialmente ha sollevato alcune critiche, è stata la scelta – ripresa dal progetto Arteco, che prevedeva anche un pontile in legno a sbalzo sull’Adige – di interrompere la continuità del parapetto marmoreo con dei “tagli” vetrati: questi non solo consentono di vedere dalla riva opposta il monumento nella sua completezza, ma aprono un inaspettato dialogo con il fiume.

 

 

COMMITTENTE
Comune di Verona

PROGETTO ARCHITETTONICO
ing. Sergio Menon
Dirigente Ediliza Monumentale

COLLABORATORE AL RUP
geom. Viviana Tagetto
Coord. Edilizia Monumentale

PROGETTISTI
arch. Cristina Formaggio, dott. Stefano Oliboni
Coord. Strade Giardini Arredo Urbano

COLLABORATORI
geom. Stefania Bissoli

SICUREZZA
arch. Giorgio Valentini

CRONOLOGIA
Inizio lavori: giugno 2011
Sospensione: 727 giorni
Nuovo inizio lavori: luglio 2013
Fine lavori: novembre 2013